Home » Attualità » Cronaca » Garlasco, i dubbi sulle dinamiche dell’omicidio: più armi e più persone

Garlasco, i dubbi sulle dinamiche dell’omicidio: più armi e più persone

Garlasco, i dubbi sulle dinamiche dell’omicidio: più armi e più persone

Nuovi interrogativi sul delitto di Garlasco: segni di armi diverse e l’ipotesi inquietante di più aggressori nella villetta di via Pascoli

Ipotesi interessanti – e in parte già considerate – quelle espresse dal medico legale Giuseppe Fortuni a Mattino Cinque. Ovvero la possibilità che, quella mattina del 13 agosto 2007, nella villetta di via Pascoli fossero presenti più persone e più armi. A giustificare questa possibilità, i segni presenti sul volto di Chiara Poggi, tratto peculiare di una produzione da oggetti da punta, taglio e contusione. Anche il trascinamento del cadavere indica, secondo Fortuni, il coinvolgimento di più persone nel delitto.

L’ipotesi di più armi e più persone

I segni sul viso della vittima parlano un linguaggio muto ma eloquente. Sono impronte di violenza molteplice: oggetti da punta, da taglio, contusivi. Come se la morte non fosse arrivata da una sola mano, ma da più mani che si accanivano con strumenti diversi. «Ci sono mezzi contusivi, mezzi da taglio, mezzi fendenti e mezzi da punta», elenca Fortuni, «è difficile che una sola persona» li abbia impiegati. È opportuno precisare che Fortuni ha parlato di una «pluralità di persone», e non di un numero specifico.

Perché non ci sono segni di difesa

Poi c’è l’assenza. L’assenza di ciò che dovrebbe esserci: le lesioni da difesa. Chiara non fu sedata, i test tossicologici lo hanno escluso. Eppure il suo corpo non porta tracce di resistenza, come se la morte l’avesse colta senza che lei potesse opporsi. «Chi è che non si produce almeno delle lesioni da difesa passiva?», si domanda Fortuni. Qualcuno probabilmente l’ha trattenuta, contenuta, mentre altri la colpivano.

Nello studio di Mattino Cinque, segnalano che anche nella relazione di Marco Ballardini, il medico legale che nel 2007 effettuò l’autopsia sul cadavere di Chiara, era scritto che «ove non si voglia ipotizzare l’utilizzo di strumenti differenti diventa difficile identificarne solo uno che abbia le tre caratteristiche contusive trovate sul corpo di Chiara». Un elemento a sostegno della tesi di Fortuni.

E se invece fosse una sola arma?

Ma non tutti concordano. Il dottor Armando Palmegiani, consulente della difesa di Andrea Sempio, sostiene che un’unica arma possa aver prodotto quei segni così diversi. Un martello a coda di rondine, ad esempio, impugnato in modo irregolare e usato con violenza caotica. “La dinamica è diversa dalla statica”, osserva. Se la vittima è in piedi, i movimenti disperati, l’aggressore che colpisce senza metodo: tutto produce segni irregolari, ingannevoli.

La verità resta sospesa, come in una di quelle storie dove il finale non arriva mai, e i lettori restano a fissare l’ultima pagina chiedendosi cosa sia davvero accaduto.

© Riproduzione Riservata