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Garlasco, la ricerca della verità passa anche dal silenzio (senza clamori mediatici)

Garlasco, la ricerca della verità passa anche dal silenzio (senza clamori mediatici)
Chiara Poggi (Ansa)

Per fare chiarezza sul delitto di Garlasco, è fondamentale che tutti remino nella stessa direzione, lasciando che le indagini facciano il loro corso

Alcune vicende giudiziarie sembrano destinate a non trovare mai pace, incastrate tra il fango delle polemiche e la rigidità delle certezze precostituite. Il delitto di Garlasco è ormai il paradigma di questo cortocircuito mediatico.

Di fronte alla chiusura delle indagini preliminari relative alla nuova inchiesta da parte della Procura di Pavia, le dichiarazioni dei genitori della vittima, Giuseppe Poggi e Rita Preda, al talk show Verissimo (su Canale 5),lasciano aperti interrogativi profondi. Si comprende perfettamente il dolore di due genitori devastati dalla morte della figlia e dall’essere al centro della scena cronachistica da quasi quattro lustri. Così come si comprende il loro sacro terrore di vedere riaperto un incubo che credevano ormai chiuso da più di dieci anni. Ma proprio per questo, arroccarsi sulla «verità della sentenza di condanna» come fosse un dogma intoccabile rischia di essere un paradosso logico.

Bisogna remare tutti insieme per scoprire cosa è successo a Garlasco

Se c’è un’indagine in corso, se la magistratura ritiene di dover verificare nuovi elementi, il compito di tutti – dei media, della pubblica opinione e sì, anche dei familiari – dovrebbe essere quello di fare un passo indietro e far parlare i fatti. Schierarsi a prescindere contro ogni ipotesi di revisione, bollando la ricerca di nuovi riscontri come semplice «accanimento», non aiuta la giustizia. E, soprattutto, non fa un buon servizio alla memoria di Chiara.

Se davvero esistesse un’ombra di dubbio sulla colpevolezza di Alberto Stasi (ed esiste), la priorità assoluta per chiunque ami Chiara e la verità sulla sua morte non dovrebbe essere difendere a tutti i costi il verdetto del passato, ma pretendere la certezza assoluta sul presente.

Non fare con Sempio lo stesso errore commesso con Stasi

Sia chiaro, però: bisogna andarci cauti. Molto cauti. Togliere Stasi dalla gogna o metterne in discussione la condanna non significa automaticamente porre un cappio al collo di Andrea Sempio o di chiunque altro finisca nel mirino di una nuova inchiesta. Il rischio di sostituire un colpevole d’ufficio con un altro solo per placare la sete di capri espiatori del «pubblico» è elevatissimo.

La vera maturità di una democrazia e di un sistema giudiziario risiede nella capacità di dubitare. Accettare che la verità processuale possa non coincidere con la verità reale è un atto di doloroso coraggio. I genitori di Chiara meritano la Verità (con la V maiuscola), non una verità comoda o consolatoria solo perché oramai «storicizzata», e quindi assimilata. Far lavorare gli inquirenti in silenzio, senza arroccamenti difensivi né processi mediatici paralleli, è l’unico modo per fare giustizia.

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