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Garlasco, pure gli uomini di Garofano si lamentavano del caos nei fascicoli

Garlasco, pure gli uomini di Garofano si lamentavano del caos nei fascicoli
Il generale dei Carabinieri ed ex comandante dei RIS di Parma, Luciano Garofano (Ansa)

Garlasco, le mail tra Garofano e Fratini rivelano difficoltà nel riordinare i fascicoli e cercare atti sulle scarpe Lacoste di Alberto Stasi

«Te la sei cavata con meno del minimo». Non proprio una carezza sulla spalla. Il 4 marzo 2009 Luciano Garofano, allora comandante del Ris di Parma, corregge così il lavoro del maggiore Paolo Fratini, chiamato a preparare le controdeduzioni alle memorie difensive di Alberto Stasi del 23 febbraio. La replica non convince il capo: l’analisi delle tracce ematiche, la Bpa, non sarebbe stata «assolutamente toccata». Servono date, «un buon italiano» e conclusioni più incisive.

Le mail tra Garofano e Fratini e gli atti mancanti

Il giorno prima Fratini aveva messo le mani avanti: sull’assenza di sangue sotto le Lacoste di Alberto meglio non aggiungere altro, «non faremo altro che ripeterci». Ma dove si trova l’annotazione della polizia giudiziaria secondo cui le suole erano pulite già prima del sequestro? Nella numerazione degli atti manca qualcosa. Il maggiore riferisce: «Io finora ho cercato di fare ordine dentro i faldoni della indagine tecnica leggendo bene tutti gli atti (alcuni dei quali mancanti in base alla numerazione progressiva interna) ma non l’ho trovata».

Garofano detta la linea: «Suggestive e risibili» le affermazioni della difesa; verificare se il prato fosse davvero bagnato, perché le testimonianze dei genitori «non contano»; ricordare che le scarpe erano pulite «nell’immediatezza». Poi la battuta finale: «A noi basta una scarpa».

Gli accertamenti sulle Lacoste di Alberto Stasi

Niente processi alle mail: sono comunicazioni interne e non dimostrano irregolarità. Non dicono quale atto cercasse Fratini. Un indizio, però, c’è: dalle mail emerge che Fratini cerca i file relativi agli accertamenti sulle scarpe Lacoste di Stasi precedenti al sequestro. Il 14 agosto 2007, infatti, Alberto le aveva consegnate spontaneamente in caserma a Garlasco, prima che venissero formalmente sequestrate. Gli esami sulle calzature furono negativi: Combur il 7 settembre, luminol il 10 su Lacoste, Frau, Puma, Adidas e Trapper. Sulle Valentino comparvero aree fluorescenti, ma Combur e test di specie risultarono negativi; sulle Lacoste solo il Dna di Stasi.

Le tracce di sangue sulle scarpe e le prove del perito Varetto

Ma una scarpa senza sangue prova che non ha calpestato una superficie insanguinata? Le prove del perito Varetto nel luglio 2009 mostrarono che «dipende dalla traccia»: sulle gocce umide, la benzidina restava positiva anche dopo tre ore; su quelle secche, dopo un’ora all’aperto, emoglobina e Dna potevano risultare negativi. La difesa sostiene che le suole disperdano le tracce, la Procura generale lo giudica incredibile. Nemmeno la traccia 6, l’unica misurabile, chiude la partita: non correla con le Lacoste, ma non esclude la taglia di Stasi.

Quasi 20 anni dopo le scarpe tornano nelle conversazioni dell’inchiesta su Andrea Sempio. Il 13 marzo Marco Poggi riferisce che Bruzzone considererebbe il 42 un «dato certo», mentre la perizia oscilla tra 42 e 44; Stasi calzava il 43, tra Frau, Trapper e Valentino. Il 15 marzo Daniela Ferrari sostiene che Stasi avrebbe buttato le scarpe sporche consegnandone un paio pulito, ma nelle carte non c’è riscontro. Il 30 marzo Ermanno Cappa dice a Stefania che «tutto parla delle scarpe adesso». La scarpa resta al centro della discussione; il documento «disperso» per Fratini, per ora, no.

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