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In vacanza una settimana senza smartphone: l’iniziativa di Airbnb nel Salento, tra sollievo e nuove abitudini

In vacanza una settimana senza smartphone: l’iniziativa di Airbnb nel Salento, tra sollievo e nuove abitudini
“In vacanza, per davvero”

Due gruppi di viaggiatori, sette giorni in una masseria salentina senza telefoni. Airbnb racconta l’esperimento e i dati della sua iniziativa “In vacanza, per davvero”

C’è un gesto silenzioso, quasi rivoluzionario, che sempre più persone stanno riscoprendo: spegnere lo smartphone. Che sia per qualche ora, per una sera, o per giorni interi. In un’epoca in cui la connessione perpetua è la norma, staccare la spina diventa un atto di cura verso sé stessi e verso le relazioni che contano davvero.

La sfida è ritrovare il tempo lento delle chiacchierate senza notifiche, dei pasti condivisi senza distrazioni, degli sguardi che si incrociano invece di schermi che si illuminano.

Eppure, per molti, questa sembra ancora un’utopia. La sensazione di essere sempre “reperibili”, di dover rispondere a un messaggio, di controllare l’ultima notifica, erode silenziosamente la nostra capacità di stare nel presente. La domanda, allora, è semplice: cosa succede quando il telefono resta davvero in valigia? A questa domanda Airbnb ha voluto rispondere con l’iniziativa “In vacanza, per davvero”.

I “danni” da smartphone

La scienza è sempre più chiara sull’uso eccessivo dello smartphone; le conseguenze si manifestano su più fronti, spesso senza che ce ne accorgiamo.

A livello psicologico, la letteratura scientifica associa l’uso problematico a un aumento significativo di stress, ansia e depressione, come evidenziato da uno studio scientifico del 2024 (condotto da Santos e collaboratori). Non è un caso isolato, perché uno studio ha rilevato che un utilizzo superiore alle cinque ore giornaliere è correlato a una durata del sonno più breve e a sintomi di insonnia.

Il meccanismo è subdolo: la luce blu e l’iperstimolazione cognitiva ritardano l’addormentamento e peggiorano la qualità del riposo, innescando un circolo vizioso che alimenta l’affaticamento diurno e l’irritabilità.

Ma i danni non si fermano alla sfera emotiva. Il cervello, sottoposto a un bombardamento continuo di notifiche e micro-compiti, va in “overload”. Il continuo passaggio da un’attività all’altra, tra la risposta a un messaggio e lo scorrimento del feed, frammenta l’attenzione e indebolisce la memoria di lavoro.

La conseguenza è una sorta di “nebbia cognitiva”, come evidenziato da una scoping review di oltre 500 studi empirici, che rende difficile concentrarsi su un’attività per più di pochi minuti.

E c’è di più: la semplice presenza del telefono sul tavolo, anche spento, sembra ridurre la capacità cognitiva disponibile, come se una parte della nostra mente fosse costantemente impegnata a ignorarlo.

Il quadro è aggravato da un fenomeno psicologico ben noto: la Fear of Missing Out (FOMO), la paura di essere tagliati fuori da ciò che accade online. Questa ansia da “notifica mancata” spinge a controllare compulsivamente il telefono, alimentando un bisogno di validazione sociale che, paradossalmente, aumenta il senso di solitudine e inadeguatezza.

L’iniziativa di Airbnb

Proprio constatando questa realtà sempre più chiara e drammatica, Airbnb ha ideato “In vacanza, per davvero”, l’iniziativa che nel corso dell’estate ha regalato a una famiglia e a un gruppo di amici una vacanza regalo in una masseria nel cuore del Salento, tra uliveti e agrumeti.

L’obiettivo era ambizioso: offrire a due gruppi di viaggiatori sette giorni di autentica disconnessione, senza telefoni, notifiche o social. Le candidature, aperte lo scorso maggio, hanno superato ogni aspettativa, con 8.600 richieste da tutta Italia, un numero che la dice lunga sul desiderio diffuso di staccare davvero.

I vincitori sono stati selezionati in base al loro legame e alla loro motivazione. C’era una famiglia altoatesina, con genitori, figli e cognati, unita dalla voglia di ritrovarsi senza distrazioni.

C’era un gruppo di amici, ormai trentenni, che si conosceva dai tempi della maturità e che aveva scelto di tornare proprio in Salento, dove avevano festeggiato la fine della scuola, per aggiungere nuovi ricordi a una storia iniziata anni prima.

La masseria, con piscina privata, ampi spazi all’aperto e giochi da tavolo, è diventata il teatro di un esperimento sociale che ha riservato sorprese inaspettate.

Il responso dei partecipanti è stato quasi unanime, disconnettersi è stato più facile del previsto; nessuno ha riferito ansia da separazione dal telefono. Al contrario, la sensazione dominante è stata di sollievo, con la maggior parte dei partecipanti che si è descritta più leggera, più presente, con benefici tangibili anche sul sonno e sull’energia.

Al rientro, quasi tutti hanno promesso di cambiare il proprio rapporto con l’iperconnessione, riservando spazi quotidiani lontani dagli schermi, dal sonno ai pasti, dal tempo con le persone care al contatto con la natura.

Forse la vera lezione di “In vacanza, per davvero” non è che possiamo vivere senza smartphone, ma che possiamo scegliere quando e come usarlo. E che a volte, per ritrovare gli altri, basta un gesto semplice: spegnere lo schermo e alzare lo sguardo.

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