Nei vicoli attorno a Montecitorio, tra discreti conciliaboli e chiassose tavolate, non si parla d’altro. Quando si voterà? La politica fibrilla. Dopo l’approvazione dello Stabilicum, le elezioni sembrano avvicinarsi. Meglio allora il prossimo maggio, accorpando la tornata con le amministrative? Oppure giugno? Il premier, Giorgia Meloni, liquida l’inesauribile chiacchiericcio: «Surreale». Lascia intendere di agognare alla scadenza naturale del mandato: autunno 2027, dunque. Comunque vada, la campagna elettorale pare già cominciata. E i sondaggi confermano: il tema decisivo sarà la sicurezza. Dopo i patemi per i rincari, le angustie sono l’aggressione sotto casa, la minaccia indiscriminata, il degrado cittadino.
Violenti, bulli, clandestini. E gli ormai mitologici maranza, ovviamente: da Vigevano a Misilmeri, le loro brutali azioni criminali riecheggiano quotidianamente. Da fenomeno sociale, decantato da rapper in triacetato, è ormai acclarata emergenza. I sindaci, assediati da violenze e lamentele, cominciano a emanare stentoree ordinanze. La decisione di Paolo Longhi, il meloniano che guida Legnago, è destinata per esempio a fare scuola. Nel Comune del veronese ha revocato i contributi economici alle famiglie di due giovinastri accusati di aver aggredito un tabaccaio e scippato un’anziana. Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, presenta quindi a Montecitorio con una proposta di legge ancora più stringente: i sussidi vanno tolti automaticamente per legge, senza lasciar decidere gli amministratori. A Cadoneghe, nel padovano, hanno invece negato la cittadinanza a una donna: non capiva bene l’italiano. È un grimaldello. Il diniego potrà essere esteso pure ai meno pacifici.
Il roccioso e pirotecnico sindaco di Terni, Stefano Bandecchi, esemplifica: per diventare italiani occorrerà conoscere storia e cultura nazionale. Mario Conte, pacato sindaco leghista di Treviso e presidente dell’Anci in Veneto, affonda: bisogna togliere la cittadinanza non solo ai maranza, ma persino ai loro genitori. E in Parlamento il Carroccio propone di non concederla ai minorenni stranieri che delinquono, a cominciare da spacciatori e delinquenti. L’accogliente campo larghissimo, che agogna i voti degli immigrati, ovviamente s’indigna. Dai dioscuri di Avs, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, alla segretaria del Pd, Elly Schlein.
Eppure, come ama ripetere la turbo progressista che spera di fronteggiare il premier, i «numeri sono testardi». Appunto. L’ultimo Indice di criminalità del Sole 24 ore conferma che quasi la metà dei reati denunciati si concentra nelle grandi città: Milano, Firenze, Roma, Bologna, Torino. Tutte guidate dal centrosinistra. Primeggia nella classifica il capoluogo lombardo, dove i crimini sono in aumento. E crescono i reati degli stranieri: quelli denunciati, arrestati o fermati sono arrivati al 35,1 per cento del totale.
L’anno prossimo si voterà anche in molte di queste città. A Milano la campagna elettorale già scoppietta. Proprio nel nome della sicurezza. Già in estate il generale Roberto Vannacci decide di lanciare il candidato di Futuro nazionale: l’ex parigrado in congedo Carmelo Burgio. Seguono annunci di «rastrellamenti» a Rogoredo, il bosco della droga. Col generale che promette: «Con lui Milano tornerà a essere la città della Madonnina e non dei maranza. Date fiducia a Burgio e la vedrete rivoltata come un calzino». Adesso si fa sotto pure il centrodestra. La Lega lancia l’europarlamentare Silvia Sardone, già incoronata nei gazebo, incontrastata vessillifera della lotta a maranza e islamismo. Forza Italia replica con il signorile Matteo Perego di Cremnago. E resta in pista anche il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi. Chi la spunterà? Nei sondaggi la risoluta Sardone sembra stravincere. A riprova delle priorità snobbate dal sindaco in scadenza, Beppe Sala. La Lega chiede dunque spavaldamente le primarie, non proprio una specialità della casa.
Il centrosinistra accenna all’argomento con cautela. L’unica e ampissima eccezione diventa così l’ex governatore campano Vincenzo De Luca. Lo «sceriffo» è tornato in città. Appena rieletto sindaco della sua Salerno, comincia una lotta senza quartiere contro gli acerrimi nemici: parcheggiatori abusivi, vu’ cumprà, clandestini. Istituisce persino un’agguerrita squadra di venti valorosi vigili alle sue strettissime dipendenze. Ancora una volta: ordine e disciplina. Qualcuno a sinistra capisce la malaparata. E lo indica come l’unico in grado di raddrizzare le sorti dello smidollato Campo largo.
Il governo invece rilancia. A ridosso del voto, si prevede anche l’approvazione del decreto anti-maranza: interventi contro le bande giovanili ed estensione del fermo preventivo ai minorenni. A Palazzo Chigi ne sono convinti. L’economia planetaria arranca. Le guerre continuano. La crisi energetica morde. Bisogna perseverare sulla sicurezza. Fratelli d’Italia organizza gazebo e iniziative. Dopo aver approvato lo stop al burqa a scuola e il tetto agli stranieri nelle classi, parte la campagna «Nessuna resti nascosta»: una raccolta firme «contro l’utilizzo del velo integrale nei luoghi pubblici».
Non è solo l’Italia che si prepara al voto. Tra l’autunno 2026 e il 2027 andranno alle urne ben otto Paesi europei. E ovunque la lotta all’immigrazione sarà decisiva. In Spagna, dopo le dimissioni del premier socialista Pedro Sánchez, ci saranno le elezioni il 29 novembre 2026. I sondaggi danno i popolari al 32 per cento e la destra di Vox al 19. Insieme, avrebbero la maggioranza assoluta. Il leader del partito nazionalista, Santiago Abascal, promette rimpatri immediati e remigrazione. E dopo l’invasione di Ceuta, il suo consenso cresce. Costringendo il Ppe a spostarsi a destra pur di non riconsegnare il Paese a “Vinavil” Sánchez, chiamato così per l’attaccamento al sillón della Moncloa e già alla guida del «governo Frankenstein» con i tifosi di Hamas e i secessionisti catalani.
La destra sembra destinata a trionfare anche in Francia. Il Rassemblement national vola. E Marine Le Pen resta la favorita nei sondaggi per le presidenziali dell’aprile 2027. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz dovrebbe invece restare tale fino al 2029. Ma il governo perde pezzi e la Cdu perde seggi. La vittoria di Alternative für Deutschland in Sassonia-Anhalt è stata clamorosa. L’ultradestra ha trionfato con il 44,6 per cento, mentre i democristiani teutonici sono crollati ai minimi storici. Ma il futuro, per il partito del cancelliere, sembra ancora più tribolato.
E in Italia? Voteremo insomma in primavera o in autunno? La contesa, come si è visto, è cominciata. Il governo, nonostante la contingenza, prepara una finanziaria con meno tasse: ceto medio e giovani, soprattutto.
E poi c’è la sicurezza. Tanta, maledetta e subito. Come sperano gli italiani. Su queste promesse, Vannacci ha costruito Futuro nazionale. Evoca remigrazione e intransigenza. In pochi mesi, un proclama dopo l’altro, il suo partito è arrivato all’otto per cento. Adesso sarebbe in calo, certificano i sondaggisti. E il centrodestra giura che non ci sarà nessun accordo. Certe differenze restano apparentemente insanabili. Vedi la politica estera del generale, accusato di filoputinismo per la proposta di comprare il gas russo.
La crescita dei futuristi ha però convinto Fratelli d’Italia e Lega a partire lancia in resta. Sicurezza e immigrazione, gli storici cavalli di battaglia. L’avanzata del generale magari rallenterà. Urge combattere nel frattempo i malvissuti in triacetato.
