Tre giorni appena separano il delitto di Garlasco dal suo triste diciannovesimo anniversario. L’ennesimo 13 agosto è imminente, e porta con sé il nome di Chiara Poggi. La verità è ancora nascosta fra i segreti della cittadina pavese. L’assassino, per ora, resta un’ombra senza volto.
La Procura di Pavia, intanto, corre contro il tempo. Il 28 settembre è la scadenza per la chiusura delle indagini preliminari. Per questo, i pubblici ministeri hanno chiesto quattro nuove consulenze tecniche sull’unico indagato di questa nuova inchiesta: Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara. Il 38enne dovrà sottoporsi a test approfonditi, tra cui uno di natura psichiatrica. I suoi legali ritengono di aver già depositato tutte le controperizie necessarie a scagionarlo. Ma agosto e settembre saranno i mesi decisivi per capire se si andrà a processo.
La perizia delle dottoressa Cattaneo
Il cuore della nuova inchiesta è la consulenza della dottoressa Cattaneo, l’esperta nominata dai pm per rileggere da zero l’intero caso. Le sue conclusioni hanno stravolto uno scenario che si pensava cristallizzato: l’orario del delitto viene spostato in tarda mattinata, e non più poco dopo le nove. Questo elemento, combinato con la certezza stabilita dalla sentenza che Alberto Stasi dalle dieci di quel 13 agosto 2007 si trovasse a casa sua a lavorare alla tesi di laurea, esclude difatti l’unico condannato in via definitiva dalla scena del crimine. Nel frattempo, Stasi ha trascorso quasi undici anni al carcere di Bollate. Un errore giudiziario che getterebbe una macchia pressoché indelebile sulla giustizia italiana.
Sempio nel mirino, ma le prove non bastano
La Procura di Pavia punta il dito contro Sempio. Le accuse poggiano su tre elementi: i suoi soliloqui registrati in automobile, il Dna sotto le unghie di Chiara e l’impronta numero 33 individuata sulla parete delle scale interne della villetta di Garlasco, vicino al punto in cui fu rinvenuto il corpo della vittima. Non vi è, tuttavia, quella che gli investigatori chiamano «pistola fumante». Si tratta, oltre ogni ragionevole dubbio, di indizi. Nessuna «prova regina». Pertanto, escludere Stasi dalla scena del crimine per inserire Sempio semplifica colpevolmente un quadro estremamente complesso, aprendo diverse voragini nella ricostruzione.
La perizia Cattaneo descrive un’aggressione violenta, prolungata, avvenuta in più punti dell’abitazione. Chiara si sarebbe difesa, avrebbe lottato per sopravvivere. Uno scontro fisico di tale natura, dato che di sangue ne è stato trovato in abbondanza, avrebbe inevitabilmente imbrattato il killer. Eppure, né il lavandino del bagno né quello della cucina presentano tracce ematiche rilevanti. Il giudice che assolse Stasi in primo grado sottolineò questo aspetto con precisione: nel bagno non ve n’erano «neanche di infinitesimali». Il che suggerisce che il killer, lì, non sia mai entrato.
La fuga impossibile del presunto killer di Garlasco
E come ha fatto, allora, a dileguarsi pulito nel bel mezzo di un’estate in Lomellina, in pieno giorno, senza che nessuno lo notasse?
L’ipotesi accusatoria colloca Sempio in fuga attraverso i campi sul retro della villetta di via Pascoli, in direzione della casa della nonna, distante circa 500 metri. Plausibile, forse. Ma la madre del 38enne, Daniela Ferrari, ha dichiarato che il figlio è rientrato a casa per il pranzo indossando gli stessi abiti puliti con cui era uscito la mattina. Né la nonna né la madre, peraltro, avrebbero notato nulla di anomalo.
L’avvocato difensore di Stasi: «Per me Sempio è innocente»
Una mossa inattesa è arrivata da Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi. Intervenuto nella trasmissione televisiva Zona Bianca, su Rete 4, l’avvocato ha dichiarato apertamente che, a suo avviso, Sempio non sarebbe il colpevole. «Per me Sempio è innocente». E ha aggiunto: «A me non interessa nulla di quello, a me interessa revisionare la posizione di Alberto Stasi con la mia collega».
De Rensis non nega che alcuni scritti attribuiti a Sempio, risalenti agli anni del delitto, meritino attenzione, soprattutto considerata l’età di chi li avrebbe vergati. Ma il confine che traccia è netto: «Da questo alla colpevolezza c’è un oceano in mezzo». E ammonisce contro il meccanismo della gogna mediatica, ricordando cosa accadde al suo assistito nel 2007, etichettato come «il mostro», «il biondo senz’anima», «il fidanzato dagli occhi di ghiaccio». «Nel 2007 questo giochino qua è stato fatto con Alberto Stasi», ha sottolineato laconicamente.
Insomma, 19 anni dopo, Garlasco è ancora un rebus. Un condannato definitivo che la nuova perizia esclude dalla scena. Un indagato su cui gravano elementi indiziari, ma nessuna prova certa. Un’inchiesta che deve chiudersi entro il 28 settembre. E una famiglia, quella di Chiara Poggi, che aspetta ancora la verità.
