Un iPhone 12 mini appartenuto ad Andrea Sempio, con circa 40 gigabyte di dati copiati in via forense ma non ancora analizzati fino in fondo. Un elemento rimasto fino a oggi estraneo al dibattito sull’omicidio di Chiara Poggi. Eppure, si tratta di un dispositivo che potrebbe dire molto su ciò che accadde il 13 agosto 2007 a Garlasco, e che tiene aperto un fascicolo destinato a chiudersi, almeno nella sua fase attuale, entro fine settembre.
Le peripezie giudiziarie di Garlasco
Per i magistrati di Pavia, la nuova direzione è tracciata già da diversi mesi. A uccidere Chiara Poggi nella villetta di via Pascoli non sarebbe stato Alberto Stasi, l’ex fidanzato che quella mattina ne ritrovò il corpo e che nel 2015 fu condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione. Secondo l’ultima inchiesta, il responsabile sarebbe invece Andrea Sempio, amico del fratello della vittima. Un ribaltamento radicale rispetto al giudicato che ha retto per anni, e che oggi impone un equilibrio giudiziario delicatissimo.
Il rinvio a giudizio di Sempio non è ancora arrivato, ma l’attività investigativa continua a essere intensa. Tutti i dispositivi elettronici delle persone coinvolte sono stati esaminati: i computer di Stasi e della stessa Poggi, già oggetto in passato di pesanti manomissioni, e quelli di Sempio, che pure si era disfatto di alcuni apparecchi.
Il nuovo elemento mai analizzato
È in questo contesto che emerge l’iPhone 12 mini. L’informativa firmata dai Carabinieri del Nucleo di via Moscova a Milano lo cita esplicitamente, senza tuttavia fornire alcuna conclusione. Il documento recita: «Il volume dei dati in esso presente si attesta intorno ai 40 Gb e l’analisi di quanto estrapolato tramite copia forense non è stata conclusa. A operazioni di analisi ultimate sarà inviata opportuna integrazione delle attività svolte».
In altre parole: l’esame è ancora in corso, o quantomeno non completato al momento della redazione dell’informativa. Non è chiaro se i lavori stiano proseguendo o siano stati temporaneamente sospesi. Quel che è certo è che 40 gigabyte rappresentano una mole considerevole di dati: messaggi, fotografie, applicazioni, geolocalizzazioni. Elementi che, se significativi, potrebbero aggiungere tasselli decisivi a un quadro investigativo già molto articolato.
