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Bimbi sottratti alle famiglie: per il tribunale di Bologna esiste il «metodo Cismai»

Bimbi sottratti alle famiglie: per il tribunale di Bologna esiste il «metodo Cismai»

Il Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l’abuso all’infanzia aveva querelato una psicologa che ne aveva criticato «le pericolosissime procedure d’ascolto dei minori». Ma è stata assolta. Con formula piena.

Nel giugno 2019, allo scoppio del caso dei presunti affidamenti illeciti dei bambini di Bibbiano, aveva denunciato con fermezza l’esistenza di «un sistema consolidato e pericolosissimo», e aveva sottolineato che c’era un «metodo per far sì che i minori fossero lasciati tutta la vita a famiglie affidatarie». Aveva dichiarato che esisteva anche un evidente «collegamento» tra quello scandalo, emerso grazie alle indagini della Procura di Reggio Emilia, e la sconvolgente vicenda giudiziaria dei cosiddetti «Diavoli della Bassa Modenese» che alla fine degli anni Novanta aveva condotto alla brutale separazione di 16 bimbi dalle loro famiglie, tra disastri sentimentali ed esistenziali, lutti e perfino un suicidio: «Qui a Modena siamo stati il terreno di prova», aveva detto, «e quando hanno visto che gli era andata bene, perché nessun bambino è mai tornato alla casa d’origine, hanno continuato».

Era stata dura Chiara Brillanti, psicologa forense bolognese ed ex consulente della difesa proprio nei processi contro i presunti «Diavoli» modenesi. In un’intervista con il Resto del Carlino, in particolare, la professionista aveva puntato l’indice contro il Cismai, Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l’abuso all’infanzia, e aveva lanciato un circostanziato allarme sul «metodo» dell’organizzazione, che dal 1993 ha creato una rete tra servizi sociali, psicologi, case famiglia e centri per l’affido, basata sulla tesi che gli abusi sui minori (psicologici, fisici e sessuali) siano molto più diffusi di quanto si creda. Brillanti aveva criticato soprattutto le «pericolosissime procedure d’ascolto dei bambini», suggerite dal Cismai, sostenendo siano capaci di «alimentarne i vissuti traumatici».

Il legame tra Bibbiano e i Diavoli della Bassa Modenese

Il fulcro della sua critica risiedeva nel presupposto scientifico: per Brillanti, infatti, l’approccio del Cismai muove «dal concetto che ogni bambino deve essere sempre aiutato» a denunciare le violenze, «perché spontaneamente non parlerebbe». Questa impostazione ha però due potenziali risvolti nefasti: da un lato, l’impossibilità per la magistratura minorile di verificare il vizio d’origine («Se la psicologa racconta cose estorte ai bambini, come fa il giudice a saperlo?»); dall’altro il danno psicologico permanente inferto ai bimbi affidati alle verifiche di tecnici formati dal Cismai, poiché «i bambini che hanno subìto questo metodo continuano a pensare di essere stati abusati e di avere avuto genitori cattivi», anche se l’abuso è del tutto inesistente.

Brillanti aveva inoltre stigmatizzato la rapidità dei percorsi formativi promossi dal Coordinamento: «Il Cismai si è fatto promotore di informare i pediatri su quali sono i segni dell’abuso nel giro di due giorni: medici formati come sentinelle», e aveva posto l’accento sul netto divario con la profondità della specializzazione in psicologia forense: «Teniamo presente che per noi dura due anni».

La sentenza del Tribunale di Bologna e il diritto di critica

Il Cismai aveva reagito con una querela per diffamazione aggravata. Negando l’esistenza di un proprio «metodo» e di un «sistema», il Coordinamento aveva chiesto un risarcimento di 50.000 euro. Dopo un lungo processo, lo scorso 15 aprile la seconda sezione penale del Tribunale di Bologna ha assolto Brillanti con formula piena, perché «il fatto non costituisce reato». Evidentemente, le dichiarazioni della dottoressa rientrano nel perimetro del legittimo esercizio del diritto di critica, ma soprattutto esiste effettivamente un «metodo Cismai», ed è del tutto lecito evidenziarne i potenziali pericoli. Ora il giudice, Carmela Mennuni, depositerà le motivazioni della sentenza entro 60 giorni.

«L’assoluzione è importante», dichiara Patrizia Micai, avvocato ferrarese difensore della psicologa, «e il tribunale avrà modo di motivarla dopo aver letto verbali e sentenze di altri procedimenti, come quelli di Rignano, dei Diavoli della Bassa Modenese e Bibbiano, dove il Cismai ha avuto un ruolo nella preparazione degli operatori: quei processi hanno alimentato veri orrori giudiziari perché non sono state impiegate le buone pratiche dettate dalla vera scienza e dalla psicologia forense».

Conclude Micai: «Non devono più verificarsi errori che massacrano vite, bambini, famiglie. Il Parlamento deve finalmente decidersi a introdurre vincoli ferrei all’operato dei servizi sociali, modificando i codici di procedura. E nell’ascolto dei minori devono essere stabiliti requisiti precisi, linee-guida codificate, controlli».

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