Quattro giorni di guerra e il cielo si sta rapidamente svuotando. Quando il conflitto si allarga, i primi a ritirarsi sono spesso gli aerei. È già accaduto in Ucraina. Ora si ripete in Medio Oriente. Dopo il primo attacco di ritorsione dell’Iran, oltre 12.300 voli sono stati cancellati in tutta la regione, secondo i dati di Flightradar24 (il più popolare servizio di tracciamento voli in tempo reale al mondo) riportati da Bloomberg. Non si tratta solo delle rotte verso Israele. Il blocco si estende a hub strategici come Dubai e Doha, snodi attraverso cui transita ogni giorno una parte consistente del traffico aereo mondiale. Il primo attacco di ritorsione dell’Iran ha infatti accelerato una reazione a catena che ora coinvolge le principali compagnie aeree del mondo.
Chi si ferma e fino a quando
Le decisioni si susseguono a ritmo serrato. KLM ha sospeso tutti i voli verso Tel Aviv per il resto della stagione invernale e ha interrotto i collegamenti con Dammam, Riyadh e Dubai almeno fino al 9 marzo. British Airways, a sua volta, ha cancellato i voli per Amman, Abu Dhabi, Bahrain, Dubai, Doha e Tel Aviv fino a martedì 10 marzo. Il gruppo Lufthansa, che comprende Swiss, Austrian e le altre controllate, ha adottato misure ancora più ampie: sospensione dei voli verso Tel Aviv, Beirut, Amman, Erbil, Dammam e Teheran fino all’8 marzo, con la decisione aggiuntiva di evitare completamente gli spazi aerei di Israele, Libano, Giordania, Iraq, Qatar, Kuwait, Bahrain e Iran nello stesso periodo.
L’effetto a catena
Le cancellazioni non riguardano solo le destinazioni in zona di conflitto, purtroppo. Chiudere uno spazio aereo significa ridisegnare rotte, allungare i tempi di volo, aumentare i costi operativi. Per i passeggeri si traduce in connessioni saltate, itinerari da riorganizzare, rimborsi da richiedere. Per le compagnie, in perdite che si accumulano giorno dopo giorno. Chi aveva programmato scali a Dubai o Doha si ritrova con itinerari da ridisegnare, in un momento in cui la rete di connessioni del Golfo rappresenta uno degli assi portanti del traffico aereo intercontinentale.
Insomma, il quarto giorno di escalation non lascia intravedere una stabilizzazione rapida. E finché i cieli resteranno incerti, le compagnie continueranno a fare i conti con l’impellente necessità di trovare un equilibrio fra sicurezza e bilanci.
