Con la cattura di Nicolás Maduro e la ridefinizione degli equilibri si è accesa la speranza di vedere tornare in libertà i prigionieri politici detenuti in Venezuela, inclusi gli italiani. E nelle ultime ore è arrivato il primo segnale concreto da parte del governo venezuelano: il rilascio dei connazionali Luigi Gasperin e Biagio Pilieri. E con il nuovo clima di fiducia, cresce l’attesa per la liberazione di Alberto Trentini e di Mario Burlò.
Gli italiani liberati
Tra i prigionieri che sono stati liberati, ci sono anche l’imprenditore Luigi Gasperin e il giornalista Biagio Pilieri. Il primo, di 77 anni, era stato arrestato nello Stato del Monagas il 7 agosto dello scorso anno con l’accusa di presunta detenzione, trasporto e uso di materiale esplosivo per le sue attività petrolifere. Per lui si erano aperte le porte del centro di detenzione nella zona di Prados del Este, a Caracas. Il secondo, il sessantenne Pilieri, ha trascorso un anno e quattro mesi dietro le sbarre. Il giornalista, nonché ex deputato del partito Convergencia e figlio di migranti siciliani, era stato arrestato il 28 agosto del 2024 per poi essere trasferito all’Helicoide, una delle carceri più dure del Venezuela, con l’accusa di terrorismo e tradimento alla patria. Lo scorso novembre il collegio dei giornalisti aveva denunciato l’isolamento imposto a Pilieri, a cui era stato impedito di avere contatti con i familiari e di ottenere un avvocato di fiducia.
La speranza per Alberto Trentini e gli altri connazionali
Si spera che, dopo 400 giorni di detenzione senza un perché, la stessa sorte tocchi ad Alberto Trentini. Il cooperante veneziano, che stava lavorando per la Ong Humanity and Inclusion, era stato arrestato senza accuse formali nello Stato di Apure il 15 novembre del 2024, per poi essere trasferito a Caracas nel carcere di massima sicurezza El Rodeo. Dopo che per mesi non era trapelata alcuna notizia sul suo conto, Trentini era riuscito a telefonare alla sua famiglia solamente il 16 maggio. Anche l’imprenditore torinese Mario Burlò non è ancora stato liberato: l’uomo era arrivato in Venezuela nel 2024 alla ricerca di nuove attività imprenditoriali senza fare più ritorno. Detenuto in un carcere venezuelano dal novembre del 2024, senza contestazioni di reato, Burlò lo scorso settembre aveva ricevuto la visita dell’ambasciatore italiano in Venezuela, Giovanni Umberto De Vito. Ma oltre a Trentini e a Burlò, sono oltre 20 gli italiani o italo-venezuelani a essere ancora in manette, tra cui Daniel Enrique Echenagucia, Gerardo Coticchia Guerra, Juan Carlos Marruffo Capozzi, Perkins Rocha e Hugo Marino.
Il lavoro del Governo italiano
L’attività diplomatica e di intelligence del nostro Paese per riportare a casa i connazionali non si è mai fermata, nonostante Maduro abbia usato gli ostaggi per ottenere in cambio il mai avvenuto riconoscimento del suo regime illegittimo. E oggi, durante la conferenza stampa di fine anno, il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha annunciato: «Il governo italiano si occupa della vicenda Trentini quotidianamente da 400 giorni, e come sappiamo non è l’unico. Lo abbiamo fatto e lo continuiamo a fare mobilitando tutti i canali, politici, diplomatici e di intelligence e non smetteremo fino a quando la signora Armanda non potrà riabbracciare suo figlio». Poco prima Meloni, esprimendo gratitudine «per la scelta di avviare la liberazione di detenuti politici, fra i quali anche italiani», ha reso noto di seguire «con attenzione la situazione in Venezuela». La speranza è che «con la presidente Delcy Rodríguez si apra una nuova stagione di relazioni costruttive fra Roma e Caracas». Inoltre, la Farnesina ha comunicato che il nostro Governo ha «posto in essere azioni che possano garantire una soluzione favorevole per ogni singolo detenuto» e «accelerare» il rilascio degli italiani.
I contatti tra Roma e Washington
Ma a favorire la svolta sul rilascio degli italiani sono, inevitabilmente, anche i contatti tra Roma e la Casa Bianca e il riconoscimento da parte di Meloni della «legittimità» dell’intervento americano a Caracas. Washington, negli scorsi giorni, ha assicurato all’Italia il suo impegno, dopo che Tajani ha avuto diversi colloqui telefonici con il segretario di Stato americano, Marco Rubio. A tal proposito, il ministro degli Esteri italiano ha dichiarato: «Rubio ha accolto positivamente la posizione dell’Italia e credo che anche gli Stati Uniti ci aiuteranno a liberare i prigionieri politici, come Trentini». Sempre Tajani, in occasione della riunione con i suoi omologhi del G7 tre giorni fa, aveva rivelato: «Ho insistito sull’importanza della liberazione dei nostri connazionali detenuti nelle prigioni venezuelane, a partire da Alberto Trentini, Mario Burlò, Luigi Gasperin e Biagio Pilieri». E gli stessi nomi sono stati portati all’attenzione degli Stati Uniti.
