Dietro l’operazione militare Absolute Resolve, questo il nome di quanto accaduto a Caracas il 3 gennaio, con oltre 150 mezzi aerei, gruppi navali e satelliti impiegati, c’è stato il lavoro diverse agenzie d’intelligence che hanno fornito una mole di informazioni essenziali per catturare il leader Nicolás Maduro mentre si trovava a Caracas, ovvero dove si sentiva più al sicuro. Tali agenzie hanno creato squadre di crisi specializzate che hanno inviato in continuazione, per settimane, informazioni al Comando Operazioni Speciali e al Comando Militare del Sud.
Il ruolo dell’intelligence e della NSA
Tra queste la National Security Agency (Nsa), che aveva il compito di ascoltare i segnali e le comunicazioni straniere, nonché di supervisionare la geolocalizzazione dei cosiddetti bersagli di alto valore, ovvero il presidente venezuelano e sua moglie, i generali e i ministri del governo. Molti agenti erano e sono ancora sul campo, quindi è lecito aspettarsi una reazione da parte del regime venezuelano per la ricerca e l’arresto di queste spie, ovviamente protette dall’anonimato.
Sempre la Nsa ha agito utilizzando anche i cosiddetti “indicatori”, le tracce fisiche ma anche elettromagnetiche (telefonini, connessioni web, comunicazioni radio, eccetera), che permettono di desumere quando e come un avversario ordina o effettua movimenti di truppe, soprattutto quelle che occorrono per attivare sistemi radar e batterie contraeree. Giorni di ascolto da parte di apparati installati su droni come lo RQ-70, che un video diffuso via social ha ripreso mentre rientrava presso la base Usa di Portorico.
CIA, NGA e il tracciamento di Maduro
Per questo motivo il Capo di Stato maggiore congiunto, il Generale Dan Caine, ha dichiarato in una conferenza stampa che la Cia, la Nsa e la National Geospatial-Intelligence Agency (Nga), erano coinvolte nella missione, quest’ultima in particolare nell’analisi di immagini e di dati cartografici a supporto delle attività militari.
Nei mesi precedenti l’operazione tutte le agenzie di intelligence statunitensi hanno quindi tracciato un ritratto dettagliato della vita quotidiana di Maduro, imparando come si muoveva, dove viveva e viaggiava, che cosa mangiava e come vestiva, persino i dettagli su come interagiva con i suoi animali domestici. Diversi rapporti indicano anche che la Cia ha aiutato la Delta Force, la forza d’élite dell’Esercito, e i Navy Seal (Marina), a rintracciare e localizzare Maduro per mesi, conducendo operazioni segrete a Caracas, utilizzando risorse che sono tra i segreti più protetti. E che certamente comprendono la presenza di spie americane molto vicine al presidente arrestato.
Guerra cibernetica e controllo delle infrastrutture
La conoscenza delle infrastrutture del Paese e soprattutto delle reti energetiche di Caracas ha permesso ai militari Usa di spegnere interi blocchi abitati di Caracas, come ha sottolineato con orgoglio Trump in conferenza stampa allundendo a una non precisata “competenza di cui disponiamo”. Sappiamo però che il Comando cibernetico statunitense era autorizzato a condurre operazioni informatiche offensive e che ha partecipato all’operazione, come ha confermato lo stesso generale Caine.
Per i militari e gli agenti che dai centri di controllo tenevano sotto controllo l’attivazione delle batterie missilistiche di difesa non c’è stato allarme, poiché le forze venezuelane incaricate di questo scopo sono state neutralizzate prima che lasciassero le caserme.
Droni, satelliti e meteo favorevole
A proteggere il volo di droni, aerei ed elicotteri (uno solo di questi danneggiato da un razzo Manpad), gli obiettivi dei satelliti e le condizioni meteo con cielo sereno che permettevano di vedere i movimenti al suolo grazie alla mancanza di nubi. Ed ecco perché anche le previsioni meteorologiche hanno giocato un ruolo fondamentale nel decidere il momento perfetto per agire.
L’assalto finale e le conseguenze sul campo
Quanto all’uccisione delle guardie personali, avvenuta nelle ultime fasi dell’avvicinamento alla coppia presidenziale, bisogna ricordare che quei soldati avevano l’incarico di proteggerlo a costo della loro vita, dunque non avrebbero esitato a reagire. E che la squadra di incursori aveva con sé anche attrezzature pesanti come una fiamma ossidrica per poter aprire porte in acciaio poste a protezione del leader.
La rete di spionaggio è ovviamente ancora in piedi e attiva; ora qualsiasi cambiamento improvviso delle abitudini delle persone viene immediatamente accostato a una possibile loro appartenenza ad agenzie nemiche, dunque a “sparire” sono soltanto le figure che giocoforza sono state compromesse dagli eventi dopo l’operazione.
Il coordinamento militare e il trasferimento a New York
Nei centri di comando e controllo a bordo della nave Iwo Jima e della portaerei Gerard Ford veniva invece controllata la situazione in essere, coordinando il movimento dei singoli gruppi d’attacco. Di questi hanno fatto parte anche aeromobili provenienti da basi negli Usa e non partiti dalla gerard Ford, per rifornire i quali una aerocisterna ha orbitato per ore in uno spazio aereo protetto e lontano dalle zone potenzialmente calde, benché rimasta visibile in Occidente persino sul sito di tracciamento Flight Radar 24.
A facilitare i movimenti la mancanza di una forza aerea di contrasto, dunque un rischio ridotto sulla distanza, ovvero limitato alle operazioni elicotteristiche a bassa quota bersagliate da armi leggere. Da notare è che il “bersaglio” era da consegnare immediatamente agli agenti della Dea (l’agenzia antidroga degli Usa), quelli che abbiamo visto nella fotografia di Maduro appena sceso dalla scaletta del velivolo governativo che lo ha portato dalla zona caraibica delle operazioni fino a New York.
Il fattore politico e il silenzio al Congresso
Se nella cinematografia di Hollywood l’interferenza tra agenzie governative è stata soggetto di mitici film, nella recente realtà del Venezuela il Pentagono ha saputo coordinare in modo perfetto differenti istituzioni con un unico scopo. Senza informare il Congresso Usa con anticipo, operazione che avrebbe messo a rischio la missione, come ha affermato il Segretario di Stato Marco Rubio ai giornalisti all’indomani dell’operazione.
Per due motivi, il primo: “Il Congresso ha la tendenza a far trapelare informazioni e questo non sarebbe positivo”, ha affermato. Il secondo: nessuno può escludere che anche il regime di Caracas abbia i suoi agenti dell’intelligence in azione negli Usa. Ma qualora ci fossero e ci siano ancora, evidentemente non hanno potuto intercettare informazioni che per mesi venivano raccolte ed elaborate a bordo della portaerei Ford. E nemmeno capire il momento nel quale è stato dato il via a “Aboslute Resolve”.
