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Colloqui Usa-Iran: stretto di Hormuz e fondi congelati al centro dei negoziati

Colloqui Usa-Iran: stretto di Hormuz e fondi congelati al centro dei negoziati
QESHM ISLAND, IRAN – APRIL 28: A woman walks the shoreline as boats navigate the sea on April 28, 2026 on Qeshm Island, Iran in the Strait of Hormuz. Iran’s latest proposal for ending its blockade of the Strait of Hormuz calls on the United States to end its naval blockade of Iran’s ports, and sets aside questions about what to do with Iran’s nuclear program. The United States has not formally responded to the latest proposal, which was delivered by Iran’s foreign minister to Pakistan two days ago. (Photo by Asghar Besharati/Getty Images)

A Doha americani e iraniani parlano (indirettamente) di Hormuz e fondi congelati, mentre la tensione tra Stati Uniti e Iran rimane alta.

Oggi, nella città di Doha, capitale del Qatar, sono in corso i colloqui tecnici indiretti tra la delegazione americana, guidata da Steve Witkoff e Jared Kushner, e la controparte iraniana. Nessun incontro di alto livello, ma al centro dei colloqui ci sono stati comunque due temi della massima importanza per la tenuta del Memorandum d’Intesa: lo Stretto di Hormuz, teatro lo scorso weekend di uno scontro armato tra i Pasdaran e le Forze armate americane, e il rilascio della prima tranche di fondi iraniani congelati.

La situazione attuale ad Hormuz

Secondo ilpresidente del parlamento e capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf lo Stretto di Hormuz “è il nostro più grande strumento di potere”. Il capo negoziatore non fa certo mistero delle mire iraniane sulla vitale via di comunicazione.

“Queste sono le nostre acque territoriali. Non permetteremo agli Stati Uniti di creare polemiche o sofismi affermando che l’Iran ha militarizzato lo Stretto di Hormuz”, ha continuato Ghalibaf parlando ai media nazionali, aggiungendo che l’Iran “non si tirerà mai indietro da questa posizione, in nessuna circostanza”.

Al momento, il traffico nello Stretto di Hormuz deve ancora ritornare ai livelli pre-guerra, nella giornata di ieri, secondo i dati Kpler, sono state 40 le navi che hanno attraversato lo Stretto, ancora al di sotto delle oltre 100 che transitavano quotidianamente ad Hormuz.

La rotta sembrerebbe d’altra parte essere ancora rischiosa; stando ai media iraniani, infatti, una nave portacontainer si è incagliata nello Stretto di Hormuz dopo essere entrata in acque poco profonde al di fuori della rotta di navigazione designata dalle autorità iraniane (che è stata però utilizzata solo da 16 delle 40 navi che hanno attraversato ieri lo Stretto).

I fondi di Teheran

L’altro grande tema in discussione in Qatar è il rilascio dei fondi iraniani ivi congelati, con Teheran che punta a ottenere il rilascio della prima tranche dei 6 miliardi di dollari.

Sempre nell’intervista rilasciata ieri ai media iraniani, Ghalibaf ha smentito “categoricamente” le affermazioni del presidente americano Donald Trump, secondo cui l’Iran avrebbe potuto spendere questi fondi solo per acquistare prodotti agricoli americani.

Secondo il capo negoziatore iraniano, i soldi potranno essere spesi in qualsiasi valuta e per l’acquisto di qualsiasi bene, in quanto l’accordo ha rimosso le restrizioni dell’OFAC (l’ufficio statunitense per il controllo dei beni esteri). dove stia la verità, tuttavia, è ancora presto per dirlo.

Il piano di Iran e Oman per lo Stretto

Tornando al tema di Hormuz, secondo quanto riportato ieri dal New York Times Oman e Iran sarebbero procedendo con un piano per riscuotere pagamenti congiunti dalle imbarcazioni in transito nello Stretto, da attuare allo scadere della deroga di 60 giorni contenuta nel Memorandum.

Il piano maschera il “pedaggio” sotto forma di “tariffe per servizi marittimi” (sicurezza della navigazione, protezione ambientale e infrastrutture fornite) così da aggirare le leggi internazionali che vietano le tasse di solo transito.

Rimarrebbe comunque una divergenza di fondo, con l’Oman che propone un modello di contributo volontario (ispirato a quello degli Stretti di Malacca e Singapore) e l’Iran che insiste affinché il pagamento sia strettamente obbligatorio per tutte le navi.

La tensione rimane alta

La tensione rimane comunque alta nello Stretto. Ieri il Wall Street Journal riportava infatti che Donald Trump avrebbe preso in considerazione un ritorno alla guerra totale, discutendo con il segretario alla Difesa Pete Hegseth e il capo di Stato Maggiore congiunto, il generale Dan Caine, della possibilità di sferrare ulteriori attacchi.

Da Teheran, invece, mentre si avvicina il giorno dell’inizio dei funerali dell’ex Guida Suprema Ali Khamenei, il nuovo Segretario del Consiglio supremo di Sicurezza Nazionale, Mohamed Bagher Zolghadr, ha dichiarato ieri alla tv di stato Irib che “il fascicolo relativo alla vendetta per il sangue del martire Ayatollah Khamenei e dei martiri iraniani rimane aperto”.

Da Gerusalemme, invece, il ministro della Difesa Israel Katz è tornato ad alzare i toni contro Teheran, ribadendo che Israele “non si ritirerà dalle zone di sicurezza” in Libano, Siria e a Gaza. Il ministro ha quindi rinnovato le minacce all’Iran, che sarà colpito con “tutta la forza” se attaccasse Israele per le operazioni in Libano, paventando anche un possibile assassinio della nuova Guida Suprema.

In risposta a tali dichiarazioni, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha minacciato su X che “i termini del Memorandum d’intesa di Islamabad sono cristallini e pubblici”, il presidente Trump “ha impegnato gli Stati Uniti a mettere la museruola ai suoi cagnolini a Tel Aviv. Se ignorano il loro padrone, l’Iran li metterà al loro posto“. La strada che riporta all’escalation rimane insomma dietro l’angolo.

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