Home » Attualità » Esteri » Trump va al contrattacco sullo ius soli: cosa ha in mente la Casa Bianca

Trump va al contrattacco sullo ius soli: cosa ha in mente la Casa Bianca

Trump va al contrattacco sullo ius soli: cosa ha in mente la Casa Bianca
Donald Trump (Ansa)

Dopo che la maggioranza dei supremi togati ha cassato il suo ordine esecutivo sullo ius soli, Trump, rifacendosi de facto al parere del giudice Kavanaugh, ha chiesto al Congresso di agire

Donald Trump va al contrattacco. Martedì, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha cassato un ordine esecutivo con cui il presidente americano, l’anno scorso, aveva stabilito un’interpretazione restrittiva dello ius soli, previsto dalla cosiddetta clausola di cittadinanza contenuta nel Quattordicesimo Emendamento. Una clausola, sulla cui base «tutte le persone nate o naturalizzate negli Stati Uniti e soggette alla giurisdizione degli stessi sono cittadini degli Stati Uniti». Nel suo decreto, Trump aveva affermato che lo ius soli avrebbe dovuto essere applicato soltanto ai figli di persone con domicilio legale, escludendo quindi quelli degli immigrati irregolari, in quanto – argomentava la Casa Bianca – questi ultimi non risulterebbero «soggetti alla giurisdizione» degli Stati Uniti. Tuttavia, martedì, la maggioranza dei togati ha respinto questa tesi, bocciando così l’ordine esecutivo.

In particolare, la decisione dei giudici si è principalmente rifatta al precedente di United States v. Wong Kim Ark: una sentenza del 1898 che riconobbe la cittadinanza a una persona nata a San Francisco da genitori sudditi dell’Impero cinese, che svolgevano attività commerciali in territorio statunitense. «Ciò che la Corte ha stabilito nel caso Wong Kim Ark è semplice: la clausola di cittadinanza incorporava il common law e concedeva la cittadinanza a quasi tutti i bambini nati negli Stati Uniti. Non sorprende, quindi, che nei 128 anni successivi, abbiamo ripetutamente interpretato la sentenza Wong Kim Ark come una garanzia per conferire la cittadinanza a tutti i bambini nati negli Stati Uniti e soggetti alla loro giurisdizione», si legge nella sentenza di martedì. «Se il Congresso intendeva limitare la cittadinanza americana ai figli di coloro che erano domiciliati negli Stati Uniti, nulla nel linguaggio conciso della clausola sulla cittadinanza esprimeva tale intento», ha aggiunto la maggioranza dei supremi togati.

Messa in questi termini, sembra che per Trump non ci sia speranza, visto che il suo ordine esecutivo parrebbe essere in contraddizione con la Costituzione degli Stati Uniti. La Casa Bianca tuttavia non si sta dando per vinta. In particolare, il presidente americano sta guardando con attenzione all’opinione del giudice Brett Kavanugh: contrariamente ai tre togati che hanno dissentito con la sentenza (Samuel Alito, Neil Gorsuch e Clarence Thomas), Kavanaugh ha emesso un parere più articolato. Secondo lui, l’ordine esecutivo di Trump va, sì, cassato, ma non in quanto incostituzionale. Va annullato, semmai, perché risulterebbe in contraddizione con una legge ordinaria. Questo significa, nell’interpretazione di Kavanaugh, che il Congresso potrebbe restringere l’applicazione dello ius soli tramite legislazione ordinaria e senza la necessità di ricorrere a un emendamento costituzionale (il quale, in caso, prevedrebbe un percorso assai difficile da portare a termine).

«L’ordine esecutivo non viola il Quattordicesimo Emendamento. Tuttavia, l’ordine contravviene all’articolo 8 U.S.C. §1401(a). In conformità con il Quattordicesimo Emendamento, il Congresso potrebbe emendare l’articolo 1401(a) o emanare una nuova legge che stabilisca eccezioni alla cittadinanza per diritto di nascita per i figli nati da cittadini stranieri che si trovano illegalmente o temporaneamente nel Paese. Ma il Congresso non lo ha ancora fatto», si legge nel parere di Kavanaugh. «La Corte Suprema ha confermato la cittadinanza per diritto di nascita, il che è un vero male per il nostro Paese, ma possiamo facilmente porvi rimedio al Congresso attraverso un provvedimento legislativo, con il sostegno del presidente, che è stato ormai determinato durante questo processo. Non è necessario alcun lungo e farraginoso emendamento costituzionale! Il Congresso dovrebbe iniziare oggi a lavorare per porre fine alla cittadinanza per diritto di nascita, un sistema costoso e ingiusto per il nostro Paese. Avranno il mio completo e totale sostegno!», ha dichiarato Trump su Truth, poche ore dopo la sentenza di martedì.

Vari parlamentari repubblicani hanno già risposto alla chiamata del presidente. «La Corte Suprema ha preso la sua decisione, ora il Congresso deve rispondere», ha dichiarato il senatore della Florida, Rick Scott. «Il Congresso deve agire e porre fine immediatamente alla cittadinanza illimitata per diritto di nascita», ha affermato, dal canto suo, la senatrice dell’Alabama, Katie Britt. Il senatore del Missouri, Eric Schmitt, ha invece invocato un emendamento costituzionale. Insomma, per il Partito repubblicano, la questione non è chiusa. E la battaglia a favore di un’interpretazione restrittiva dello ius soli, adesso, potrebbe spostarsi al Congresso.

© Riproduzione Riservata