Si sono presentati a decine in questi mesi nell’ufficio del pubblico ministero Maurizio Ascione. Molti avevano voglia di togliersi più di un sassolino dalla scarpa e di raccontare, dal loro punto di vista, tutte le storture del sistema arbitrale e di un mondo che appare ogni minuto in più come diviso, litigioso e governato da invidie e risentimenti. Se anche condotto con metodi penalmente perseguibili lo chiariranno i prossimi mesi, quando la Procura di Milano chiuderà l’indagine partita nel gennaio 2024 e tutti gli atti arriveranno davanti a un giudice.
Quello che emerge ora, in mezzo a tante domande senza risposta, è che diverse delle testimonianze rese dagli arbitri confermano l’esistenza di un cosiddetto” sistema Rocchi nella gestione delle designazioni. Scelte che, secondo l’accusa che avrebbe trovato riscontri in questi colloqui, sarebbero state pilotate dall’ormai ex designatore per fornire a un club (l’Inter) arbitri graditi come Colombo o togliere di mezzo quelli sgraditi come Doveri nella fase decisiva dell’ultima stagione.
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E’ il cuore di quanto contenuto nell’avviso di garanzia notificato a Rocchi lo scorso 25 aprile con l’ipotesi di reato di frode sportiva in concorso con altre persone. Chi? Non tesserati del club, come ha precisato la Procura di Milano, ma esponenti riconducibili al mondo arbitrale.
Decine di arbitri in Procura per testimoniare sul sistema delle designazioni
La novità è che nel compiere il suo lavoro investigativo con l’ausilio del Nucleo operativo metropolitano della Gdf, Ascione ha ascoltato tra gli altri anche gli stessi Doveri e Colombo. Non è detto siano stati loro a confermare le designazioni pilotate, anzi, ma quello che emerge è che in alcuni verbali il sistema sarebbe stato certificato al magistrato dandogli la forza per poterlo contestare all’ex designatore.
La sensazione è che su questo punto e su molti altri il lavoro da compiere sia ancora lungo, anche se questo scenario contrasta con la lunghezza delle indagini e con la mole di documentazione che la Procura di Milano dovrebbe aver ragionevolmente raccolto nel frattempo. Situazione comunque fluida per quanto riguarda le verifiche ed eventuali iscrizioni ulteriori nel registro degli indagati.
Un quadro in cui rimane ancora complesso capire la cornice complessiva in cui si muove l’inchiesta. Se si tratti dell’inizio di uno tsunami che travolgerà anche i club, o un solo club, oppure se si sia difronte semplicemente a un regolamento di conti interno all’AIA e alla squadra arbitrale che ha prodotto già il passo indietro di Rocchi, designatore, e Gervasoni, supervisore del Var per la Serie A.
Quello che è emerso è che in Procura siano andati a parlare anche ex direttori di gara o assistenti arbitrali che hanno voluto denunciare un sistema di gestione delle carriere poco trasparente. Chi? Alcuni nomi sono emersi come quello di Domenica Rocca, autore anche dell’esposto denuncia dello scorso maggio, o Eugenio Abbattista che si è dimesso dall’associazione nel 2024 denunciandone il malfunzionamento. In questa guerra di bande, è la tesi di chi accusa Rocchi e i suoi collaboratori, sarebbe stato perdonato negli errori e mandato avanti nella carriera solo chi si piegava al sistema mentre gli altri sarebbero stati gradualmente epurati o penalizzati perdendo opportunità di arbitrare e in definitiva soldi.
