Cresce la tensione ai vertici del Pentagono. Secondo The Atlantic, JD Vance avrebbe espresso a Donald Trump dei dubbi sull’attendibilità dei briefing, preparati dal Dipartimento della Difesa sulla guerra in Iran. Non solo. Il vicepresidente statunitense avrebbe mostrato anche preoccupazione sullo stato delle scorte missilistiche di Washington. Se confermato, ciò proverebbe ulteriormente l’esistenza di fibrillazioni in corso tra Vance e Pete Hegseth. D’altronde, che tra i due si registrassero dei problemi, non è una novità. E’ da settembre che il capo del Pentagono è ai ferri corti con il segretario all’Esercito, Dan Driscoll: quel Driscoll che è notoriamente amico intimo del vicepresidente americano.
In particolare, Hegseth teme che costui possa prima o poi sostituirlo alla guida del Dipartimento della Difesa. Non a caso, ha cercato di indebolirlo silurando, a inizio aprile, il capo dello Stato maggiore degli Stati Uniti, Randy George. Quel George che di Driscoll era uno stretto alleato. E infatti, il segretario all’Esercito si è pubblicamente rammaricato di quel licenziamento nel corso di una recente audizione alla Camera dei rappresentanti: il che era ovviamente una stoccata, neanche tanto velata, allo stesso Hegseth.
La partita in corso si muove del resto su più piani. Il capo del Pentagono teme da tempo di poter essere licenziato e sta cercando di allontanare tutte le figure che potrebbero fargli concorrenza. La tensione è poi ulteriormente aumentata a seguito della guerra in Iran. Vance e Marco Rubio erano scettici sull’eventualità di un attacco su vasta scala contro la Repubblica islamica: entrambi puntano alla nomination presidenziale repubblicana del 2028 e non hanno quindi alcuna intenzione di scendere in campo per le primarie con un conflitto impopolare ancora in corso. Non a caso, Trump si è rivolto proprio a Vance per guidare il processo diplomatico volto a chiudere il conflitto iraniano. Dall’altra parte, Hegseth si è mostrato storicamente meno incline a un accordo con Teheran, preferendo mantenere l’approccio duro.
Ma la partita del Pentagono non si gioca soltanto in seno all’amministrazione statunitense. Secondo The Hill, molti senatori repubblicani sarebbero assai insoddisfatti dei continui siluramenti decretati da Hegseth. In particolare, una certa freddezza si sarebbe registrata soprattutto dopo il licenziamento di George. Simili malumori al Congresso potrebbero rendere la poltrona del segretario alla Difesa più traballante. Tutto questo, mentre un’eventuale promozione di Driscoll potrebbe rafforzare la posizione politica di Vance all’interno dell’amministrazione. La situazione complessiva resta in fieri. Ma la partita del Pentagono è tutt’altro che chiusa.
