Sanremo 2023: il meglio e il peggio della finale (e di tutto il Festival)

Rischiava di essere un testa a testa di quelli clamorosi con Ultimo (finito solo quarto) invece Marco Mengoni ha battuto tutti: è entrato all’Ariston da vincitore in pectore con settimane di anticipo e ha confermato tutte le previsioni e le scommesse: è lui il vincitore di Sanremo 2023. Ma cosa resterà di questo Festival? Ecco il meglio e il peggio di questa edizione.

IL MESSAGGIO DI ZELENSKI

Settimane e settimane di polemiche sul messaggio di Volodymyr Zelensky. Doveva essere un video, poi è diventata una missiva tradotta dall’ambasciata ucraina in Italia. «La musica vince! E questa è una delle migliori creazioni della civiltà umana. Sfortunatamente, per tutto il tempo della sua esistenza, l'umanità crea non solo cose belle. E purtroppo oggi nel mio paese si sentono spari ed esplosioni. Ma l'Ucraina sicuramente vincerà questa guerra», legge Amadeus. Un messaggio doveroso per alcuni, innocuo per altri, ma televisivamente poco efficace. Tanto rumore per nulla.

MORANDI, MONUMENTO NAZIONALE

«Potenza della lirica. Dove ogni dramma è un falso». Giù lacrime quando Gianni Morandi in apertura di finale omaggia Lucio Dalla, tra i momenti più intensi di questo Festival. Come durante l’attacco di Uno su mille ce la fa (“se sei a terra/non strisciare mai”), da pelle d’oca, qualche sera fa con l’Ariston che ha portato in trionfo lui, Al Bano e Ranieri. 50 sfumature di Morandi: zio bonario, motivatore, sornione, maratoneta dello show, spalla di Amadeus. Che l’ha scelto come volto rassicurante e transgenerazionale – anche per bilanciare un cast di giovani sconosciuti al pubblico più agée – e ha fatto la mossa giusta. VOTO: 9

CHE NOIA LE LEZIONI DI INSTAGRAM

Tutto è cominciato con la Ferragni in versione prof. di Instagram. Ha fatto aprire un profilo ad Amadeus (il quale ha finalmente abbandonato quello di coppia con la moglie), che in una manciata di giorni è arrivato a 1,6 milioni di followers. Da quel momento, non hanno più smesso: selfie in diretta (avanguardia pura, eh!), dirette social, meme, appelli ironici per incrementare i seguaci. Divertente la prima volta, noioso riempitivo la seconda, da sbadiglio la terza conta consecutiva dei follower. Si salvano solo le incursioni di Fiorello. VOTO: 3

FERRAGNI E LE ALTRE CONDUTTRICI DI SANREMO

Promosse e bocciate. Una cosa va detta: rispetto allo scorso anno, il livello complessivo di scioltezza e presenza scenica è più alto. Ma ve le ricordate la Muti e la Cesarini, lo scorso anno? Chiara Ferragni parte frenata poi si scioglie: dallo schermo di uno smartphone alla tv, il salto era un triplo carpiato invece le è riuscito al primo colpo. Stratega com’è, difficilmente cederà alle lusinghe del piccolo schermo, almeno non nel breve periodo. Ma le va riconosciuto di aver fatto ciò che tutti si aspettavano da lei: fatto parlare, discutere, polarizzare la discussione. Un “effetto accerchiamento” perfettamente riuscito. Buona la prima per Francesca Fagnani: la “belva” è uscita dalla confort zone e non si è fatta fagocitare dal palco più temuto, portato una dose del suo sarcasmo sofisticato. Se l’è cavata ma senza brillare Paola Egonu, lei sì completamente digiuna di tv, mentre per Chiara Francini Sanremo ha il sapore dello switch definitivo: un po’ Franca Valeri, un po’ Anna Marchesini, la consacrazione è strameritata. VOTO: 7

BASTA MONOLOGHI, BASTA!

Il virus del monologhismo si è abbattuto con forza sull’Ariston anche quest’anno. Una tassa per tutte le co-conduttrici con un risultato quasi sempre dimenticabile dal retrogusto di riempitivo inutile (qualche volta pure scritto male). Non fanno eccezione quello di Chiara Ferragni, una lettera buonista ed egoriferita alla “piccola Chiara” (VOTO: 4, è più efficace con gli adv), e quello di Paola Egonu sul razzismo (VOTO: 5). Nessun passo falso per Francesca Fagnani, dritta e perfetta nel dare voce ai giovani detenuti e l’importanza dell’istruzione (VOTO: 9). Fa emozionare Chiara Francini, con un pezzo raffinato sulla maternità sognata e i figli che non arrivano (VOTO: 9).

LA METAMORFOSI DELL’AMADEUS DEI RECORD

La politica ha bussato alle porte del Festival prima, durante e probabilmente lo farà anche dopo Sanremo. L’obiettivo non era Amadeus, piuttosto i vertici Rai, basta poco per capirlo. Lui però ha tirato dritto e se l’è cavata col solito pilota automatico – ormai padroneggia i meccanismi festivalieri come il Baudo dei tempi d’oro –, puntellato da ascolti da brividi. Nel frattempo, c’è stato un passaggio non da poco: ha cambiato pelle e tirato fuori le unghie. Ha replicato a tono alle polemiche, ha tenuto testa al cda Rai (che lamentava di non aver saputo dell’invito a Mattarella), ha difeso le sue scelte anche quando sarebbe stato più comodo scaricare Blanco, Fedez & co. ai loro destini. Il mediano di successo ormai è un big della tv. VOTO: 9

FEDEZ IL PREZZEMOLINO

Muschio Selvaggio su Rai2, il freestyle della discordia contro Bignami e Roccella, il bacio in bocca con Rosa Chemical, le telecamere di The Ferragnez in giro per Sanremo a tutte le ore. Doveva essere il Festival della moglie ma lui sembra aver fatto di tutto – quanto consapevolmente e quanto per un giro di troppo del caso – per rivendicare la sua quota di riflettori. Profilo basso, questo sconosciuto. Ma il passo di lato è complicato: del resto, business is business. VOTO: 3

SU E GIÙ

Tra i momenti da ricordare: la lezione di Roberto Benigni sulla Costituzione («chi sogni arriva prima di chi pensi» vale tutto l’intervento); il karaoke collettivo con i “tre leoni” Al Bano-Mengoni-Ranieri (karaoke a squarciagola con picchi di nostalgia); il messaggio dell’attivista iraniana Pegah Moshir Pour. Da dimenticare, invece, lo show di Blanco che distrugge mezzo palco; i comici all’una di notte (Angelo Duro e Alessandro Siani non hanno lasciato il segno); le ospitate promozionali degli attori delle fiction Rai: un riempitivo inutile.

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