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Ribaltone: la storia politica del compromesso all'italiana

Spiegare a un inglese, un tedesco o, peggio ancora, a un americano cosa s'intenda per "ribaltone" è impresa ardua se non impossibile.

Cos'è il "ribaltone"

Difficile che questo concetto squisitamente italiano possa essere compreso; che qualcuno al di là dei confini nazionali possa accettare l'idea che una maggioranza parlamentare eletta per volontà popolare possa cambiare i suoi equilibri a tavolino (senza tornare alle urne) per convenienza politica.

Se si dovesse spiegare in soldoni il concetto di ribaltone utilizzando il linguaggio universale del calcio si potrebbe dire che è come se due squadre di pallone che si affrontano una contro l'altra a un certo punto si fermassero in piena partita mentre lo stadio è zeppo di tifosi di entrambe le fazioni. A questo punto, a bocce ferme, è come se una delle due formazioni si mettesse d'accordo con alcuni giocatori della squadra avversaria formando una terza squadra che non sarebbe né quella per cui tifano i support della curva sud né quella per cui tifano quelli della nord.

Una squadra costruita a tavolino che gioca una partita di comodo per la quale nessuno ha pagato il biglietto.

Il ribaltone in politica funziona più o meno nello stesso modo ed è un termine (e un meccanismo) tutto italiano che trasforma i "per sempre" e i "mai" in: perché no.

Salvini: "E' un ribaltone all'italiana"

E' quello che sta succendendo in queste ore in Italia come denunciato dal leader leghista Matteo Salvini che ha dichiarato: "Questo è un classico ribaltone all'italiana. Sta nascendo un governo che ha come unico collante le poltrone. Sta nascendo un governo per un gioco di palazzo".

Il gioco di palazzo cui si riferisce il Ministro è quello che starebbero orchestrando i "mai" alleati PD e M5S alle prese con un tentativo di mettere insieme una maggioranza di governo che non è quella uscita dalla urne con rivali storici che si uniscono per fare lo sgambetto a personaggi scomodi: in questo caso Salvini stesso.

Il leader leghista ha, infatti, poi aggiunto: "Se l'unico collante per far nascere questo governo è 'tutti tranne la Lega, tutti tranne Salvini', non penso che qualcuno stia facendo un buon servizio per l'Italia. Speriamo che qualcuno non stia svendendo i propri ideali per qualche poltrona. Noi non vendiamo gli ideali per le poltrone, gli ideali vengono prima del calcolo spartitorio".

La storia dei ribaltoni in Italia

E dire che ormai 25 anni fa è stata proprio la Lega Nord guidata da Umberto Bossi a orchestrare uno dei più grandi ribaltoni della storia d'Italia.

Era la fine del 1994 e a Palazzo Chigi sedeva Silvio Berlusconial governo grazie al sostegno di Lega Nord e Alleanza Nazionale.

Bossi e Berlusconi, però, già da mesi erano in disaccordo su temi cruciali quali lavoro, giustizia, pensioni e tanto altro.

Bossi - D'Alema

Per questo ad agosto del '94 Bossi aveva incontrato l'allora segretario del Pds Massimo D'Alema e quello del Ppi Rocco Buttiglione per studiare il modo per far cadere il governo Berlusconi e sostenere un governo tecnico cerchiobottista in cui accontentare un po' tutte le campane.

E' quello che poi è successo dopo che il 22 dicembre dello stesso anno Bossi ha rotto l'alleanza con il Cavaliere votando in seguito a favore del successivo governo tecnico guidato da Lamberto Dini e sostenuto dal centro sinistra con l'appoggio leghista.

Alle radici del "ribaltone"

Proprio in occasione del "tradimento" leghista è stato coniato il termine giornalistico "ribaltone", che poi altro non è se non il figlio illegittimo di quella capacità tutta italiana di unire capre e cavoli: rossi e neri, democristiani e comunisti, post fascisti e cattolici.

Senza scomodare il Risorgimento con Cavour e Depretis riavvolgendo il nastro della storia politica più recente basta arrivare al 1977 quando il democristiano Aldo Moro e il comunista Enrico Berlinguer hanno gettato le fondamenta per il cosiddetto compromesso storico, quel patto politico ontologicamente connesso al concetto attuale di ribaltone. In quel caso Berlinguer aveva votato a favore del governo guidato dal nemico giurato dei comunisti ovvero Giulio Andreotti.

Da allora di colpi al cerchio e colpi alla botte la nostra Repubblica ne ha subiti parecchi con alleati diventati nemici giurati ed ex nemici che andavano a braccetto con compromessi scritti a tavolino.

D'Alema-Berlusconi: la Bicamerale

A dispetto di quanto si possa pensare, però, più che la tanto vituperata Prima Repubblica è stata la Seconda quella che ha regalato alla storia il maggior numero di ribaltoni e balletti di maggioranza. Se di Bossi e D'Alema si è già detto lo stesso D'Alema, nel 1997, ha firmato un'altra storica alleanza con il nemico giurato di sempre: Silvio Berlusconi.

Era l'anno della cosiddetta Commissione Bicamerale quando Pds e Forza Italia si accordarono per portare a termine riforme costituzionali bipartian che naufragarono un anno dopo quando l’allora presidente D’Alema dichiarò di aver preso "atto del venire meno delle condizioni politiche per la prosecuzione della discussione".

Le larghe intese di Enrico Letta

Prima di arrivare ai giorni nostri, un nuovo valzer delle poltrone ha avuto luogo nel 2013 quando nacque il cosiddetto "governo delle larghe intese" guidato da Enrico Letta e sostenuto sia dal Pd sia dal Pdl.

Ora non resta che vedere cosa uscirà dalle consultazioni tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico. Al momento pare che tra liti e botta e risposta si sia arrivati a un nulla di fatto, ma, in perfetto stile italiano, nel giro di un battito di ciglia si potrebbe assistere a strette di mano e pacche sulle spalle tra personaggi che fino a ieri non si guardavano in faccia. 

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