Bossi canottiera
ANSA/ Massimo Sestini
Bossi canottiera
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Bossi, 73 anni ma più incisivo di un tweet

Il compleanno del senatùr il giorno del referendum scozzese perso. «Ma quel 45 per cento è già un regalo»

«Braveheart» in camicia verde avrebbe  preferito svegliarsi oggi 19 settembre e trovare per regalo di compleanno l’indipendenza scozzese. Magari sarebbe tornato a intervistarlo, come accadde una decina di anni fa a Pontida, anche un celebre corrispondente della Bbc, incuriosito dal fatto che Umberto Bossi avesse preso a modello l’eroe scozzese. Bossi è andato sempre forte tra gli indipendentisti. In Irlanda c’è  addirittura la «Bossi cup» per la competizione di danza a Ennis, il  paese che ha dato i natali all’eroe simbolo Eamon De Valera. Ma quel 45 per cento di sì all’indipendenza per il Senatùr è già un regalone. E poi che bella coincidenza: «Niente accade mai per caso», è una sua massima. All’agenzia Ansa lo aveva anticipato l’altro ieri: «Alla fine il momento arriva. E se non è adesso, arriverà».

"Ha vinto il no perché hanno spaventato la gente" è stato il commento del Senatùr rilasciato alla Reuters.

Ottimista e cauto, rivoluzionario e istituzionale, realista e sognatore, barbaro e inaspettatamente raffinato, per il presidente e fondatore della Lega Nord  la resistenza scozzese è un po’ la metafora dei suoi 73 anni. Passati tra Prima e Seconda Repubblica. 

La villetta di Gemonio non è più presidiata dai giornalisti come negli anni d’oro, quando ruggiva e minacciava l’uso dei «fucili», sempre metaforici, per l’indipendenza della Padania o come quando era ministro e pezzo da novanta del governo Berlusconi. Ma Bossi è sempre Bossi. L’aura della leggenda non gliela toglie più nessuno di dosso. Non c’è riuscito il caso Belsito, quando un Giuliano Ferrara, quasi isolato, scrisse: «Non schizzate fango su quella canottiera». Non ci sono riuscite le divisioni interne e anche quelle che lui chiamerebbe «le malignità dei mediocri».  

Gli sono arrivati auguri anche da leghisti Oltreoceano. E nei giorni scorsi a Montecitorio politici e giornalisti di tutte le «razze» lo hanno omaggiato in anticipo. Ma lo fanno sempre, anche a prescindere dal compleanno. Lo stesso premier Matteo Renzi, il rottamatore per eccellenza, il giorno del suo insediamento, quando anche Bossi prese la parola, incuriosito mandò a chiamare «l’animale politico» dal fiuto straordinario ancora adesso. L’irrottamabile.  Il «Barbaro» di Gemonio non si perde una votazione, in aula è tra i più presenti.

Sulla sua panchina, nel cortile della Camera, dove va a fumare gli inseparabili sigari, ha sempre accanto i leghisti. Sono lontani i giorni in cui un Bossi un po’ più solo aspirava i «Garibaldi» e inseguiva con lo sguardo la nuvola di fumo pensando forse che «il momento», quello del rispetto,  sarebbe arrivato anche per lui. Bossi si candidò alle primarie leghiste, raccogliendo un non trascurabile 18 e passa per cento. Matteo Salvini vinse. Ma, l’uomo che ha salvato la Lega alle elezioni europee, ha avuto la lungimiranza di capire che il Carroccio non poteva fare a meno del suo fondatore. Salvini lo riconfermò presidente.  Durante le estenuanti votazioni per la Consulta e il Csm, Roberto Calderoli gli è stato sempre affettuosamente a fianco. E così i deputati più giovani, da Paolo Grimoldi a Massimiliano Fedriga, nuovo capogruppo.  È sempre tutto un «Capo, qui» e un «Capo, là».

«Capo» ormai lo chiamano anche i cronisti che lo conoscono meglio. Quando la maionese della politica impazzisce, il Senatùr dà sempre una chiave di lettura scolpita in poche e pregnanti battute.  Bossi come un  precursore di Twitter. Il suo è il tweet parlato. Che scardinò il politichese con quel celebre «trovare la quadra», rimasto nel linguaggio della politica.   La più recente battuta a Panorama.it: «Il governo meno fa, più promette». Oppure sul suo amico Silvio Berlusconi: «Non vedo altri con la sua forza».  E ancora altro «tweet» bossiano: «Aspettiamo gli ridiano il passaporto».   

La politica è la sua vita.  «Quest’estate – ha detto – ho fatto più di mille chilometri. Uno, due comizi al giorno. C’erano sempre anche tanti giovani, gente che io non avevo mai visto…». Ma anche la terra è la vita di «Braveheart» in camicia verde.  Al ritorno dalle ferie ha raccontato a Panorama.it : «Terra e animali: queste sono state le mie vacanze, le ho passate nella fattoria dei miei figli (Renzo e Roberto Libertà ndr). Ci sono maiali, conigli, cani… si respira l’odore della terra».  Come «Terre», di Hermes, profumo preferito del «Barbaro» di Gemonio.

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