La rete idrica d'Italia, un colabrodo di sprechi

Fiumi in secca, fontane spente, prati secchi, acqua calmierata e raccolto a rischio. La cartolina dell’Italia in questo inizio d’estate 2022 racconta di una nazione che rischia di essere messa in ginocchio dall’emergenza siccità e in questo momento, non può che farne mea culpa. Coldiretti stima una possibile perdita di 1 miliardo per il settore e il 50% della produzione a rischio.

In un paese in cui la parola “emergenza” è l’alfa e l’omega dell’approccio a qualsiasi problema lasciano di stucco i numeri che snocciola Istat (e non da ora) circa il drammatico problema della dispersione idrica nel nostro paese. L’Italia “vanta” una rete di acquedotti di oltre 425mila chilometri – che arrivano a 500mila se si considerano le connessioni e i raccordi – che distribuisce che ogni anno regione per regione, città per città circa 8,2 miliardi di metri cubi d’acque nelle nostre case.

Il problema è che è una rete talmente vecchia, logora e deteriorata che 4,7 miliardi di metri cubi di queste acque non arrivano nelle nostre case e si perdono cammin facendo. Nel 2020, rivela Istat nel suo ultimo report sull’acqua distribuito in occasione della giornata mondiale dell’acqua (22 marzo) sono andati persi 41 metri cubi al giorno per km di rete nei capoluoghi di provincia o città metropolitana; il che vuol dire il 36,2% dell’acqua immessa in rete (37,3% nel 2018).

Sempre Istat stima che per sostitire – al ritmo attuale – l’intera rete idrica nazionale ci vorrebbero circa 250 anni. Ritmi lenti, burocrazia, sottovalutazione del problema hanno infatti fatto sì che oltre il 60% degli acquedotti italiani abbia oltre 30 anni e il 25% abbia superato il mezzo secolo di storia.

Una rete idrica colabrodo che contribuisce ad aggravare la drammatica situazione ambientale che si sta attraversando a livello globale. Come ha ricordato l’Istituto nazionale di statistica in occasione della giornata mondiale dell’acqua “I cambiamenti climatici e l’inquinamento stanno accrescendo la pressione su corpi idrici e infrastrutture, già fortemente sollecitati dai processi di urbanizzazione e dallo sviluppo economico che hanno avuto, negli anni, un impatto diretto sull’aumento della domanda di acqua. Occorre dunque rafforzare la resilienza del sistema idrico, rendendo i processi più efficienti soprattutto nei territori che presentano una maggiore vulnerabilità a situazioni di criticità idrica”.

Ecco, questo in Italia non succede. O meglio: non succede ovunque. Come di consueto, infatti, ogni regione, provincia e città d’Italia racconta una storia diversa ed esistono divergenze macroscopiche tra un angolo e l’altro della penisola. Basti pensare (i numeri li fornisce ancora una volta Istat) che se a Milano si disperde “solo” il 13,5% dell’acqua a Frosinone la stessa percentuale sale all’80% e in Italia ci sono ben cinque regioni che buttano via un litro su due di acqua potabile.

Maglia grigia di regione meno virtuosa in tema di risparmio idrico la indossa l’Abruzzo con una dispersione del 56% seguita da Umbria (55%); Sicilia e Sardegna (51%) e Lazio (53%).

Le regioni più virtuose, invece, si trovano tutte al nord ovest. In Val D’Aosta la dispersione idrica è inferiore al 22%, mentre a Bolzano si attesa al 25%. In Lombardia ci si ferma al 30% che diventa 36% in Piemonte. Bene anche Emilia Romagna (31%) e Marche (34%).

In più di un capoluogo su tre si registrano perdite totali superiori al 45%. Le condizioni di massima criticità, con valori superiori al 65%, sono state registrate a Siracusa (67,6%), Belluno (68,1%), Latina (70,1%) e Chieti (71,7%).

All’opposto, una situazione infrastrutturale decisamente favorevole, con perdite idriche totali inferiori al 25%, si rileva in circa un Comune su cinque. In sette capoluoghi i valori dell’indicatore sono inferiori al 15%: Macerata (9,8%), Pavia (11,8%), Como (12,2%), Biella (12,8%), Milano (13,5%), Livorno (13,5%) e Pordenone (14,3%). In nove Comuni, tre del Centro e sei del Mezzogiorno, si registrano perdite totali lineari superiori ai 100 metri cubi giornalieri per chilometro di rete, generalmente superiori al 50% in termini percentuali.

E dire che l’Italia viene considerato a livello mondiale un paese idrovoro. E’ il primo in Europa per prelievi di acqua potabile per abitante (160 m3 per persona all’anno) e il primo paese al mondo per consumo di acqua minerale in bottiglia (188 litri pro capite annui).

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