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Mida / EPA / Armando Babani
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Paula Hawkins: 'Racconto il ruolo delle donne nella società' - Intervista

L'avevamo già intervistata la scorsa estate in occasione dell'uscita del suo secondo romanzo intitolato Dentro l'acqua (Piemme), ma con Paula Hawkins, scrittrice britannica da tempo in cima alle classifiche con il bestseller La ragazza del treno (Piemme - da cui anche l'omonimo film di Tate Taylor con Emily Blunt), abbiamo avuto modo di fare un'altra chiacchierata, durante il Book City di Milano.

Un incontro breve, cordiale e intimo, riservato a soli cinque giornalisti italiani, durante il quale si è sviluppato un discorso legato a entrambi i romanzi di Paula Hawkins, thriller psicologici che condividono un elemento comune importante: la centralità della donna.

'La ragazza del treno'Piemme

Sia in La ragazza del treno che in Dentro l'acqua le protagoniste sono donne. Tratteggiate con molta cura e profondità, in un modo così accurato (e lontano da cliché o luoghi comuni) che sono in grado di suscitare, se non la completa comprensione, una grande empatia anche nei lettori uomini. Gli abbiamo chiesto come fa, quale sia la sua formula.

"Non credo ci sia una formula precisa: per me la parte più importante di un romanzo sono i personaggi e la loro costruzione. Parto da loro, dalla loro storia.
È necessario vivere con loro per un po', immedesimarsi nelle loro personalità e pensare 'come risponderebbe a questa domanda?' o 'come farebbe in questa situazione?'. È altrettanto importante evitare i cliché, offrendo al lettore personaggi che siano veri e per farlo bisogna studiarli con attenzione, osservarli, farli propri e solo dopo metterli sulla carta. C'è anche qualcosa di me: alcuni lati di Jules per esempio (una delle protagoniste di Dentro l'acqua – n.d.r.) arrivano dalla mia esperienza personale."

'Dentro l'acqua'Piemme

E dunque, anche se l'ha già accennato, come lavora ai suoi personaggi? E perché le donne hanno un ruolo così importante?

“Le donne sono al centro dei miei romanzi, e lo saranno sempre, credo, perché sono interessata a indagare e a raccontare il loro ruolo nella società e le sfide che si vedono costrette ad affrontare. Non sono eroine, né buone e nemmeno cattive. Amo costruire personaggi complessi, magari anche un po' compromessi e difficili, proprio come nella realtà. Credo che il successo dei miei libri dipenda anche da questo. Rachel, ad esempio (La ragazza del treno – n.d.r.), non è stata amata da tutti, per il suo essere così contraddittoria, per le sue fragilità. Ma anche per questo ha saputo affascinare molte persone, che vi si sono ritrovate proprio per la sua imperfezione e per le sue paure così vere.”

Questi suoi personaggi femminili si portano spesso addosso storie di abusi o di difficoltà. C'è forse qualche messaggio che vuole mandare, anche alla luce dei più recenti fatti di cronaca?


“Il punto di partenza per le mie storie non è rappresentato da violenze, abusi o difficoltà. Racconto storie di donne e dunque non si può fare a meno di incappare in certe situazioni. Non mi siedo alla scrivania pensando 'ora inizio un romanzo che parla di violenza sulle donne', ma ovviamente finisco per parlarne lo stesso. Un po' perché mi interessa l'argomento e un po' perché, se racconti di crimini e di donne, il discorso sembra inevitabile. Dentro l'acqua, in questo senso, sembra un romanzo di attualità, pensando al caso Weinstein e a tutto ciò che ha scoperchiato. Il romanzo in realtà è stato scritto molto tempo prima, ma sembra dimostrare ancora di più quanto questo argomento sia cruciale e quanto sia necessario affrontarlo per arrivare a soluzioni concrete. Le donne fanno fatica a raccontare la violenza, incoraggiate a tacere e a mandare giù, quasi fosse motivo di vergogna. Ma forse le cose stanno cambiando finalmente.”

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