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Il Movimento 5 Stelle, perché resta sempre al secondo posto

Sempre a un passo dalla vittoria. Mai sulla linea del traguardo. Primo partito in Sicilia, e nei sondaggi anche in Italia, il Movimento 5 Stelle continua a restare inchiodato a quello che somiglia tanto a un destino: rincorrere, rincorrere, rincorrere.

Come Gaetano Belloni, l’eterno secondo del ciclismo eroico del primo Novecento, quando la bicicletta diventò il mezzo più popolare e le star, le stelle, filavano sul piastrellato tra ali di folla che toccavano con mano, di persona, non attraverso gli schermi della Tv, i loro idoli sportivi.

Erano gli anni di Costante Girardengo, il numero 1. Ma la figura forse più simpatica, e anche un po’ patetica, era proprio “Tano”, che riuscì a collezionare un centinaio di secondi posti (26 alle spalle del fuoriclasse Girardengo, il primo Campionissimo del ciclismo nostrano). Belloni era molto amato, simpatico agli appassionati dei pedali perché partiva favorito (grazie anche al fatto che era stato riformato e non aveva dovuto fare né la guerra né il servizio militare), ma pur fortissimo non riusciva mai a sfondare perché si trovava sempre davanti qualcuno che riusciva per pochi minuti, pochi secondi, o poche frazioni di secondo, a infilare il traguardo prima di lui. Questo lo trasformò in una figura molto amata dal popolo dei tifosi che accalcava le strade bianche e polverosa di una Italia appena riunita.

Dietro il vincitore, Tano era sempre sorridente, quasi rassegnato. Gustava la vittoria, ne assaporava la soddisfazione, poi però, invece della palma del vincitore, restava con un palmo di naso.

Le poche vittorie

Ecco, a ripensare a quella saga, a quella favola al contrario, mi è venuto in mente il movimento 5 Stelle e qualcuno dei suoi campioni. Che hanno centrato finora solo “gare di paese”. Se si eccettuano le città (campionato locale), non sono riusciti a concludere al primo posto un solo Giro d’Italia. E sì che i “Tano” grillini continuano a mietere speranze e empatie.

I personaggi del Movimento sono spesso facce pulite, giovani, relativamente estranee alla politica, parlano il linguaggio dei cittadini anche se poi si insediano sullo scranno del Primo Cittadino. E nella migliore delle ipotesi continuano a sembrare “uno uguale uno”, senza infamia e senza lode.

Se sbagliano, se i loro sistemi incidentalmente si rivelano uguali o paragonabili a quelli degli altri, come nel gioco delle nomine o in quello del “togli la multa”, si fanno tuttavia perdonare (per quanto?) in virtù del teorema dei complotti, anche mediatici, di cui sarebbero vittime.

Perché la Sicilia è una grande delusione

I 5 Stelle avevano puntato praticamente tutto sulla Sicilia, si vedevano già allineati nella Giunta. Al governo della Regione Autonoma. Un monocolore al vertice di un mini-Stato. La Sicilia poteva essere l’agognato trampolino di altre esaltanti avventure elettorali, in un Giro d’Italia che li avrebbe portati fino a Palazzo Chigi. Da qui il Sì al confronto di Luigi Di Maio con Matteo Renzi, pianificato per seguire al trionfo siciliano. E invece. C’è ancora e sempre qualcuno davanti. Stavolta Musumeci, che significa Berlusconi davanti a Grillo e Di Maio.

Gli eterni secondi restano simpatici, come tutti i favoriti poi perdenti. Che però non perdono il sorriso. Rischiano di apparire un po’ sfigati, ma vincere contro tutti non è facile. Perfino i media internazionali scrivono che a vincere, in Sicilia, è stato “l’immortale Berlusconi”. Che macina e divora non soltanto post-comunisti e renziani, ma pur nelle ridotte della propria condizione di “non candidabile”, la gioiosa macchina da guerra dei 5 Stelle. Grillo in testa.     

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