L'Atlante delle emozioni umane

La felicità per un nuovo traguardo o per una bella notizia, il dolore causato da un fallimento o da una perdita: la nostra vita è costellata di emozioni a cui spesso non sappiamo che nome dare. Piccole sfumature di sentimento che toccano diverse corde del nostro animo, qualcosa di simile alla nostalgia, magari, che nostalgia non è. O qualcosa di simile alla rabbia, ma meno intenso magari. Con ogni probabilità potrete trovare il sentimento a cui non riuscite a dare un nome tra i 156 catalogati nell’Atlante delle emozioni umane di Tiffany Watt Smith (Utet 2017), un elenco che non vuole certo avere pretese di completezza ma apre una finestra su quell’amalgama di passioni che caratterizza la nostra esperienza di esseri umani.

Le emozioni? Un’invenzione
Parlare di emozioni è qualcosa a cui siamo abituati, lo troviamo normale, spesso indispensabile. Libri, riviste, programmi televisivi: tutto sembra incentrato sulla comprensione (e in alcuni casi sfruttamento) dei nostri stati d’animo. Un film, ad esempio, può essere commovente, un programma può raccontare storie tristi o persino inquietanti, un libro può promettere trucchi incredibili per trovare la felicità. Ma non è sempre stato così. Il termine “emozione”, infatti, è stato introdotto solo nella prima metà dell’ottocento, prima si utilizzavano altri nomi, come “passione” o “accidente”. È solo grazie agli studi sempre più approfonditi di medici e antropologi, all’incirca dal seicento ai giorni nostri, che abbiamo scoperto quante multiformi sfumature può avere il nostro animo.

A cavallo di secoli e culture
Siamo tutti parte della stessa pulsante umanità, ma pensare che tutti gli abitanti del nostro pianeta abbiano provato le stesse emozioni in qualsiasi periodo storico e a qualsiasi longitudine sarebbe errato. Ci sono emozioni strettamente legate a un momento storico (come la dromomania, un’allucinata spinta al viaggio senza meta che imperversava in Francia alla fine dell’ottocento, o l’accidia, una catastrofica crisi emotiva che coglieva nel primo pomeriggio gli eremiti cristiani in Egitto del IV secolo), altre invece dipendono strettamente dal contesto culturale in cui si sviluppano: in Nuova Guinea è facile avvertire l’awumbuk, una sorta di tristezza, quando se ne va un ospite gradito, mentre in un’isola dell’Oceano Pacifico si prova uno speciale senso di oltraggio e necessità di risarcimento chiamato song.

A come Allegria, B come Basoressia
L’Atlante delle emozioni di Tiffany Watt Smith è dunque una raccolta enciclopedica di stati d’animo. Dalla A alla Z (ma con rimandi tra le varie voci per seguire il percorso di lettura che a ciascuno è più consono) i 156 micro-saggi affrontano ciascuna emozione in modo semplice ma approfondito: ora con un excursus storico, ora spiegandone l’etimologia, ora concentrandosi sulla cultura di riferimento. Troviamo così emozioni che ben conosciamo, come l’empatia, che adesso ha significato di “risonanza” emotiva tra persone ma è nata come “risonanza” tra persona e oggetto, e come la noia, un sentimento per nulla moderno, al punto che ne parla persino Plinio. Ma accanto alla paura e alla confusione trovano spazio anche sentimenti di cui difficilmente si sente parlare, come la filoprogenitività, ovvero l’impulso all’amore genitoriale.

Andare postal
Dall’America all’Inghilterra, dalla Germania alla Polinesia, dall’Australia all’Alaska. Le emozioni attraversano i secoli e i paesi, raccontano la nostra storia, e scoprendone di sempre nuove si passa dallo straniamento per aneddoti sconosciuti alla comprensione di stati d’animo ben noti. Sapevate che il modo di dire statunitense going postal, traducibile con “andare su tutte le furie”, deriva da sparatorie di massa avvenute negli anni ’80 per mano di impiegati di posta insoddisfatti? Molto comune, invece, è quel sentimento di angoscia e agitazione che si avverte quando ci si accorge di avere poco tempo per fare qualcosa: si chiama torchlusspanike ha origine medievale. Un’altra emozione abbastanza comune è la matutolypea, praticamente il nostro “scendere dal lato sbagliato del letto”: a chi non succede almeno una volta ogni tanto!
E sono sicura che molti abbiano provato anche l’iktsuarpok, è un termine inuit, ma lascio a voi scoprine il significato.

Tiffany Watt Smith
Atlante delle emozioni umane
Utet, 2017
373 pp., 22 euro

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