Vola l'inflazione ma non i salari e gli italiani sono nei guai

L’inflazione corre ai massimi da 26 anni: in Italia a gennaio l’indice dei prezzi al consumo è cresciuto dell'1,6% su base mensile e del 4,8% su base annua (da +3,9% del mese precedente). Si tratta del massimo da aprile 1996, e la responsabilità è essenzialmente del caro energia: il prezzo dei beni energetici regolamentati, secondo l’Istat, è cresciuto del 38,6%, il record di sempre. Non va meglio nell’Eurozona, dove le stime di Eurostat rivelano un’inflazione in crescita del 5,1% su base annua a gennaio. Ma nel nostro Paese il problema del carovita è più grave, perché in Italia le retribuzioni continuano a restare al palo.

Già nel 2021, infatti, i prezzi sono aumentati molto di più dei salari, crescendo a una velocità tripla. A certificarlo è stato sempre l’Istat, secondo cui lo scorso anno la crescita delle retribuzioni contrattuali orarie si è fermata allo 0,6% annuo, rimanendo in linea con quella del 2020, l'anno in cui è esplosa la pandemia. Nello stesso periodo l’inflazione è cresciuta tre volte tanto, dell’1,9%, rendendo le famiglie ancora più povere. "Alla luce della dinamica dei prezzi al consumo, in forte accelerazione nella seconda metà dell'anno e pari a circa tre volte quella retributiva, si registra anche una riduzione del potere d'acquisto", ha commentato lo stesso Istituto di statistica. E non è difficile immaginare cosa potrebbe succedere quest’anno, se l’inflazione continuerà a correre al 4% e oltre.

Le buste paga degli italiani sono infatti ferme da tempo: da quando nel 1992 fu abolita la scala mobile, cioè il meccanismo che adeguava i salari degli italiani all’inflazione, l’Italia è diventata l’unico Paese avanzato in cui si guadagna meno di allora. Secondo l’Ocse il salario medio di un lavoratore italiano è diminuito del 2,9% dal 1990 al 2020, mentre nello stesso periodo in Germania e Francia è salito del 30% e negli Usa addirittura del 50%. Le ragioni sono molteplici: dalla storica scarsa produttività del lavoro nel nostro Paese all’assenza di un salario minimo, a cui si oppongono sia i maggiori sindacati sia i datori. Sta di fatto che in Italia si guadagna meno che in altri Paesi e con l’inflazione ai massimi questo rappresenta un serio problema.

“Circa la metà dell'inflazione è causata dall'aumento dei valori dell'energia", ha specificato la commissaria europea all’Energia Kadri Simson. E per il prossimo futuro, almeno in Italia, c’è poco da stare allegri: l’Istat ipotizza che “avremo ancora una fase calda nei mesi più vicini''. Se si dovesse consolidare un trend dell’inflazione di questo genere, ha aggiunto l’Istat, ci troveremmo di fronte a un elemento “non più sano ma patologico, cioè un elemento che può avere conseguenze negative, da vari punti di vista, sull'andamento dell'economia''. E a pagare il prezzo più alto saranno i più poveri.“Poiché sono soprattutto i beni a incidere sulle spese delle famiglie meno abbienti, il rialzo dell'inflazione segna valori più elevati per queste famiglie, che appartengono alla classe di spesa dei consumi più bassa, rispetto a quelle più ricche'', ha spiegato l’Istat, secondo cui il peso maggiore sui nuclei familiari più poveri “desta preoccupazione, per le conseguenze economiche e per quelle sociali".

L’inflazione ha raggiunto "valori di altri tempi, con i quali le famiglie e le imprese devono, comunque, confrontarsi", ha fatto sapere Confcommercio, secondo cui “difficilmente la situazione si risolverà nel breve periodo". E le associazioni dei consumatori sono sul piede di guerra: di “vera emergenza prezzi" parla Assoutenti, che con il presidente Furio Truzzi esprime preoccupazione in particolare "per l'impennata dei prodotti alimentari che a gennaio salgono del 3,8% su base annua. Solo per mangiare gli italiani si ritrovano oggi a spendere 285 euro in più a famiglia su base annua” ma pesa anche la voce "trasporti (+7,7% a gennaio) che determina un aggravio di spesa sugli spostamenti pari a +416 euro annui a nucleo". Per questo l’associazione ha chiesto un incontro al premier Draghi e al ministro dell'economia, Daniele Franco, con l’obiettivo di studiare misure urgenti in favore delle famiglie".

Per di più “un’inflazione così elevata può mettere a rischio anche i risparmi. Il denaro tenuto sul conto corrente, che non garantisce alcun tipo di rendimento, si svaluterà della percentuale di inflazione: e anche per chi investe in obbligazioni e titoli di Stato” le conseguenze potrebbero essere notevoli, “visto i rendimenti che sono mediamente bassi e spesso fissi nel tempo”. Per l’Istat il marcato rialzo dell'inflazione, inoltre, "potrebbe innescare conseguenze dal punto di vista delle scelte relative ai contratti di rinnovo e dell'adeguamento dei salari”. Di certo un’inflazione così elevata richiede che vengano presi provvedimenti: ma probabilmente sarebbe più efficace intervenire sulle retribuzioni.

YOU MAY ALSO LIKE