Il discorso della disperazione di Conte

Più che un discorso alla Nazione, è stato il discorso della Disperazione. Culminato in quella supplica, a mani giunte: "Aiutateci". Si era detto che il premier Conte a Montecitorio avrebbe dovuto volare alto: abbiamo visto al contrario un governo in ginocchio, disposto a promettere qualunque cosa per una manciata di voti, al fine di prolungare l'agonia.

  • E' mancata l'umiltà. In mezz'ora di discorso, non si trova un grammo di autocritica. La frase "Ho sbagliato" non è mai uscita dalla bocca del capo del governo. "Abbiamo sempre fatto le scelte migliori"? Risposta: "ognuno esprimerà le proprie valutazioni" (sottinteso: sì).
  • E' mancato il senso di realtà. Non una parola sui ritardi nei ristori, sulle lentezze dell'Inps, sulle gravi responsabilità sulle terapie intensive, sui conti che non tornano nella campagna vaccinale, sul caos quotidiano delle zone rosse, gialle e arancioni. Insomma, è stato un intervento di "alto profilo": così alto da aver abbandonato il pianeta terra.
  • E' mancata la coerenza. Giuseppe Conte dichiara che le forze politiche saranno chiamate a fare "una scelta di campo contro il sovranismo". Il solito ritornello: non toccate il governo altrimenti vinceranno "le destre". Peccato che siano le stesse destre con cui aveva governato tranquillamente fino a qualche mese fa. Il governo somiglia sempre più alle puntate di una sit-com: ogni episodio fa storia a sé.
  • E' mancata la dignità. Pur di avere l'appoggio dei "costruttori", il premier mette sul piatto, stavolta in maniera piuttosto sfacciata, ogni sorta di mercanzia, come al mercato del pesce: sventola sotto il naso dei parlamentari il posto vacante al ministero dell'agricoltura, promette il sistema proporzionale che fa comodo ai partitini, promette addirittura di riformare la costituzione, quando non è neanche chiaro se il governo arriverà alla fine del mese. Non solo: per convincere i transfughi il premier si inventa una poltrona nuova di pacca, il sottosegretariato ai servizi segreti: con l'intento, forse di ingolosire gli arcinemici di Italia Viva, con cui non ha voluto tagliare i ponti. In pratica, prima chiede di lasciare l'intelligence fuori dall'arena politica, e poi due minuti dopo la impacchetta e la getta sul piatto del poker.
  • E' mancata, fondamentalmente, l'onestà intellettuale. Non ci si venga a parlare di "nobiltà della politica". Nel suo panegirico, che a tratti assume i connotati della televendita, il premier offre semplicemente tutto a tutti. Cita degasperianamente i "liberali, i popolari e i socialisti", come se volesse convincere Togliatti, Nenni e Parri, quando dall'altra parte ci sono Mastella, Cesa e Nencini. Arriva persino a lodare i partiti dell'opposizione che hanno votato lo scostamento di bilancio, perché in vista del verdetto finale, non si sa mai: ogni voto è trincea.

Resta solo un quesito: sul Colle più alto, il presidente della Repubblica non ha nulla da dire, di fronte a un simile circo? Quelli che dovevano essere i "costruttori", per ora sono stati insuperabili "distruttori". Hanno distrutto quel poco di fiducia che gli italiani ancora riponevano nelle istituzioni .


Comunicazioni del Presidente Conte alla Camerawww.youtube.com

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