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Shopping a Torino (iStock).
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Inchieste

Covid: la quinta ondata

L’aumento dei contagi di queste settimane può essere aggravato dall’arrivo di decine di migliaia di profughi dall’Ucraina, in minima parte immunizzati. E l’efficacia dei vaccini contro le nuove varianti Omicron? Occorre metterne a punto altri, dicono gli esperti.


Ekaterina ha 35 anni, da quasi 10 vive in Italia. Era poco più che una ragazzina quando è partita dall’Ucraina diretta verso il nostro Paese: prima Roma, poi Torino, infine la Valsesia, dove oggi fa la badante a un anziano prelato. Quelle appena trascorse, sono state per lei settimane di apprensione per la sorella e la madre. Don Mario, però, si è subito messo a disposizione e ha aiutato le due donne ad arrivare in Italia.

Come prassi ministeriale vuole, sono state subito tamponate: negative. Dopo una settimana, però, entrambe hanno cominciato ad avere una piccola tosse, poi sempre più forte. «Abbiamo fatto un secondo tampone» dice Ekaterina «e questa volta entrambe sono risultate positive al Covid-19. Stanno bene per fortuna, ma ora sono in isolamento in casa. Io sono vaccinata, ma loro no».

Storie come questa, che arriva direttamente dai piedi del Monte Rosa, cominciano a diffondersi sempre di più nel nostro Paese. Il rischio che con l’arrivo dei rifugiati ucraini il virus possa propagarsi maggiormente è concreto. Anche perché già oggi - e dunque prescindendo dalla crisi ucraina - i dati parlano di un aumento di casi superiore anche al 50% rispetto solo ad alcune settimane fa.

I numeri sono chiari: se a fine febbraio i nuovi positivi viaggiavano sulle 40.000 unità, oggi siamo sopra gli 85.000. Insomma, come spiega a Panorama anche Francesco Broccolo, docente di Microbiologia all’Università Bicocca di Milano e Direttore scientifico del gruppo Cerba Healthcare Italia, «c’è il pericolo di una nuova ondata». E questo per due ragioni distinte: «Innanzitutto bisogna dire che la vaccinazione, se protegge ancora dalla malattia grazie alle cellule T memoria, non garantisce una copertura solida contro l’infezione. Dopo tre mesi anche quella del booster scende al 50%».

Se il vaccino tutela dunque dalle forme più acute di Covid-19, non è comunque uno scudo all’infezione e dunque alla propagazione del virus. «Il problema reale» aggiunge Broccolo «è che gli anticorpi evocati dal vaccino non neutralizzano le varianti Omicron 1,2 e 3, poiché è stato costruito sulla base della proteina S del virus originario di Wuhan e si dimostra antiquato».

Effettivamente, gli ultimi studi pubblicati sul settimanale scientifico Nature definiscono le varianti più recenti come un nuovo «virus». Anche per questo, oggi, la comunità scientifica è sempre più allarmata per una nuova ripresa dei contagi, tenuto conto del progressivo allentamento delle misure di restrizione.

Persiste poi un secondo fattore di rischio: «In Ucraina in due anni si sono contate oltre 100.000 morti per Covid. A questo fa il paio l’esiguo tasso di vaccinazione, pari al circa il 35%. La verosimile conseguenza di tutto ciò sarà un consistente aumento dei casi d’infezione da Sars-CoV-2, tanto più a motivo dei frequenti e prolungati assembramenti della martoriata popolazione, spesso in assenza di adeguati dispositivi di protezione individuale, nei bunker piuttosto che nei sotterranei della metropolitana e degli ospedali» nota Giovanni Di Guardo, già professore di Patologia generale all’Università di Teramo.

Esattamente come nel caso di Ekaterina. E in quello dei tanti bambini che stanno arrivando in Italia grazie al lodevole impegno di alcune associazioni come l’Aief (Associazione infanzia e famiglia): «Siamo riusciti a portare via dalle bombe e dalle sirene antiaeree 50 bambini. Appena arriveremo, tutti saranno sottoposti ai controlli di rito, anche perché molti minori non sono vaccinati. E bisogna tener presente che sono stati a lungo ammassati nei rifugi» spiega il presidente Tommaso Varaldo.

Non è detto che i controlli ministeriali siano una panacea. Al momento la circolare di Roberto Speranza prevede tamponi all’ingresso in Italia e la possibilità di ricevere il vaccino. «Ma parliamo di un tampone rapido, non molecolare, che identifica solo chi ha un’alta carica virale. Sono filtri un po’ rozzi per rivelare i super diffusori» aggiunge Broccolo.

Così tutti i casi di «inizio contagio» non vengono evidenziati, e anche fare una stima estemporanea si dimostra impossibile. Soprattutto considerando che, secondo le ultime previsioni, l’Italia accoglierà oltre un milione di rifugiati. Resta, poi, il vaccino: «Per adesso lo Stato ha offerto la possibilità, ma non c’è alcun obbligo» commenta l’avvocato Paolo Garante. «Potrebbe verosimilmente arrivare un’imposizione solo per gli over-50 siccome nel nostro Paese è già prevista, ma non per tutti i rifugiati».

Senza dimenticare che esiste un problema anche religioso: la chiesa ortodossa, per quanto mai apertamente, da sempre è molto cauta sul tema. È stato d’altronde lo stesso vescovo moscovita Porfirij, vicinissimo al patriarca Kirill, a dire che il vaccino «danneggia l’immagine di Dio». Posizioni di questo tipo, dunque, sicuramente non aiutano e non aiuteranno nonostante, come d’altronde assicurato anche dal ministero della Salute, le dosi vaccinali siano disponibili.

«Non bisogna dimenticare che in tanti hanno rinunciato al booster» continua ancora Broccolo, «perché molti, dopo la seconda dose, si sono infettati con la variante Omicron, molto più trasmissibile. E dunque non c’è stata necessità di fare altre dosi». Resta, però, la domanda: cosa fare dinanzi al rischio potenziale di una nuova ondata Covid? È ancora il professor Broccolo a essere laconico: «Qualcuno già parla della possibilità di una quarta dose a tutti e sarebbe un grave errore. Occorre un altro vaccino: proseguire con quello che già abbiamo, vecchio e antiquato, non solo è inutile, ma anche dannoso per fenomeni di anergia (tolleranza) immunologica che si possono instaurare».

Se infatti non tutela già oggi dall’infezione e dalla propagazione del virus, a a breve potrebbe diventare inefficace anche contro la malattia. «Insistendo col solito farmaco, che evoca anticorpi non protettivi con le ultime mutazioni, il rischio è che si spinga il virus a selezionare sempre di più varianti che sfuggono a questi stessi anticorpi» evidenzia Broccolo. In altre parole, potremmo ritrovarci al punto di partenza.

Ed è un qualcosa che, in alcune situazioni, già sta accadendo: «La sola idea che con il passare del tempo le nuove varianti saranno più blande non poggia su alcuna base scientifica, semplicemente non lo sappiamo e non possiamo prevederlo. Sappiamo però che se Omicron 1 ha una virulenza molto blanda, già Omicron 2 è più virulento ed è “sinciziogeno” esattamente come lo erano le passate mutazioni». Ovvero, ogni volta che il virus entra in una cellula riesce poi a infettare anche le altre vicine, in una sorta di effetto domino. Intanto comincia a diffondersi anche Omicron 3, che ancora dev’essere caratterizzata dagli scienziati. A quanto pare, l’emergenza non è poi così lontana.

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