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Garlasco, da che parte sta l’opinione pubblica: tutte le «tifoserie» televisive

Garlasco, da che parte sta l’opinione pubblica: tutte le «tifoserie» televisive

Il caso di Garlasco, negli anni, ha creato delle fazioni non solo fra la gente comune, ma anche all’interno delle trasmissioni televisive. Ecco quali

Le chiacchiere da bar intorno al delitto di Garlasco lasciano il tempo che trovano. Più istituzionali, invece, le trasmissioni televisive che hanno nell’omicidio di Chiara Poggi uno dei propri cavalli di battaglia. Ed è impossibile, nella complessità di un simile caso, con le sue infinite sottotrame, i protagonisti e le comparse, le certezze (poche) e i dubbi (tanti), che non si formino opinioni pubbliche ben precise.

E, spingendosi oltre le opinioni pubbliche, delle tifoserie più o meno precise. Proprio come nelle chiacchiere da bar, c’è chi parteggia per «Alberto Stasi libero», ingiustamente condannato senza prove oltre ogni ragionevole dubbio. I garantisti ritengono che anche gli indizi su Andrea Sempio, indagato per concorso in omicidio, siano del tutto insufficienti per determinarne una sentenza di colpevolezza. Poi ci sono i meno garantisti, che vedono in Stasi o in Sempio gli assassini. È così al bar ed è così nelle trasmissioni televisive. Fra queste ultime, nel novero delle più «garlaschesi» è doveroso nominare Mattino Cinque, condotto da Federica Panicucci e Francesco Vecchi; FarWest, condotto da Salvo Sottile; Lo Stato delle Cose, condotto da Massimo Giletti; Quarto Grado, condotto da Gianluigi Nuzzi, affiancato da Alessandra Viero; Zona Bianca, condotto da Giuseppe Brindisi; Le Iene, condotto da Veronica Gentili e Max Angioni.

Le tifoserie delle trasmissioni televisive

In generale, prevale una linea garantista. E non potrebbe essere altrimenti, perché quando si parla di giustizia il rischio di spingersi troppo oltre è sempre dietro l’angolo. Non ci si può addentrare in sentenze pubblico-mediatiche premature in assenza di prove inoppugnabili, e soprattutto prima ancora che vi sia stato un processo o una revisione dei processi precedenti. No, quando si parla di Garlasco, occorre procedere con estrema cautela. E così fanno le trasmissioni e i loro conduttori, tentando di mantenere il più possibile la dovuta imparzialità. Complessivamente, ad ogni modo, si ritiene che Stasi sia stato ingiustamente condannato (non c’era il ragionevole dubbio) e che su Sempio, allo stesso modo, le prove non siano sufficienti. Insomma, che si debba trovare necessariamente un colpevole anche quando non ci sono gli estremi per farlo.

Lo scontro fra Giletti e Garofano

Talvolta, si è sfociati in dibattiti sopra le righe, da «tifosi» appunto, come nel caso della recente puntata de Lo Stato delle Cose, il 13 aprile 2026, con un furioso botta e risposta fra Massimo Giletti e Luciano Garofano. L’ex comandante del Ris di Parma aveva richiamato alla memoria il dettaglio della porta a soffietto all’interno della villetta dei Poggi, spiegando accuratamente le operazioni tecniche eseguite: «Quella porta è stata analizzata con le luci bianche, con le luci forensi, è stata saggiata per verificare la presenza di sangue, dopo è stata trattata per evidenziare le impronte papillari. Poi è stata trasferita in laboratorio per poter procedere a un’altra analisi, quella che prevede il trattamento con il nero amido che consente di individuare sangue o forme di impronte o tracce di origine ematica».

Giletti aveva insistito, finché Garofano non aveva perso la pazienza. Il conduttore, a quel punto, si era giustificato: «La interrompo perché sono un soldato. Ma non me ne frega niente dei gradi. Sto ponendo delle domande alle quali lei non risponde. Io la porta l’avrei analizzata tutta. Se siamo qui dopo 20 anni, credo che le indagini siano state fatte con i piedi». Il generale ha infine replicato, laconico: «Ma che c’entrano i gradi? Lei, come è stato nella puntata precedente, evidentemente vuole provocarmi: non merita risposta». 

Un esempio lampante di come le tifoserie, nonostante l’istituzionalità che le trasmissioni televisive dovrebbero mantenere (e nella maggior parte dei casi mantengono), abbiano contagiato anche i nobili ambienti dell’informazione. Uno spaccato di società italiana che, appassionandosi al delitto di Garlasco, ha preso le parti di uno o dell’altro personaggio, infuriandosi per tutti gli errori e le leggerezze dei tanti anni di indagini. In attesa dell’ennesimo processo.

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