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Basket

L'Nba protagonista a Milano con un'innovativa mostra multimediale

Il curatore Massimiliano Finazzer Flory anticipa le particolarità di "Immagini a canestro: ball don't lie", con inaugurazione il 27 settembre

La palla a due sarà domenica 27 settembre a Milano: in campo al Samsung District i più forti campioni dell'Nba degli ultimi venticinque anni, pronti a regalare al pubblico le loro spettacolari giocate sino al prossimo 10 ottobre. Tutto grazie alla mostra multimediale "Immagini a canestro: ball don't lie" curata da Massimiliano Finazzer Flory in collaborazione con la stessa Nba e con La Gazzetta dello Sport.

Giocatore che non ha mai appeso le scarpette al chiodo prima ancora che grandissimo appassionato di pallacanestro, ma anche attore, drammaturgo e regista teatrale, Finazzer Flory ha fuso tutti i suoi interessi nella realizzazione di quest'evento: "Operazione favorita dal fatto che il basket è un'arte di immagini in movimento", ci spiega. "Da uomo di teatro, considero il basket una forma di futurismo, con questo slancio verticale e questo tentativo di ubiquità, di cercare di essere dappertutto, anche per la necessità imposta dal gioco di dover essere attaccante e difensore al tempo stesso. Per diversi mesi ho lavorato a stretto contatto con l'Nba, recandomi poi con mio figlio Francesco nei loro archivi nel New Jersey: lì abbiamo visionato centinaia e centinaia di video per arrivare a proporre questa mostra di immagini in movimento, che non mancheranno di coinvolgere il pubblico grazie alla nano-tecnologia degli schermi curvi da 75 pollici".

Può anticiparci qualche "pezzo forte" di questa esposizione multimediale?
"Le 10 sezioni della mostra regaleranno uno spettacolare viaggio lungo gli ultimi 25 anni dell'Nba, quelli contrassegnati da due icone: Michael Jordan, che ha davvero cambiato il mondo del basket pro, e LeBron James, il cui recente ritorno a Cleveland ha segnato un nuovo uomo e un nuovo giocatore, capace di lasciare a sua volta un segno imperituro nell'Nba. Tra le caratteristiche di questa mostra c'è poi il giocare sui record: ecco allora gli 81 punti di Kobe Bryant con i Los Angeles Lakers contro Toronto, tutti documentati anche con immagini uniche riprese dal basso, così come i 37 punti in un unico quarto di Klay Thompson con la maglia di Golden State contro i Sacramento Kings. Poi, tra le tante cose proposte, c'è anche un confronto tra Magic Johnson, Steve Nash e Stephen Curry: tre modi diversi di passare la palla, tre modi di pensare l'assist per un'unica, emozionante arte".

La multimedialità si estende poi all'allestimento degli stessi spazi?
"Certamente. Tutto mira a restituire nello spazio espositivo le atmosfere e le emozioni di una partita: al pavimento sono tracciate le righe del campo e alle pareti c'è la proiezione del celebre triangolo offensivo (lo schema di gioco con cui coach Phil Jackson ha stavinto con i Chicago Bulls e i Los Angeles Lakers) nelle sue diverse varianti, mentre la colonna sonora della mostra è data proprio dal "sound of the game", ovvero dalle voci dei giocatori e dei coach, mixato con la musica rap, che negli anni si è legata indissolubilmente al basket americano".

Un'esposizione insomma diversa dalla semplice raccolta di "memorabilia", che pare pensata anche e soprattutto per i più giovani...
"E' una performance basata sui concetti di 'live' e 'life', per me fondamentali anche nel teatro. Un'arte senza 'live' è archivio, un'arte senza 'life' è morte: da registra teatrale, con il prezioso contributo di mio figlio Francesco, ho quindi voluto mettere in scena i giocatori secondo un unico testo, ovvero come se tutti loro raccontassero il loro punto di vista sul rapporto tra la palla e il canestro. E certo c'è la volontà di proporre qualcosa che appassioni tutti, ma coinvolga anche e soprattutto i più giovani con forme espressive - i video, appunto - a loro più vicine".

C'è anche qualche messaggio particolare che vuole lanciare la mostra?
"Quello che compare nel titolo: 'Ball don't lie', 'La palla non mente'. Perché nello sport, come nella vita, il talento è vincente solo se associato alla disciplina".

Un'ultima domanda: da dove nasce tanta passione per il basket?
"Dal fatto di essere nato a Monfalcone, in provincia di Gorizia, in una terra di vino e pallacanestro. Ho iniziato a giocare appunto nelle giovanili del Monfalcone per poi passare a Gorizia, dove sono stato allenato da Mario De Sisti, un grande coach che mi ha insegnato tanto, a partire da cosa significa difendere. A Gorizia ho anche avuto il mio primo idolo del basket: Alberto Ardessi, il primo giocatore italiano con un incredibile tiro da tre, anche se purtroppo per lui non l'avevano ancora istituito... Dico sempre che se diventassi ricco, userei i soldi per riportare Gorizia al vertice del nostro basket, anche se il mio cuore è ormai occupato dal tifo per l'Olimpia Milano e per i New York Knicks del mio amico Spike Lee".

La mostra "Immagini a canestro: ball don't lie" sarà aperta tutti i giorni dal 27 settembre al 10 ottobre, con ingresso libero, nello spazio Samsung District di viale Liberazione 9 a Milano, con orario dalle 12 alle 21.

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