È morto oggi a Roma  Pietro Ingrao, storico dirigente del Pci. Aveva compiuto 100 anni il 30 marzo scorso. Pietro Ingrao era l'ultima icona della sinistra romantica e utopica che ha affascinato intere generazioni di giovani dal dopoguerra. Uomo mite, timido e testardo, ha ragionato per tutta la sua lunga carriera politica, con toni mai comizieschi, inconfondibili per una leggera cadenza ciociara, sulle sorti progressive di un marxismo, lontano anni luce dalla realizzazione sovietica.

Ripartire dagli errori

Ingrao ha riconosciuto ogni volta le sconfitte della storia e la necessità di ripartire dagli errori commessi avendo sempre in testa la Luna di un mondo piuù giusto a dimensione umana, come traspare dalla sua autobiografia intitolata proprio Volevo la luna.

La biografia

Il "compagno Pietro" nasce a Lenola, piccolo paese della Ciociaria, da una famiglia di proprietari terrieri, il 30 marzo 1915. Frequentò il liceo a Formia dove ebbe come insegnante Pilo Albertelli che ne influenzò profondamente la formazione. Negli anni del fascismo si distinse vincendo un Littoriale della cultura e dell'arte, ma nel 1939 scelse il campo antifascista. Nel 1940 aderì al Pci e partecipò alla Resistenza. Nel dopoguerra fu il riferimento indiscusso di un'area all'interno del Pci schierata su posizioni marxiste non ortodosse , molto attente ai movimenti della societa' e a quanto accadeva nel Terzo Mondo. Rappresentò sempre l'ala sinistra del partito e, negli anni della contestazione, attorno a lui si raccolsero gli autori del mensile Il Manifesto, antistalinisti e terzomondisti.

Ma questo non gli impedì di votare insieme agli altri dirigenti del Pci l'espulsione dal Comitato Centrale di Luigi Pintor, Rossana Rossanda e Aldo Natoli redattori del mensile sessantottino accusati di "frazionismo". "Mi mancarono - ammise Ingrao tempo dopo - il coraggio e l'immaginazione per oppormi"

Presidente della Camera

Ininterrottamente deputato tra il 1948 e il 1992, fu direttore del quotidiano L'Unità dal 1947 al 1957. In seguito entro' nel comitato centrale del partito dove rappresentò l'area di sinistra. Spesso trapelarono all' esterno gli scontri politici che ebbe con Giorgio Amendola che guidava l'ala destra. Fu il primo comunista a presiedere la Camera dei deputati dal 1976 al 1979 (nel periodo della solidarietà nazionale e del rapimento Moro) coronando una carriera politico - istituzionale di grande prestigio che aumentò l'autorevolezza del Pci di Enrico Berlinguer nella società italiana.

Il declino degli ideali

Nella seconda parte della sua vita politica si oppose al declino dell'ideale comunista. Fra il 1989 e il 1991 fu tra i massimi oppositori della svolta della Bolognina che portò allo scioglimento del PCI. Disse però al congresso di fondazione del Pds che voleva "rimanere nel gorgo" e fare la sua parte. Nel partito della Quercia coordinò l'area dei Comunisti Democratici e anche in questo caso fu il padre nobile della sinistra, la voce critica che richiamava le radici marxiste. Ma il 15 maggio 1993, gettò la spugna e annunciò l'addio al Pds avvicinandosi a Rifondazione Comunista, cui aderirà solo il 3 marzo 2005. Ritiratosi da tempo nei luoghi natii non abbandonò del tutto la politica con fugaci apparizioni a qualche manifestazione della sinistra radicale (l'ultima, il 20 ottobre 2007 a san Giovanni contro il precariato).

Poeta e scrittore

Nel marzo 2010 optò per Sel trovandola più congeniale alla sua sensibilità di instancabile ricercatore di nuove strade da percorrere. Pietro Ingrao, sposato con Laura Lombardo Radice da cui ha avuto cinque figli (Chiara, Renata, Bruna, Celeste e Guido) ha scritto poesie e saggi politici. "Appuntamenti di fine secolo", scritto nel 1995 con la collaborazione di Rossanda è considerata la sua opera più densa, una sorta di testamento politico. Mentre l'autobiografia Volevo la Luna del 2006 riassume il senso di una vita spesa per gli altri, nella speranza mai venuta meno di una rivoluzione. La sintesi del suo percorso sta nelle parole da lui scelte per la home page del sito aperto qualche anno fa: "Sono un figlio dell'ultimo secolo dello scorso millennio: quel Novecento che ha prodotto gli orrori della bomba atomica e dello sterminio di massa, ma anche le speranze e le lotte di liberazione di milioni di esseri umani. Il mondo è cambiato ma il tempo delle rivolte non è sopito: rinasce ogni giorno sotto nuove forme". (ANSA)

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