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Legge Severino: cosa prevede, a chi si applica e come può cambiare

Già all'esame della Consulta, dopo il caso De Luca la norma sulla incandidabilità dei condannati potrebbe essere rivista anche in Parlamento

Quando si è trattato di applicarla ai nemici, anzi al nemico Silvio Berlusconi, tutti d'accordo. Ma adesso che a farne le spese rischia di essere uno dei loro, allora nel Pd spunta la tentazione di rivedere la legge Severino. Come? Magari inventandosi una modifica ad hoc per eliminare dalle cause di decadenza proprio quel reato di abuso d'ufficio per cui è stato condannato in primo grado l'ex sindaco di Salerno vincitore delle primarie in Campania di domenica scorsa. Mentre all'epoca della decadenza di Berlusconi da senatore, per il partito del premier "la legge non necessitava di alcuna interpretazione", adesso si è scoperto che "contiene troppe rigidità" e che necessita di una "riflessione".

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Cosa stabilisce la legge

La cosiddetta "legge Severino" dal nome del ministro della giustizia del governo Letta, Paola Severino, fu votata ad ampia maggioranza alla fine del 2012 con l'obbiettivo di abbattere il livello di corruzione della politica italiana. Riguarda candidati e membri del Parlamento italiano, di quello europeo, del governo e delle istituzioni ed enti locali. Prevede tre tipi di provvedimenti : la sospensione, la decadenza e l'incandidabilità. Non possono essere candidati, o comunque ricoprire la carica di deputato e senatore, i condannati a più di due anni di reclusione per delitti non colposi, quindi compiuti intenzionalmente, per reati punibili con almeno quattro anni. Se la causa di incandidabilità sopraggiunge durante il mandato, la Camera di appartenenza del condannato deve votare la decadenza dalla carica di senatore o deputato. Anche a livello locale sono incandidabili i condannati in via definitiva con una pena non inferiore a due anni. Ma per chi è già in carica basta una condanna non definitiva per essere sospesi fino a un massimo di 18 mesi. Ecco perché, tecnicamente, De Luca potrebbe candidarsi alle elezioni (non essendo stato ancora condannato in via definitiva), ma se eletto sarebbe immediatamente sospeso.

I casi Berlusconi, De Magistris e De Luca

Sono tre i casi che dall'introduzione della Legge Severino hanno fatto più discutere: Silvio Berlusconi, condannato a 4 anni per frode fiscale, decaduto da senatore e ineleggibile per 6 anni dalla data della sentenza definitiva; Luigi De Magistris, condannato a 1 anno e 3 mesi per abuso d'ufficio, sospeso dal prefetto e reintegrato nella sua carica di sindaco di Napoli dal Tar e dal Consiglio di Stato in attesa della pronuncia della Consulta sulle questioni di legittimità costituzionali avanzate; Vincenzo De Luca, condannato a 1 anno per abuso d'ufficio per aver nominato al posto di un altro il suo capo staff a project manager del termovalorizzatore di Salerno senza che ne avesse i titoli e con sperpero di denaro pubblico. Anche qui sospensione da parte del prefetto e reintegro ordinato dal Tar in via cautelare in attesa della decisione della Consulta.

I dubbi di incostituzionalità

Il principale motivo di presunta incostituzionalità della Severino ruota intorno alla sua presunta retroattività. Mentre l'articolo 25 della Costituzione stabilisce l'esatto opposto, la legge Severino punisce chi ha commesso determinati reati anche prima che la legge venisse introdotta. Basta infatti che la condanna si sopraggiunta dalla sua entrata in vigore. E' il caso, per esempio, sia di Silvio Berlusconi che del sindaco di Napoli Luigi De Magistris. C'è poi una palese mancanza di equità nel trattare diversamente parlamentari e amministratori locali. Mentre i primi decadono solo a seguito di una condanna definitiva e previo voto a favore della Camera d'appartenenza, agli altri basta il primo grado e per reati tutto sommato minori come l'abuso d'ufficio. Una disparità che contrasta anche con il principio costituzionale della presunzione d'innocenza in base al quale chiunque è appunto innocente fino al terzo grado di giudizio.

Le possibili modifiche

Forza Italia chiede da mesi che la Severino venga rivista. Come? Intanto Camera e Senato potrebbero intervenire sulla parte più controversa, cancellando la retroattività dell’efficacia del dispositivo che ha comportato, appunto, la “caduta” del Cavaliere. Un altro intervento potrebbe riguardare la fattispecie di reati che fanno scattare la sospensione per gli amministratori locali. L'idea sarebbe quella di togliere dalla lista il reato di abuso d'ufficio. Proprio quello per cui è stato condannato De Luca ma che ha punito anche personaggi molto meno noti come Vincenzo Vistola, decaduto dalla carica di consigliere comunale di Poggiomarino per avere fatto impiantare, quando era sindaco, nuovi lampioni nella sua via senza ricorrere a un appalto.

L'imbarazzo del Pd

A livello politico Matteo Renzi si trova nella scomoda situazione di dover scegliere tra la difesa della legge Severino e quella del sindaco decaduto e candidato del Pd alle elezioni regionali Vincenzo De Luca. Come uscirne? Lavandosene le mani e passando la patata bollente ad altri: Parlamento o Consulta. A Largo del Nazareno si preferirebbe che fosse la Corte Costituzionale a risolvere la faccenda accogliendo le eccezioni di incostituzionalità sollevate dal Tar a proposito della vicenda De Magistris. Il problema è che per "il soldato De Luca" potrebbe essere troppo tardi. Così, per salvarlo, la soluzione più rapida andrebbe trovata in Parlamento, con un intervento, invocato da più parti, ma che oggi, oltre svelare il moralismo a intermittenza del Pd, apparirebbe decisamente ad personam.  

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