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Guerra sull'Italicum: i punti contestati nei ricorsi

Secondo gli avversari del governo e della riforma elettorale, l'Italicum sarebbe incostituzionale come il Porcellum

parlamento italicum

Il Parlamento – Credits: ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images

M5s, minoranza Pd (che però, a parte esprimere simpatia per l'iniziativa non è detto che ci metta anche la firma), Sel, costituzionalisti antirenziani, associazioni militanti e sindacati: è il fronte trasversale che ha dichiarato guerra all'Italicum a colpi di carte bollate.

Obbiettivo: delegittimare, più che affossare, la riforma elettorale che entrerà in vigore dal luglio del 2016 e nel contempo colpire Matteo Renzi e le sue riforme in generale.

Nei prossimi giorni saranno presentati alla Camera e alle Corti d'Appello (che si occupano di servizi elettorali, ma in genere solo quando ci sono delle elezioni incorso) una serie di ricorsi curati anche dagli avvocati Felice Besostri e Aldo Bozzi del Coordinamento per la democrazia costituzionale che riuscirono a far dichiarare illegittimo il Porcellum dalla Corte costituzionale.


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I punti contestati

I punti contestati sono prevalentemente due: la mancanza di una soglia per andare al secondo turno e i capilista bloccati. Secondo i promotori dell'iniziativa entrambi questi elementi presenterebbero le stesse incostituzionalità del Porcellum. Anche l'Italicum, infatti, consentirebbe, di fatto, “a un partito di trasformare una minoranza in una maggioranza schiacciante” e di infilare in Parlamento, grazie alle pluricandidature, un'enorme massa di nominati. 

Deriva verso il presidenzialismo

L'idea di fondo è quella di contrastare l'impianto ipermaggioritario della legge e la deriva verso un presidenzialismo senza bilanciamenti che comporterebbe per effetto anche del combinato disposto tra legge elettorale e riforma del Senato. E più in generale a colpire il governo Renzi dal momento che sarebbero in preparazione anche altri ricorsi contro altre due riforme simbolo: scuola e jobs act.

La reazione del governo

Iniziative che non sembrano preoccupare più di tanto Palazzo Chigi. A detta dei renziani dietro l'attacco all'Italicum ci sarebbe più che altro la nostalgia per un'epoca in cui non si sapeva mai chi avesse vinto. Senza contare che nella riforma del Senato è stato già previsto un controllo preventivo sulla costituzionalità della legge, possibile su richiesta di un quarto dei deputati e un terzo dei senatori, fatto inserire dagli stessi parlamentari che oggi appoggiano i ricorsi.

Costituzionalisti divisi

I costituzionalisti, invece, appaiono divisi tra chi ritiene che secondo la giurisprudenza l'Italicum non è contrario alla Costituzione quanto lo era il Porcellum che lasciava indefinito il premio di maggioranza (adesso invece è fissata la soglia del 40% per ottenerlo al primo turno) e aveva le liste bloccate (mentre l'Italicum prevede che lo siano solo i capolista) e chi invece insiste sul punto che l'Italicum presenta lo stesso difetto del Procellum nel non fissare una soglia minima per accedere al ballottaggio consentendo quindi la conquista del premio di maggioranza anche a una lista che al primo turno è rimasta, per esempio, sotto il 25%. Senza contare il numero di votanti che al secondo turno potrebbe essere molto inferiore rispetto al primo.

Le possibili modifiche

Modifiche in questo senso non sembrano oggi essere all'ordine del giorno. L'unico vero intervento – e anche il più sostanziale da un punto di vista politico - che potrebbe essere preso in considerazione dal premier, ma solo dopo le comunali, è sul premio alla coalizione, invece che alla lista, o in alternativa la possibilità di concedere alle liste l'apparentamento al secondo turno.

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