Elezioni in Egitto: tensione in vista del voto al Cairo

Un morto, scontri e accuse di brogli nel voto che si è tenuto nei primi 15 governatorati del Paese. Cresce l'allarme attentati nella capitale

Il Cairo

Il Cairo, Egitto – Credits: KHALED DESOUKI/AFP/Getty Image

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Mentre prosegue la complicata ricostruzione del disastro aereo che il 31 ottobre ha visto schiantarsi nel Sinai l’airbus russo Kogalymavia/Metrojet (morte le 224 persone a bordo), in Egitto entrano nel vivo le elezioni legislative. Dopo il primo turno svoltosi il 18 e 19 ottobre in 14 governatorati (Giza, Fayoum, Beni Suef, Minya, Asyut, New Valley, Sohag, Qena, Luxor, Aswan, Red Sea, Alexandria, Beheira e Matruh), il 27 e 28 ottobre si è tenuto il ballottaggio tra i candidati che non hanno ottenuto la maggioranza richiesta alla prima tornata.

 I risultati preliminari, annunciati dalla Commissione Elettorale Suprema (SEC) il 31 ottobre, hanno confermato in testa con 36 seggi la coalizione del magnate Naguib Sawiris, Per Amore dell’Egitto (Fi Hobb Misr). Si tratta della coalizione che sin dall’inizio della campagna elettorale era stata considerata la più accreditata perché sostenitrice del presidente Abdel Fattah Al Sisi. La formazione è composta da vecchi ufficiali, uomini che hanno lavorato nei servizi segreti, ex membri del partito dell’ex dittatore Hosni Mubarak e intellettuali vicini ai militari. Alle sue spalle si sono posizionati il partito Futuro della Nazione (21 seggi), i salafiti di Al Nour (8 seggi), il Partito della Conferenza (5 seggi), il Partito della Nazione (4 seggi) e il Partito Egiziano Social-Democratico (3 seggi).

Il 24 ottobre Mostafa Abdel Rahman, uno dei candidati del partito salafita Al Nour per la provincia del Sinai, è stato ucciso a colpi di pistola fuori dalla sua abitazione a Karm Abu Nagela

Dei 273 candidati eletti che entreranno in parlamento, 105 sono indipendenti, 108 hanno affiliazioni politiche diverse e 60 provengono dalla coalizione Fi Hobb Misr, 5 sono donne e 12 hanno meno di 35 anni. Il tasso di affluenza alle urne non ha superato il 26%, una quota decisamente bassa che non consente al presidente Al Sisi di legittimare queste elezioni come un traguardo democratico dell’intero processo politico di transizione avviato dai militari con la destituzione dell’ex presidente Mohamed Morsi nel luglio del 2013. Infatti, il dato più eclatante di questo scrutinio ha riguardato gli astensionisti, in parte giustificato dalla disillusione (soprattutto tra i giovani) nei confronti della politica e delle istituzioni di governo, considerate corrotte e traditrici dei principi che hanno ispirato la Rivoluzione del 2011. Anche se a pesare maggiormente sull’astensione è stata l’esclusione da questa tornata elettorale dei Fratelli Musulmani, la principale forza di opposizione del Paese costretta ormai da più di due anni alla clandestinità.

Gli scontri delle ultime settimane
Gli osservatori locali e internazionali hanno parlato nel complesso di uno scrutinio trasparente seppure contraddistinto da numerosi tentativi di brogli elettorali. In particolare a Beheira, Giza e Beni Suef si sono registrati scontri tra votanti per la presenza nei seggi di alcuni sostenitori dei partiti. Mentre ad Alessandria, Beheira e Fayoum sono stati scoperti tentativi di frode e di compravendita dei voti per somme che vanno dai 50 ai 500 pound egiziani.

Le forze dell’ordine e della sicurezza egiziane hanno registrato diversi incidenti in varie località nei giorni del primo turno di voto e del ballottaggio. Il 24 ottobre Mostafa Abdel Rahman, uno dei candidati del partito salafita Al Nour per la provincia del Sinai, è stato ucciso a colpi di pistola fuori dalla sua abitazione a Karm Abu Nagela. Inoltre, una bomba è stata individuata e disinnescata nei pressi di un hotel a Giza, due ordigni improvvisati sono esplosi davanti a una scuola a Kerdasa e ufficiali della polizia sono stati attaccati nei governatorati di Sharqeya e Beni Suef. Il clima è dunque molto teso e altri scontri sono previsti in vista del voto in programma il 22 e 23 novembre nei rimanenti 13 governatorati del Paese, quando i riflettori saranno puntati soprattutto sul Cairo.


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