Il palio delle secessioni, la geografia venduta su Ebay

Dal referendum per la secessione del Veneto, agli appelli di Beppe Grillo. Le piccole patrie italiane

– Credits: Il post sul sito di Beppe Grillo da titolo "E se domani...", in cui il leader del M5S parla di secessione

Carmelo Caruso

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Comprateci, annetteteci, liberateci. Non è il grido dell’Italia oppressa, ma la pernacchia dell’Italia neosecessionista. Gli italiani si vogliono staccare dall’Italia. I sardi con la Svizzera, la Lombardia con la Carinzia, il Veneto indipendente, e poi c’è sempre la Sicilia, Trieste, il Salento che vuole separarsi dalla Puglia… Acquistate dunque, acquistate: la Sardegna costa soli 90 miliardi di euro, come ha calcolato un economista, pagabili preferibilmente in franchi svizzeri. Dopo le auto blu si vende la geografia. Il contagio si sta propagando in tutto lo Stivale, ognuno vuole il proprio staterello, allontanarsi dallo Stato compatto, dal Risorgimento perchè il modello non è più l’Europa ma San Marino.

E nessuno riesce più a contarli questi movimenti di secessione che come sempre guardano alla Catalogna, adesso alla Scozia forse pronta a emanciparsi dalla Corona inglese il prossimo settembre con un vero referendum. Ma l’Italia sgangherata che secede assomiglia più alla Crimea o alla minoranza basca che chiede l’autodeterminazione?

Su internet i neosecessionisti sono centinaia, migliaia, milioni come i veneti di Gianluca Busato («Noi veneti siamo vittime di un regime dispotico che io definisco regno del male») che dell’indipendenza veneta è il Breveheart senza kilt, ingegnere, espulso pure dalla Lega Nord. Busato ha lanciato la consultazione sul sito plebiscito.eu che sta divertendo, attirando, preoccupando. Al referendum hanno votato tre veneti su quattro a colpi di click, 2 milioni e 360 mila, il plebiscito è tonitruante: “L’ottantanove per cento vuole l’indipendenza”. Fra secessionisti è tutto uno spalleggiarsi, il Veneto guarda ai russi e i russi guardano al Veneto: «Dal Canal Grande al balcone di Giulietta un sì dal veneto per tagliare il legame con Roma», «Il Veneto come Simferopoli». Solo in Veneto i movimenti di secessione sono dieci, forse di più, e poi ci sono quelli sparsi nelle città, ogni comune ne ha uno, come il piatto tipico, come le sagre, come il santo protettore. Chi si vuole dividere è sempre già diviso: Veneto Stato, Indipendenza Veneta, Veneti indipendenti, Raixe Venete, Autogoverno del popolo Veneto, Progetto Veneto, Tea Party Veneto. Come vedete, la secessione si moltiplica, esplode come febbre e impazzimento, è scissione dell’atomo, sdoppiamento e quindi briciola. Certo, c’è il malessere vero in questi spasmi che crescono, c’è sempre la rabbia verso l’Italia, il brivido che anticipa la malattia e che si manifesta con l’isolazionismo irrazionale, chiudersi dentro le mura come facevano i movimenti millenaristi per scampare al flagello divino. Il Veneto può quindi essere la campana di allarme ma anche la chiamata, l’emulazione, la sacra alleanza per liberare il sepolcro.

Come i monatti tutti i forconi sono pronti ad addentare i corpi infermi di questa Italia lacerata che sogna la zona franca per aggirare le tasse, che pensa di sconfiggere la delocalizzazione con il ritorno del piccolo comune di cui parlava il federalista Carlo Cattaneo come nuovo rinascimento: «Torniamo al Granducato». Beppe Grillo che è il primo untore in questo stagno ci nuota e con un post ha già lanciato la coscrizione: «E se domani l’Italia si dividesse? L’Italia è un’arlecchinata di popoli, di lingue, di tradizioni che non ha più ragione di stare insieme». Sentitelo, sembra più bossiano di Umberto Bossi che almeno ha smesso di parlarne: «Per far funzionare l’Italia è necessario decentralizzare poteri e funzioni a livello di macroregioni, recuperando l’identità di Stati millenari, come la Repubblica di Venezia o il regno delle due Sicilie». Qui il referendum è ancora (?) burletta proprio come fanno Grillo e Casaleggio nel loro blog: votate, votate ed espellete. I separatisti per fortuna non si arrampicano sui campanili, ma cliccano sul web come Andrea Caruso ed Enrico Napoleone che hanno lanciato la balzana idea di fare della Sardegna il trentasettesimo cantone svizzero su Facebook: «Siamo ormai diecimila, gli svizzeri sono pronti a comprarci». Caruso che è uomo dotto e provocatorio spiega che sarebbe il canton marittimo perché «la Svizzera e la Sardegna sono simili antropologicamente, l’insularità ci unisce. Loro sono circondati da monti e noi dal mare». E si scopre che come avviene spesso la minaccia è un’iperbole come l’Americano a Roma che dal Colosseo grida: «Se non mi fate andare in America mi butto».

In realtà mai si è così parlato di nazione oggi che la si vuole smembrare. Negandola, tutti ne vogliono fare un’altra nonostante sia un anacronismo come la mappa e lo spazio che scrive il geografo Franco Farinelli è stato messo definitivamente in crisi dalla rete. Insomma, la secessione è un arabesco oggi che il globo si è contratto. Ridotta in scale sempre più piccole l’Italia mignon rischia di non tornare al comune ma bensì alla famiglia, ai clan endogamici. Ecco, l’Italia che divorzia è l’Italia dell’amarezza, anzi delle amaritudini, dice Mario Isnenghi, storico e bardo dell’Italia Unita, già professore alla Ca’ Foscari di Venezia: «Sono il sintomo di un processo incompiuto della partecipazione dei singoli, la tendenza sanmarinesca del piccolo è bello. I rancorosi che si svegliano e che affiorano». Non ci spaventano e non spaventano Isneghi: «Si vive anche di favole». I secessionisti sono la nostra temperatura alta, sbuffi dalle narici, sono sospiri ma anche folklore che andrebbe ormai inserito nel Touring Club, farne cartoline del Belpaese e organizzare finalmente il palio della secessione. Vengano quindi gli sceicchi a comprarci, i saldi sono cominciati e non bisognerà più abolire regioni, sopprimere province. Il senato federale sarà la più grande assemblea comunale d’Italia, più affollata della Pallacorda. E chissà se gli indipendentisti non siano un bene per l’Italia. Siamo pronti: per la prosperità del paese, Renzi moltiplichi le province per decreto e le metta in vendita su E-bay. La secessione è la nostra salvezza.

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