Cina censura Winnie the Pooh, prende in giro presidente
Esteri

Winnie Pooh, perché la Cina lo censura

Montaggi sui social cinesi che affiancano il personaggio dei cartoni al presidente Xi vengono oscurate: indeboliscono l'immagine del leader

di Sara Carnevali e Leonardo Gandolfo

Una serie di immagini diventate virali sui social cinesi sono state censurate perché affiancano il presidente Xi a Winnie the Pooh. Oscurate non solo le immagini, ma anche emoticons e gif animate che lo rappresentano su Wechat.

La censura in Cina

Le immagini coinvolte nell'operazione di censura rappresentano Xi in presenza di Obama nel 2013, del primo ministro giapponese nel 2014 e durante la sfilata presidenziale.

Nonostante le foto circolassero già da tempo sui social, solo ora sono state censurate. La particolare scelta del momento è dovuta al clima di tensione creato dal prossimo congresso del partito comunista. I blogger cinesi sono stati per anni vittime della censura del partito: per esempio, il nome di Liu Xiaobo, attivista premio Nobel per la pace appena deceduto, non può essere digitato nel motore di ricerca cinese Baidu. La sorveglianza informatica di Xi controlla e manipola i contenuti di social network quali Facebook, Instagram, Youtube e, ovviamente, Weibo e Wechat, i più comuni del Paese.

Nel 2013 era comparso sulla rete il cartone animato Come si forgia un leader con una "caricatura umanizzata" di Xi , probabilmente creato dal partito stesso per scopi propagandistici.

Ora, con l'avvicinarsi del congresso, i controlli si sono irrigiditi e l'innocente Winnie, che piace tanto ai bambini, ne è la vittima più insensata.


Winnie e il Politburo

Dalla sua elezione nel 2012, il presidente Xi Jinping ha usato la lotta alla corruzione come mezzo per eliminare eventuali rivali politici. Sono già cadute teste celebri come quella di Zhou Yongkang, primo membro del Politburo, l'organo incaricato di supervisionare l'operato del partito, ad essere indagato e condannato per corruzione.

Nemmeno l'esercito è stato risparmiato: anche Xu Caihou, generale e membro di spicco del PLA (People's Liberation Army), espulso dalla sua carica pubblica nel giugno 2014, ne è un esempio.

La “crociata anticorruzione” di Xi continua, e gli sta facendo guadagnare nuovi nemici. A novembre il presidente cinese affronterà la difficile prova del 19° congresso del partito, durante il quale si decideranno i nuovi membri del Politburo. Gli oppositori di Xi non aspettano altro che sfruttare le sue debolezze, e il presidente, ora più che mai, deve mostrarsi forte e nemmeno un innocente cartone può ostacolare la sua corsa.

Sparisce il numero due del partito

L'ultima vittima di Xi è Sun Zhengai, numero uno del partito comunista nella città di Chongqing (megalopoli di 8 milioni di abitanti). Rappresentava per molti il futuro della politica cinese, da cui il presidente lo ha allontanato senza preavviso il 16 luglio. Zhengai, sotto indagine per aver "danneggiato gli interessi del partito", lascia il posto ad un fedelissimo di Xi, Chen Miner.

Una mossa pianificata senza dubbio in vista del 20° congresso del partito nel 2022, quando scadrà il mandato dell'attuale segretario generale. La sistematica eliminazione di avversari ed oppositori politici da parte di Xi spinge a pensare che egli voglia mantenere la sua posizione di leader anche dopo il 2022, rinnovando il mandato.

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