Il piccolo Omran Daqneesh, siriano, 5 anni, corpicino coperto di polvere e visino coperto di sangue, è vivo. Ha visto crollare su di sè la sua casa di Aleppo ma ce l'ha fatta. Il suo sguardo nella telecamera che lo riprende mentre si riscopre seduto sulla sedia di un'ambulanza, è diventata ormai un simbolo globale della tragedia della guerra in Siria.

Il piccolo Aylan Kurdi, siriano, 3 anni, corpicino e faccia in giù sulla spiaggia vicino Bodrum in Tuchia, è morto. Era il 2 settembre del 2015 e la sua foto ha fatto il giro del mondo. Aylan era nato a Kobani ed era scappato su un gommone con la famiglia per raggiungere l'isola di Kos in Grecia e da lì il Canada dove altri parenti erano già rifugiati politici. Il naufragio e poi la morte.

Oggi, un vignettista sudanese, Khalid Albaih, mette insieme in una sua vignetta questi due bambini simbolo. Il titolo: "Scelte per i bambini siriani".

Vicino al disegno di Omran la scritta: "Se resti", vicino a quello di Aylan: "Se te ne vai".

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Un fermo immagine tratto da un video fornito dall'opposizione siriana mostra il salvataggio di Omran, dopo un bombardamento ad Aleppo.


All'Huffington Post, ad Al Jazeera e alla Cnn che lo hanno intervistato Albaih (che vive a Doha e raccoglie le sue belle vignette in una collezione intitolata "Khartoon!") ha spiegato che la domanda che pone nella vignetta (restare o andare via) se la fanno in molti tutti i giorni. "... La stessa cosa potrebbe succedere anche ai miei figli"... dice spiegando come la sintesi delle immagini è evidentemente triste ma nulla in confronto alla realtà che ogni giorno sconvolge la Siria dove dall'inizio del conflitto, sono morte oltre 250 mila persone e in 5 milioni sono considerati rifugiati.

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