L'Isis ha pubblicato un nuovo video
 in cui uno degli emiri del califfato si rivolge, per la prima
 volta, direttamente in turco al Paese, stavolta non per
 minacciarlo, bensì per chiamare i turchi a raccolta, 
invitandoli ad aderire al jihad contro gli infedeli.

Tra i
 particolari in risalto del video, oltre all'utilizzo del turco 
da parte dell'emiro, che avrebbe aderito al califfato un anno 
fa, il montaggio e il taglio professionale.

L'emiro si rivolge al popolo turco invitandolo "a levarsi
 contro il presidente Recep Tayyip Erdogan" reo, a suo avviso,
 di aver "svenduto metà paese agli americani e metà paese agli 
atei curdi". Mentre l'emiro pronuncia queste parole le immagini
 mostrano Erdogan e Obama, la Casa Bianca, il leader del Pkk
 Abdullah Ocalan, poi una mappa della Turchia colorata per metà della bandiera a stelle e strisce e per metà dalla bandiera 
del partito curdo dei lavoratori".

L'emiro invita i turchi a
iniziare "la guerra il prima possibile", contro gli "ateisti e 
uomini d'affari" che, a detta dell'emiro non farebbero altro
 che "prendere in giro i fratelli musulmani di Turchia".


L'uomo, barba lunga, jalabia grigia 
e kalashnikov in mano, con due altri miliziani vestiti di nero
 e armati seduti ai fianchi, accenna nel suo discorso anche a
 Mustafa Kemal Ataturk, la cui riforma laica del paese fu "una 
vittoria degli infedeli" cui i turchi "non possono accettare di
 sottostare" e che "va distrutta dalle sue fondamenta e
 rovesciata, intraprendendo la via del jihad senza perdere altro 
tempo".

"Con la benedizione dell'emiro Al Baghdadi,
 conquistiamo Istanbul!" prosegue poi l'emiro, secondo il quale 
è dovere di ogni buon musulmano riportare Istanbul a essere un
 punto di "riferimento del vero mondo islamico", liberandola 
"dalle catene della laicità, dagli errori di Ataturk, per
 riportarla sulla santa via della S'aria".

L'emiro conclude 
invitando i turchi a combattere per l'Islam, perchè in caso
 contrario "la maledizione di Allah ricadrà su di voi". A
 differenza di precedenti messaggi diffusi in arabo e rivolti ad
 Ankara, stavolta non compaiono minacce, bensì un continuo
 appello ai turchi affinchè rinneghino le fondamenta sulle
 quali il paese è stato edificato e si uniscano al jihad contro
 gli infedeli.  

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