30 ottobre 2015

16:45 - Barack Obama ha autorizzato, per la prima volta, il dispiegamento di "meno di 50" unità di forze speciali nel nord della Siria, dove "aiuteranno a coordinare le locali forze di terra e gli sforzi della coalizione" contro il califfato, come riferito da un'alta fonte dell'amministrazione Usa.

Washington ha inoltre deciso di schierare aerei A-10 e jet F-15 nella base turca di Incirlik, nel sud della Turchia. Anche in Iraq verrà dato nuovo impulso alla battaglia contro lo Stato Islamico con la creazione di una task force di forze speciali finalizzata a colpire i leader del califfato.

Deciso, infine, l'aumento dell'assistenza militare a Giordania e Libano. Le forze speciali americane, come precisa la Cnn, hanno già condotto missioni segrete sul terreno in Siria. Ma il dispiegamento di unità di terra, per quanto ridotte numericamente, segna la prima presenza stabile nel paese di truppe Usa.

A Vienna vertice Usa-Ue-Russia e attori regionali

È cominciato questa mattina in un albergo del centro di Vienna, tra strettissime misure di sicurezza, il vertice internazionale sul futuro della Siria.

Dopo l'incontro a quattro di una settimana fa tra Usa, Russia, Turchia e Arabia Saudita, la riunione di oggi a livello ministeriale si è allargata a l'Unione europea, ai principali Paesi europei (tra cui l'Italia, presente il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni) e altri attori regionali.

Per la prima volta, partecipa anche l'Iran con il suo ministro Mohammad Javad Zarif.

In agenda la ricerca di una soluzione politica per la crisi. I colloqui potrebbero affrontare anche il futuro del presidente Bashar al Assad, su cui le diplomazie internazionali sono divise.

Il segretario di Stato americano, John Kerry, e il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, l'iraniano, Mohamed Javad Zarif, italiano, Paolo Gentiloni, l'alto responsabile per la Politica estera dell'Ue, Federica Mogherini, sono tra i protagonisti del summit.

Alla riunione partecipano anche i rappresentanti di Turchia, Gran Bretagna, Libano, Giordania, Arabia Saudita, Iraq, Egitto, Germania, Qatar, Francia, Emirati Arabi Uniti, Oman, Usa e Cina.

L'Iran spinge per un periodo di "transizione" di sei mesi che porti a elezioni in cui sarà deciso il futuro del presidente Bashar al-Assad, pur senza specificare se nel caso accetterebbe passi per rimuovere l'uomo forte di Damasco dal potere.

La Russia, però, altro alleato del regime siriano, ha avvertito che il futuro di Assad non è in discussione.

"Solo il popolo siriano può decidere sul futuro politico di Assad", ha precisato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov.

Mosca ha anche fatto sapere che alla riunione del Quartetto (Russia, Usa, Turchia e Arabia saudita) sulla crisi siriana, svoltasi giovedì sempre a Vienna, ha consegnato ai partner la lista "dei nomi di praticamente tutti i gruppi di opposizione con i quali parla, con i quali è pronti a comunicare, e che porterebbero essere invitati a incontri tra le forze siriane". Fonti Onu hanno riferito che, dopo questo summit, Iran e Arabia Saudita potrebbero tornare a parlarsi anche in altre sedi per discutere dei conflitti in Iraq e Yemen.

Sul debutto di Teheran grava però l'ombra di un nuovo caso giudiziario che potrebbe irritare gli Stati Uniti: i pasdaran hanno infatti arrestato l'uomo d'affari iraniano-americano, Siamak Namazi. Namazi, a capo della società di consulenza strategica petrolifera Crescent Petrolum basata a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, è stato arrestato mentre faceva visita ai parenti a Teheran, secondo quanto ha riferito il Wall Street Journal.

Ore 10:00 - Oltre 40 civili sono stati uccisi e un centinaio feriti oggi da un bombardamento missilistico del regime siriano su un mercato della cittadina di Duma, alle porte di Damasco, controllata dai ribelli.
Lo riferisce l'ong Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus).

Almeno 12 missili si sono abbattuti sul mercato, secondo l'Ondus, che ha sede in Gran Bretagna ma si appoggia su una vasta rete di informatori in Siria. Il bilancio sembra destinato ad aggravarsi perché vi sono diversi feriti in gravi condizioni.

Il bombardamento sulla roccaforte dei ribelli è avvenuto mentre erano in corso combattimenti tra le forze lealiste e gruppi armati anti-governativi nei pressi della vicina città di Harasta. Ieri, nella stessa località

29 ottobre 2015

Almeno 35 pazienti e medici siriani sono stati uccisi e 72 sono rimasti feriti per il grave intensificarsi degli attacchi aerei contro gli ospedali in Siria settentrionale nel mese di ottobre. Lo riferisce il personale sanitario sostenuto da Medici senza Frontiere (Msf) in Siria, senza specificare a chi vada attribuita la responsabilità dei raid. A causa degli attacchi nella regione, aggiunge in un comunicato Msf, decine di migliaia di persone sono state costrette a fuggire dalle proprie case. Alcune hanno cercato rifugio nelle aree rurali e nei villaggi circostanti.

Secondo il personale locale di Msf, altre sono fuggite più lontano: circa 1.700 famiglie si sono aggiunte ai 110.000 sfollati interni che vivono in quattro campi sorti attorno ad Atmeh, nel governatorato di Idlib, di cui 225 nuove famiglie sono arrivate solo nell'ultima settimana. "Dopo oltre quattro anni di conflitto, sono esterrefatto di come il diritto umanitario internazionale possa essere così facilmente schernito da tutte le parti di questo conflitto", ha detto Sylvain Groulx, responsabile di Msf per la Siria. "Possiamo solo chiederci se questo concetto non sia ormai morto", ha aggiunto. In Siria Medici senza Frontiere gestisce sei strutture sanitarie e sostiene direttamente oltre 150 cliniche, centri medici e ospedali da campo. Msf assiste anche pazienti provenienti dalla Siria che sono fuggiti in Giordania, Libano e Iraq.

27 ottobre 2015

15:30 Gli Usa starebbero considerando l'ipotesi di spostare le proprie truppe più vicine alla prima linea in Iraq e in Siria. Lo riferisce il Washington Post, citando alti consiglieri della sicurezza nazionale che negli ultimi giorni avrebbero aumentato il loro pressing sulla Casa Bianca, motivandolo con l'insoddisfazione per i mancati progressi nella lotta all'Isis.

La mossa rappresenterebbe un'escalation significativa del ruolo americano in Iraq e in Siria, anche se la decisione - sottolinea il Washington Post - deve ancora essere presa ed eventualmente approvata dal presidente Barack Obama che potrebbe pronunciarsi entro questa settimana. Non è ancora chiaro quanti soldati Usa potrebbero essere spostati in prima linea, ma per ora si tratterebbe - secondo quanto riferiscono funzionari sentiti dal Post - di un piccolo gruppo. Il dibattito sulle misure proposte, che porterebbe per la prima volta un numero limitato di forze speciali sul terreno in Siria e i consiglieri militari più vicino alle zone di combattimento in Iraq, giunge nel momento in cui il capo del Pentagono, Ash Carter, sta facendo pressioni sui militari per sviluppare nuove opzioni per un coinvolgimento maggiore in Iraq, Siria e Afghanistan.

Anche se, precisa il Wp, le truppe non avrebbero un ruolo diretto nei combattimenti. Le raccomandazioni arrivano su richiesta di Obama e riflettono le preoccupazioni dei suoi principali consiglieri secondo cui la battaglia in Iraq e in Siria e' ad un punto morto e sono necessarie nuove idee per generare un nuovo slancio contro i jihadisti. Le altre opzioni sul tavolo, più costose ed ambiziose, come la no fly zone o le zone 'cuscinetto' che richiederebbero decine di migliaia di truppe sul terreno per proteggere civili innocenti, non hanno comunque ricevuto il sostegno degli alti consiglieri di Obama.


11:00 Un contrattista russo di 19 anni che prestava servizio nell'Aeronautica di Mosca è morto in Siria. La notizia, che circolava da alcuni giorni, è stata confermata dagli attivisti del gruppo Conflict Intelligence Team (Cit) e dai parenti del giovane. Vadim, proveniente da Kuban, sarebbe morto sabato scorso. "Verificando le informazioni, il suo profilo e i profili dei suoi amici e parenti abbiamo trovato molte prove del fatto che serviva nell'esercito da contrattista", ha spiegato in un comunicato il Cit.

Dopo aver terminato il servizio militare a giugno, Vadim aveva firmato un contratto con l'Aviazione e si occupava dei dispositivi tecnici all'aeroporto vicino a Latakia. La settimana scorsa, la stampa americana, citando fonti del ministero della Difesa di Mosca, aveva scritto della morte di un militare russo deceduto non a causa dei combattimenti, ma manipolando munizioni in modo non accorto nella base di Hmeymim, a Latakia. Gli attivisti del Cit hanno poi riferito che tra i parenti dei soldati russi circolano voci di altri nove militari morti insieme a Kostenko. Per ora il ministero della Difesa non ha commentato la notizia.

Uno dei parenti del contrattista, ha confermato a Rbc che il ragazzo era stato inviato il 14 settembre in Siria e che domenica è stato comunicato il suo decesso alla famiglia, senza specificarne però le circostanze. Sempre secondo il Cit,il funerale del giovane soldato dovrebbe essere celebrato nei prossimi giorni nel villaggio Grechanaia Balka, nella regione meridionale di Krasnodar. Dall'inizio dei raid aerei russi a fianco del regime di Damasco, il 30 settembre, ci sono state molte informazioni sulla morte di soldati russi nelle operazioni militari, ma nessuna ha mai trovato conferma.

26 ottobre 2015

Circa 130mila civili siriani sono in fuga dall'offensiva aerea e di terra in corso da parte della Russia, dell'Iran e delle forze governative siriane nelle regioni centro-settentrionali di Hama, Idlib e Aleppo. Lo afferma una piattaforma di 47 organizzazioni non governative internazionali basate al confine tra Siria e Turchia.

Il Forum di ong internazionali e siriane è basato a Gaziantep ed è partner riconosciuto dalle Nazioni Unite. Nell'ultimo comunicato del Forum, di cui una copia è stata ricevuta dall'Ansa via email, si registra un "aumento significativo della frequenza e dell'intensità dei bombardamenti aerei" russi e governativi siriani nelle regioni di Aleppo, Hama e Idlib. "I raid continuano a prender di mira aree dove c'è un'altra concentrazione di civili. Scuole, ospedali e mercati sono a rischio", si legge. "Nei giorni scorsi sono stati colpiti centri sanitari che lavorano grazie al sostegno delle Ong" locali.

Rischi per i civili

"I combattimenti sul terreno - prosegue il comunicato - hanno causato nuovi rischi per i civili, destabilizzando zone che erano state relativamente stabili e sicure. Questa nuova realtà ha costretto almeno 129mila civili a fuggire da Aleppo, Idlib e Hama". Secondo il Forum di Ong internazionali, "ci sono civili rimasti intrappolati nelle città di Aleppo e Homs. E numerose Ngo hanno dovuto sospendere le loro attivita'". Nei giorni scorsi, fonti mediche che lavorano nella zona di Aleppo avevano denunciato la presenza di almeno 70mila sfollati nella regione a sud della città. L'ufficio Onu per il coordinamento umanitario (OCHA) aveva affermato che 50mila civili erano in fuga dalla zona meridionale di Aleppo.

La Russia: "montature"

Il Cremlino definisce "montature" i rapporti delle ong. "Conosciamo - ha detto il portavoce di Putin, Dmitri Peskov - un gran numero di rapporti, notizie infondate, informazioni intenzionalmente fatte trapelare ai media sulle, per cosi' dire, conseguenze dei raid aerei russi". "Nelle ultime settimane - ha aggiunto Peskov - abbiamo registrato un gran numero" di questi rapporti.

Il dolore del Papa

Un "accorato appello" è stato lanciato questa mattina da Papa Francesco che ha ricevuto in udienza i membri del Sinodo della Chiesa Caldea, affinché la comunità internazionale "sappia adottare tutte le strategie valide al fine di promuovere il raggiungimento della pace in Paesi terribilmente devastati dall'odio, per riportare il soffio vitale dell'Amore in luoghi che da sempre sono stati crocevia di popoli, culture e nazioni". "La tanto auspicata pace", ha detto il Santo Padre assicurando preghiere per le "amate terre di Iraq e Siria" possa "sorgere all'orizzonte della storia, affinché i luttuosi drammi inferti dalla violenza lascino il posto ad un clima di reciproca convivenza".


14 ottobre 2015

Continua la propaganda russa contro gli Stati Uniti d'America. Sono di oggi le affermazioni del ministro degli esteri russo, Sergei Lavrov, secondo il quale gli Stati Uniti hanno respinto l'invito della Russia a mandare una delegazione militare di alto livello a Mosca per discutere di un maggiore coordinamento nei combattimenti in Siria. Lavrov avrebbe anche precisato che la proposta era stata avanzata dal presidente russo Vladimir Putin durante la sua visita a New York a settembre. Washington avrebbe inoltre fatto sapere di non essere disposta a ricevere la delegazione russa.

Mosca, ha inoltre aggiunto la portavoce del ministero degli esteri Maria Zakharova, "è pronta a lavorare con gli Stati Uniti sulla Siria. Qualsiasi formato e qualsiasi canale destinato alla discussone di queste o quelle questioni, da parte nostra non è mai stato bloccato, è aperto e rimarrà aperto", ha detto la portavoce in un briefing con la stampa. "Bisogna avviare un dialogo", ha aggiunto, "noi siamo aperti a questo".

Secondo Lavrov, inoltre, il presidente americano Barack Obama è stato informato dell'intenzione della Russia di attaccare l'Isis in Siria durante l'incontro a New York con il leader del Cremlino Vladimir Putin. Anche la proposta del Cremlino di mandare a Washington una delegazione russa guidata dal premier Dmitri Medvedev per discutere della situazione in Siria è stata avanzata durante il bilaterale a fine settembre.

La Coalizione nazionale siriana, con sede a Istanbul, "perde ogni giorno la sua autorevolezza e influenza", ha denunciato la portavoce, secondo la quale il gruppo di opposizione "boicotta gli sforzi dell'inviato speciale del segretario generale Onu per la Siria, Staffan de Mistura". "L'opposizione a Istanbul - ha detto - è evidentemente incapace di mantenere il proprio status di unico rappresentante legittimo del popolo siriano".

13 ottobre 2015

88 raid russo dal cielo nelle ultime 24 ore contro 86 obiettivi terroristici nelle province di Raqa, Hama, Idlib e Aleppo: questi i numeri e le coordinate forniti da Igor Konashenkov, portavoce del ministero della Difesa. E mentre gli aerei di Mosca bombardano la Siria, il presidente Vladimir Putin tira bordate verbali alle altre forze in campo, con particolare riferimento agli Stati Uniti: davanti al parterre anche internazionale del forum economico Vtb, il capo del Cremlino ha infatti dichiarato di aver chiesto a Washington una lista di obiettivi da colpire, ma di aver ricevuto in risposta un'impossibilità a fornirla. "Allora abbiamo chiesto di dirci dove non andare a colpire", ha proseguito Putin davanti all'assemblea, "e la riposta anche in questo caso è stata 'no'. Questo non è un gioco... Come è possibile lavorare insieme? Credo che alcuni nostri partner abbiano semplicemente il cervello in pappa". 

In precedenza, il presidente russo era invece stato più diplomatico nei confronti degli "alleati", annunciando di aver proposto l'organizzazione a Mosca di un vertice internazionale di carattere politico-militare per trovare una soluzione alla crisi in Siria, ma di non aver avuto al momento alcun riscontro da parte delle altre potenze. Sempre parlando con i media russi, Putin s'era inoltre detto disponibile a inviare a Washington una delegazione guidata dal premier Dmitri Medvedev e di cui facciano parte il vice-capo di stato maggiore dell'esercito russo e rappresentanti dei servizi segreti: "Se vogliamo essere efficaci e non limitarci solo a lanciare missili da crociera, e se vogliamo raggiungere un accordo politico", ha affermato il leader russo, "allora dobbiamo incoraggiare tutte le forze a lavorare insieme".

12 ottobre 2015

Gli Stati Uniti hanno recapitato con successo 50 tonnellate di munizioni ai ribelli moderati della Coalizione anti-Assad nel nord della Siria.

Lo ha riferito la Cnn che ha citato fonti militari. L'operazione si è svolta nella notte tra domenica e lunedi' sulla provincia di Hasakah ed è stata eseguita da aerei cargo C-17, scortati dai caccia Usa che hanno lanciato 112 container.

Nel carico, recuperato da "forze amiche", c'erano per lo più munizioni, ma anche armi leggere e granate con cui Washington vuole aiutare i ribelli moderati che rischiano di finire schiacciati tra l'esercito di Bashar al-Assad, sostenuto dai raid aerei russi, e l'avanzata dell'Isis.

Assad non può essere partner nella lotta contro l'Isis
Il regime di Assad non può essere un partner nella lotta contro il Daesh
". Lo scrive il Consiglio Ue nelle conclusioni del documento dedicato alla situazione in Siria, pubblicato oggi.

L'azione contro l'Isis, continua il documento approvato dai ministri degli Esteri dell'Ue, "deve essere strettamente coordinata fra tutti i partner, e deve chiaramente puntare a colpire Daesh, Jabhat al-Nusra e gli altri gruppi terroristici definiti dall'Onu".

Non ci può essere una pace duratura in Siria "sotto l'attuale leadership e fino a quando le legittime proteste e aspirazioni di tutte le componenti della società siriana saranno affrontate": continua il documento.

"L'obiettivo dell'Ue è portare a conclusione il conflitto e rendere possibile al popolo siriano di vivere in pace nel proprio Paese".

Per far questo, ci sono due aspetti che la comunità internazionale dovrà affrontare: da un lato la strada politica per "far finire la guerra civile affrontando le radici del conflitto e avviando un processo di transizione politica inclusivo che riporti la pace nel paese", dall'altro quella della sicurezza "concentrare la lotta contro la minaccia regionale e globale del Daesh".

I recenti attacchi militari russi in Siria che vanno oltre il Daesh e gli altri gruppi terroristici definiti dall'Onu, così come quelli che colpiscono l'opposizione moderata, "sono fonte di profonda preoccupazione e devono cessare immediatamente", dice ancora il documento dei ministri degli Esteri dell'Ue riuniti a Lussemburgo, che hanno anche chiesto a Mosca di fermare "le violazioni russe dello spazio aereo dei Paesi vicini".

"Il nostro obiettivo, sottolineano i capi delle diplomazie dei Ventotto, dovrebbe essere quello di far regredire il conflitto: "L'Unione europea chiede alla Russia di focalizzare i suoi sforzi sull'obiettivo comune di una soluzione politica del conflitto", si legge ancora.

Alleanza cotro l'Isis fra i Curdi, gli Arabi e i Cristiani
La principale milizia curdo-siriana, le Unità di Protezione del Popolo Curdo (Ypg, nella sua sigla in curdo) ha annunciato la creazione di una nuova alleanza con gruppi arabi e cristiani, con i quali ha già combattuto in precedenza.

La formazione dell'alleanza arriva all'indomani dell'annuncio di Washington di voler cambiare la strategia di addestramento ed equipaggiamento dei ribelli sul terreno e potrebbe fornire a Washington un nuovo partner con il quale condurre la lotta contro l'Isis.
L'annuncio è stato dato in un comunicato pubblicato online da un portavoce delle Ypg.

La nuova alleanza, battezzata Forze Democratiche Siriane, è composta da curdi, arabi e assiri -etnia di fede cristiana- insieme ad altre componenti della società civile.

Il passo, spiega il comunicato, si deve "alla fase delicata che attraversa la Siria e gli avvenimenti accelerati nell'arena politica e militare, che richiedono una forza militare nazionale unica per tutti i siriani".

La nota aggiunge che l'obiettivo è costruire un "Paese democratico, di cui possono godere i cittadini in libertà, giustizia e dignità".

Oltre a alle Ypc e al suo ramo femminile, le organizzazioni che compongono l'alleanza sono l'Esercito dei rivoluzionari, il gruppo Burkan al-Furat (in gran parte arabo), il Consiglio Militare Siriaco e la Coalizione Arabo-Siriana.

Questi gruppi hanno collaborato sul terreno nella lotta contro l'Isis, ma non lo avevano mai fatto ufficialmente.

Lo scorso venerdì il capo del Pentagono, Ash Carter, ha confermato un cambiamento di strategia degli Stati Uniti piano nell' armare e addestrare gli oppositori moderati del regime siriano di Assad.

Bombardamenti francesi
Jihadisti francesi sono probabilmente rimasti uccisi sotto i bombardamenti dell'aviazione di Parigi in Siria.
Lo riferiscono fonti governative francesi al seguito del premier Manuel Valls, che è ad Amman, in GIordania, dove visiterà tra l'altro una base militare giordana da cui decollano una parte dei caccia francesi che conducono i bombardamenti aerei contro l'Isis in Siria.

"I bombardamenti francesi hanno ucciso jihadisti (in Siria). E potrebbe trattarsi di jihadisti francesi", ha dichiarato una fonte governativa. "La cifra di sei è stata annunciata probabilmente da una ong siriana. Al momento, non possiamo confermarla".

Arresti a Mosca di estremisti Ceceni e siriani: preparavano un attentato
Ieri a Mosca è stato arrestato un gruppo di persone sospettate di preparare un attentato,
Tra gli arrestati vi sono tre cittadini siriani. Lo scrive il quotidiano Moskovsky Komsomolets, citando una fonte tra gli inquirenti.

"Sono state arrestate 15 persone - sostiene il giornale - e di queste, 12 provengono del Caucaso settentrionale, compresa la Cecenia, e tre sono cittadini siriani".

Domenica, il Comitato per l'antiterrorismo russo ha annunciato l'arresto della presunta cellula terroristica, rendendo noto che "nell'appartamento in cui si nascondevano i malviventi, è stata trovata una bomba che è stata fatta brillare".

Dopo l'intervento russo in Siria contro l'Isis e a fianco del presidente Bashar al Assad, nel Paese è aumentato il livello di allerta per possibili attentati, soprattutto nella capitale dove in passato i terroristi hanno già colpito più volte.

Secondo una fonte degli organi di sicurezza, citata dalla Tass, per la quale gli arrestati ieri sono 10 e non 12, gli inquirenti stanno verificando la loro possibile affiliazione all'Isis.
Alcuni dei detenuti sono seguaci e sostenitori dell'organizzazione terroristica "Stato islamico" e hanno potuto partecipare ai combattimenti in Siria nelle fila dei combattenti dell'Isis?, ha detto la fonte.


11 ottobre 2015

L'aviazione irachena ha reso noto domenica pomeriggio di aver centrato un convoglio dell'Isis durante uno spostamento nella zona di al-Karabela, dove era prevista una riunione dei leader dell'organizzazione.
 
In uno dei mezzi del convoglio ci sarebbe stato anche Abu Bakr al-Baghdadi, il capo del gruppo terroristico.
Dopo che sono circolate alcune voci sulla possibile uccisione leader dell'Isis, è arrivata la smentita: nel bombardamento sono morti diversi altri capi del gruppo terroristico, ma non il "califfo".

Lo riferiscono fonti ospedaliere e residenti della città irachena di al-Karabela.

L'aeronautica militare irachena sostiene di aver colpito un convoglio che trasportava il leader dell'Isis verso una riunione con altri leader jihadisti; ma ha anche precisato di non sapere quale sia la sorte toccata ad al-Baghdadi.

Il raid è avvenuto nella provincia occidentale irachena di al-Anbar, non lontano dal confine con la Siria.

Lo scorso 30 settembre il quotidiano panarabo Asharq al Awasat aveva riferito che al Baghdadi avrebbe spostato il suo quartier generale da Mosul, nel nord dell'Iraq, alla città di Ramadi, capoluogo della provincia occidentale irachena di al Anbar, a maggioranza sunnita.

Secondo fonti della sicurezza irachena, con lo spostamento da Mosul a Ramadi, il sedicente "califfo" starebbe tentando di controllare direttamente le operazioni dei terroristi.

Al Baghdadi era ritornato a Mosul a inizio settembre, dopo alcuni mesi passati nella città di siriana di al Raqqa, principale roccaforte del movimento in Siria.

In aprile diversi media arabi e internazionali avevano riportato la notizia della morte di al Baghdadi dopo un attacco condotto nella parte occidentale dell'Iraq lo scorso 18 marzo. Alcune settimane dopo la notizia era stata smentita.

9 ottobre 2015

Ore 11:00 - I miliziani dell'Isis stanno avanzando verso Aleppo, nel nord della Siria. Lo riferisce l'Osservatorio siriano per i diritti umani che sottolinea come durante la notte, i militanti jihadisti abbiano cacciato i ribelli dalle zone di Tall Qrah, Tall Soussin, Kafar Qares e dalla base di Madrasat al-Mushat.

"Ci sono state decine i combattenti uccisi da entrambe le parti", ha affermato Rami Abdel Rahman, della Ong siriana.

Al momento i jihadisti sarebbero a circa 20 chilometri dal fronte dove sono dispiegate le forze di Bashar al-Assad, nella zona industriale di Sheikh Najjar. "L'Isis non è mai stato così vicino ad Aleppo e questo è il suo più grande avanzamento" verso la capitale industriale e seconda città del Paese, continua Abdel Rahman, il cui gruppo con sede in Gran Bretagna ha una rete di informatori sul posto.

Ore 10:30 - Un generale iraniano, Hussein Hamdan, consigliere militare del regime di Bashar al-Assad, è morto nella città di Aleppo, nel nord della Siria. La notizia, data inizialmente dall'emittente araba al-Mayadeen -proprietà della Federazione dei Mezzi di Comunicazione islamici, dipendente dall'Iran- è stata confermata poco dopo dalle Guardie Rivoluzionarie Iraniane, le truppe d'elite del regime degli ayatollah.

L'alto ufficiale è morto mercoledì notte. L'Ufficio informazione dell'Esercito Libero Siriano ha fatto sapere che Hamdani è rimasto ucciso "dai rivoluzionari ad Aleppo"; e ha precisato che il generale è il militare iraniano più alto in grado morto in territorio siriano dall'inizio del conflitto, nel marzo 2011.

Pur senza essere intervenuto direttamente in Siria, come invece ha fatto la Russia, Teheran dà sostegno altrettanto attivo al regime di Damasco: fornisce assistenza finanziaria e anche militare, a cominciare consulenti di campo.

I membri della Guardia rivoluzionaria sono particolarmente presenti accanto agli uomini della milizia sciita libanese Hezbollah, stretta alleata di Teheran. E il generale Ghasem Souleimani, capo della forza al-Quds, responsabile delle operazioni all'estero dei Guardiani, si reca regolarmente tanto in Siria che in Iraq.

Ore 9:00 - Alcuni missili a lungo raggio lanciati ieri dalle navi russe nel Mar Caspio verso la Siria sono invece finiti sul territorio dell'Iran.
La rivelazione è arrivata da alcune fonti del Pentagono, che non hanno però spiegato se tali missili abbiano causato danni o vittime.

La Russia però ha smentito: "Tutti i missili lanciati dalle navi - ha assicurato il portavoce del ministero della Difesa, generale Igor Konashenkov - hanno trovato i loro bersagli. È un dato di fatto".

"A differenza della Cnn - ha proseguito Konashenkov - non raccontiamo riferendoci a fonti anonime, bensì mostriamo il lancio dei nostri missili e i bersagli da essi colpiti praticamente in regime online".

Il portavoce del ministero della Difesa russo ha quindi aggiunto di non poter "dire tutto" ma ha dichiarato che "qualsiasi professionista in questo campo sa che nello svolgimento di simili operazioni viene sempre fissata l'immagine del bersaglio prima e dopo il colpo. Inoltre - ha precisato - sopra la Siria 24 ore su 24 è operativo il nostro gruppo di droni".

La Nato intanto alza la voce contro la Russia. "È pronta dispiegare le forze in Turchia, se necessario", avverte il segretario generale Jens Stoltenberg.

Damasco insiste con la sua offensiva contro "i terroristi", termine che per il regime di Assad indica i ribelli, prima dell'Isis e la Russia continua a sostenere che i suoi raid - oltre 20 ogni notte - puntano all'Isis.

Putin non è credibile
Ma l'Occidente non crede a Putin. Dopo la crisi ucraina "tutto è cambiato", osserva uno dei ministri della difesa riuniti oggi nel quartier generale dell'Alleanza Atlantica a Bruxelles.

Da dove il segretario generale Jens Stoltenberg avverte: la Nato "ha visto una problematica escalation di azioni militari russe", è "pronta a difendere tutti gli alleati, compresa la Turchia" ed è "pronta a dispiegare le forze in Turchia se necessario".

E sottolinea che per i 28, con i suoi caccia ed i suoi missili "la Russia non mira all'Isis ma agli altri gruppi e sostiene il regime di Assad".

Scelta che il capo del Pentagono, Ashton Carter, inchioda: Mosca compie un "fondamentale errore strategico" che "infiammerà e prolungherà la guerra civile siriana" e di cui la Russia "paghera' le conseguenze", prevedendo che "comincerà ad avere perdite in Siria".

Mancanza di dialogo strategico
Il problema di fondo lo inquadra Roberta Pinotti.
"È la mancanza di dialogo strategico" sintetizza il ministro della Difesa. In sostanza, come sottolineano tanto Stoltenberg quanto Carter, la questione è nel futuro di Assad.

Il futuro di Assad
Stati Uniti e Nato vogliono che in fondo al percorso ci sia la "transizione", ovvero la caduta del presidente siriano. Mosca lo vuole sostenere ed afferma che anche l'Esl è pronto al dialogo. Gli Usa invece si mostrano inflessibili. "Non cooperiamo e non coopereremo con la Russia", scandisce Carter, finché il Cremlino "continuerà con la sua strategia fuorviante".

7 ottobre 2015

Ancora una giornata tesa fra Nato e Russia per quel che avviene in Siria.

In primo luogo, la Russia dice di essere è pronta a collaborare con il Pentagono sul coordinamento nella lotta allo Stato islamico. Putin avrebbe dato ordine di coordinare le operazioni della sua aviazione con Stai Uniti, Turchia, Arabia Saudita, Iran e Iraq. Il portavoce del ministero della Difesa russo, Igor Konashenkov, ha spiegato che Mosca ha valutato la proposta americana e che sono rimasti da discutere solo i dettagli tecnici.

Secondo gli attivisti dell'Osservatorio siriano per i diritti umani, gli intensi bombardamenti russi di oggi si sono concentrati sul villaggio di al-Lataminah nella provincia di Hama e sulle città di Khan Shaykhun e Alhbit a Idlib.

Le bombe russe hanno coperto una offensiva di terra del regime e nell'area sono stati segnalati anche bombardamenti con missili terra-terra. Gran parte della provincia di Idlib è nelle mani di gruppi ribelli jihadisti, tra i quali i qaedisti del Fronte Al Nusra e altre fazioni.
I ribelli anti-Assad addestrati dagli americani hanno denunciato hanno denunciato che il deposito di armi più importante del gruppo Liwa Suqour al-Jabal è stato distrutto nei raid degli aerei di Mosca sulla provincia settentrionale di Aleppo.

Infine, Putin ha reso noto che le sue forze stanno attaccando l'Isis anche da mare: le navi da guerra nel Mar Caspio hanno lanciato 26 razzi contro i jihadisti.



In Siria, ha detto il segretario di Stato alla Difesa statunitense, Ashton Carter, "la Russia sta seguendo una strategia sbagliata, colpendo obiettivi che non sono dell'Isis".

La Turchia non desidera che il conflitto siriano si trasformi in una crisi tra Mosca e la Nato o in una disputa tra la Russia e la Turchia, ha precisato il premier Ahmet Davutoglu, avvertendo che Ankara, membro dell'Alleanza Atlantica, "non scenderà a compromessi sulla sicurezza dei suoi confini e del suo spazio aereo".

Solo 2 dei 57 raid aerei russi in Siria hanno colpito lo Stato islamico, ha aggiunto Davutoglu. Un portavoce del Partito della giustizia e dello sviluppo (AKP) del premier, Omer Celik, ha affermato che la Turchia considererà eventuali nuove violazioni dello spazio aereo da parte di jet da guerra russi "una minaccia".

6 ottobre 2015

15:30 -"Otto jet turchi F-16 sono stati inseguiti da MiG-29 non identificati per 4 minuti e 30 secondi durante un volo di pattugliamento al confine con la Siria" di ieri, riferisce un comunicato dell'esercito turco citato dal sito del quotidiano Hurriyet.

Inoltre "le batterie anti-aeree siriane hanno messo nel mirino i jet turchi per 4 minuti e 15 secondi", prosegue la nota.

Sia l'aviazione siriana che quella russa utilizzano caccia MiG-29. L'episodio segue uno analogo avvenuto domenica, quando due jet da combattimento F-16 turchi si sono trovati per 5 minuti e 40 secondi nel mirino del radar di un caccia MiG-29 di provenienza non identificata durante un volo di pattugliamento alla frontiera con la Siria.

Secondo Ankara, inoltre, tra sabato e domenica jet russi hanno violato per due volte lo spazio aereo turco al confine con la Siria.
La Nato ha definito gli episodi "una seria violazione" e "non un incidente", come invece sostenuto da Mosca a proposito del primo sconfinamento nei cieli turchi

In Siria operano i Mig russi impegnati nei bombardamenti oltre a quelli in dotazione al regime di Bashar al-Assad.

13:00 - Raid aerei congiunti russo-siriani sono stati effettuati oggi sulle postazioni dell'Isis nella parte moderna della città di Palmira, oltre che su altre postazioni ribelli ad Aleppo. 

Lo riferisce l'agenzia siriana Sana. Nei giorni scorsi i jet di Mosca avevano già compiuto raid nell'est della provincia di Homs, dove si trova Palmira.

12:45 - Il governo russo non sta conducendo alcuna operazione in Siria che coinvolga le sue truppe di terra, né ha intenzione di farlo: lo ha assicurato il presidente della Commissione Difesa della Duma, il Parlamento russo, l'ammiraglio Vladimir Komoyedov.

Komoyedov, che nelle ultime ore non aveva escluso la possibilità che volontari russi si unissero alle file dell'esercito di Damasco, secondo quando riferito dall'agenzia Ria Novosti ha aggiunto che la Russia sta bloccando qualsiasi tentativo dei suoi cittadini di "recarsi a combattere in Siria, sull'uno e sull'altro fronte".

11:00 - La Nato insiste: in Siria i russi non bombardano l'Isis. "L'azione militare della Russia in Siria preoccupa la Nato" non solo per le violazioni dello spazio aereo turco, ma "anche perché" gli aerei russi "non attaccano l'Isis ma i gruppi dell'opposizione che combattono l'Isis e anche i civili". Lo ha detto questa mattina il segretario generale dell'Alleanza, Jens Stoltenberg.

A proposito degli sconfinamenti dei jet russi, Stoltenberg ha detto: "Per noi non è stato un incidente, ma una seria violazione".

Intanto in Italia si discute della possibile partecipazione della nostra aviazione ai raid della coalizione contro lo Stato Islamico in Iraq. Per ora il ministero della difesa si limita a dire che si tratta di un'ipotesi.

5 ottobre 2015

Tensione nei cieli mediorientali: un jet da combattimento russo ha violato sabato scorso lo spazio aereo turco nella provincia di Hatay, vicino al confine siriano. Lo riferisce il ministero degli Esteri turco.
L'ambasciatore russo Andrey Karlov, è stato convocato per esprimere le dure proteste turche annunciando reazioni in caso tali incidenti dovessero ripetersi.

La violazione è stata individuata otto minuti dopo la mezzanotte di sabato. "Il velivolo russo e' uscito dallo spazio aereo turco verso la Siria dopo che e' stato intercettato da due F-16 dell'aviazione turca, che stavano conducendo un pattugliamento nella regione", afferma la nota. La Turchia ha formalmente chiesto alla Russia di non ripetere violazioni di questo tipo, precisando che in caso contrario Mosca dovrà ritenersi responsabile per qualsiasi "incidente indesiderato" che potrebbe accadere.

Il ministro degli Esteri turco, Feridun Sinirlioglu, ha anche chiamato il suo omologo russo, Sergei Lavrov, per esprimere le sue proteste. Telefonate per discutere del caso ci sono state anche con il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, e quelli di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna. Sinirlioglu potrebbe anche affrontare la questione con il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg. Secondo i media turchi, già nei giorni scorsi si erano verificati episodi di tensione con i jet russi al confine turco-siriano dopo l'avvio dei bombardamenti in Siria.
Ieri il presidente turco Recep Tayyip Erdogan aveva definito i raid russi "inaccettabili e un grave errore".

Ore 9:00 - Intanto, nelle ultime 24 ore, l'aviazione militare russa ha effettuato 25 raid colpendo 9 obiettivi dell'Isis, tra cui una posizione di artiglieria e un campo di addestramento con deposito di munizioni nella provincia di Idlib, un centro di comunicazioni a Homs e un posto di comando nella provincia di Hama.

Secondo l'agenzia russa Ria Novosti, 160 militanti dell'Isis sono stati uccisi domenica in un attacco dell'esercito regolare siriano nella provincia di Deir Ezzor.

Nell'attacco ci sono stati feriti tra i militari siriani. Oltre che a Deir Ezzor, ieri l'esercito di Damasco ha colpito postazioni di Isis e Fronte al-Nusra nella periferia di Damasco e nella provincia di Homs, compresa la città di Palmira. Qui, sempre secondo le stesse fonti, i militari siriani hanno attacco e distrutto due convogli dell'Isis, mentre sono stati portati a segno attacchi anche contro le postazioni dei terroristi ad Al Quaryatayn; il risultato dell'operazione ha portato all'uccisione di altri 17 miliziani.

Nelle scorse ore è anche è anche stata diffusa la notizia della distruzione da parte di militanti dell'Isis del'arco di trionfo di Palmira, vestigia di epoca romana di almeno duemila anni. Lo ha riferito il sovrintendente alle antichità siriane citato da Skynews.

2 ottobre 2015

Dopo la Siria, anche l'Iraq è pronto ad accogliere con favore una campagna aerea russa contro l'Isis, che continua ad occupare vaste regioni nel Nord del Paese, compresa la provincia di Ninive e il suo capoluogo Mosul.

Una eventuale proposta di Mosca di estendere i raid all'Iraq "sarebbe benvenuta", ha detto in un'intervista a France 24 il primo ministro Haidar al Abadi, che non ha risparmiato critiche agli americani.

"Noi - ha detto il premier iracheno ai margini dell'Assemblea Generale dell'Onu - ci aspettavamo che la Coalizione internazionale, gli americani, avrebbe messo in campo consistenti forze aeree per proteggere le nostre truppe. Ma non è successo".

Si tratta di critiche non nuove, così come Washington ha accusato in passato le forze armate irachene di non fare abbastanza per fermare l'avanzata jihadista. Baghdad del resto, ospita già un centro informativo per coordinare i raid contro l'Isis a cui partecipano Russia, Siria e Iran.
Il portavoce di Abadi, Saad al Hadithi, ha difeso oggi questa decisione, affermando che essa "non va contro gli sforzi nella guerra al terrorismo della Coalizione internazionale", guidata dagli Stati Uniti.

"La guerra contro il terrorismo non è un conflitto interno, ma internazionale - ha aggiunto Al Hadithi - e il coordinamento tra i nostri quattro Paesi non contraddice l'azione della Coalizione internazionale, ma anzi ne è complemento e la rende più spedita".

La Coalizione nazionale siriana, principale forza politica di opposizione a Bashar al-Assad, ha chiesto al Consiglio di sicurezza dell'Onu di adottare una "risoluzione chiara" per obbligare la Russia ad arrestare la sua "aggressione" contro il popolo siriano. La coalizione chiede di mettere fine gli attacchi "che hanno causato la morte di 60 civili, tra cui donne e bambini".

I raid contro Qaryatain
Intanto in Siria i jet di Mosca hanno colpito oggi anche la città di Qaryatain, nella provincia di Homs, occupata nell'agosto scorso dallo Stato islamico che vi tiene praticamente in ostaggio decine di cristiani tra i quali padre Jacques Murad, legato alla comunità di Mar Musa del padre gesuita Paolo Dall'Oglio, rapito oltre due anni fa a Raqqa.

L'ong Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus) parla di "intensi bombardamenti" sulla città, dove i cristiani sono stati costretti ad accettare un 'accordo' imposto dall'Isis che li obbliga a pagare la Jizya - l'antica tassa dovuta dalle minoranze religiose nei territori islamici - oltre che a rinunciare a costruire nuove chiese, a non fare sentire il suono delle campane fuori da quelle esistenti e a non esporre simboli religiosi.
Proprio in occasione della firma di quel 'contratto' i jihadisti avevano diffuso un video in cui si vedeva anche Padre Murad.

Ore 15:00 - Mosca rende noto che nelle ultime 24 l'aviazione militare russa ha effettuato in Siria 18 raid contro 12 obiettivi dei terroristi, distruggendo tra l'altro un posto di comando, un nodo di comunicazione, bunker, depositi di armi e carburanti e un campo di addestramento dell'Isis.

A Washignton intanto il Pentagono sta valutando se intervenire con la forza militare per proteggere i ribelli anti-Assad. Come ha detto il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, in un'intervista a Le Monde: Il problema è che i russi finora hanno concentrato i loro raid sull'opposizione moderata più che su Al-Qaida e lo Stato islamico.
In effetti, la tensione internazionale sui raid è alta.

Oggi sarà proprio la Siria a tenere banco a Parigi, dove si incontrano Putin, Hollande e Merkel in un vertice già previsto per la verifica degli accordi di Minsk, sull'Ucraina, con la partecipazione anche del presidente Poroshenko.

1 ottobre 2015

I raid aerei russi contro l'Isis potrebbero estendersi anche all'Iraq, mentre nella seconda giornata di bombardamenti aerei dell'aviazione di Mosca in Siria, Mosca ha lasciato intendere che nel mirino non ci sono solo le postazioni dello Stato islamico, ma anche di altri gruppi del fronte anti-Assad.

Il presidente della commissione Difesa del Senato Isa, il repubblicano John McCain, ha già denunciato che i bombardamenti russi in Siria hanno colpito i ribelli addestrati dalla Cia.

Attacco di terra
Forte del sostegno della Russia, il presidente siriano sta preparando una vasta offensiva di terra contro i ribelli nel nord del Paese, a cui parteciperanno centinaia di soldati iraniani, miliziani libanesi sciiti Hezbollah e iracheni.

Obiettivi: "bonificare" la Siria centrale dalla presenza di miliziani siriani anti-governativi e liberare Palmira, la città del sito archeologico romano, dalle mani dell'organizzazione dello Stato islamico (Isis).

Fonti libanesi collegate al potere di Damasco hanno oggi riferito di un'imminente azione militare delle truppe governative nelle regioni di Homs e Hama, le cui campagne sono costellate di sacche di resistenza di insorti locali, presenti nella zona da quattro anni.

I raid aerei russi di ieri e delle ultime ore si sono concentrati proprio sull'asse Homs-Hama, con alcuni obiettivi colpiti presenti più a nord, nella regione di Idlib, in parte dominata da miliziani qaedisti.

Secondo fonti libanesi, centinaia di soldati iraniani sono già arrivati in Siria da 10 giorni per partecipare all'operazione.

"Potremmo andare anche in Iraq"
Fonti del ministero degli Esteri russo hanno fatto sapere che Mosca è disposta a valutare anche un'eventuale richiesta dell'Iraq per raid aerei contro le postazioni dell'Isis in quel Paese.

E in una intervista a France 24, il premier iracheno haider al-Abadi, dopo aver espresso la sua "delusione" per il sostegno finora offerto dalla coalizione internazionale a guida Usa in più di un anno di bombardamenti, ha detto che eventuali raid aerei russi contro i jihadisti sarebbero "benvenuti", pur precisando di non averne ancora discusso con Putin.

D'altra parte, Mosca ha precisato che non farà mai parte della coalizione guidata da Washington. Oggi anche un colloquio in videoconferenza a livello militare tra russi e americani per coordinare le due azioni, mentre Putin ha liquidato come meri "attacchi mediatici" le notizie diffuse da alcuni media secondo cui i raid aerei di Mosca in Siria avrebbero causato vittime civili.

Mosca attacca altri ribelli, non solo l'Isis
Mosca ha fatto sapere di aver effettuato otto bombardamenti nella notte, colpendo quattro obiettivi e le aree degli attacchi non sono quelle in mano ai jihadisti del califfato.

Il portavoce del Cremlino, Dimitry Peskov, ha spiegato che nel mirino ci sono "ben note organizzazioni", anche se non ne ha fatto i nomi. Gli obiettivi -ha aggiunto- vengono scelti in coordinamento con le forze armate siriane".

Secondo una tv libanese vicina a Damasco, la al-Mayadeen, tra gli obiettivi c'e' l'Esercito della Conquista, una coalizione sunnita islamista ostile all'Isis, ma che combatte soprattutto Assad.

 

30 settembre

La Russia finge la voce grossa con Assad
Ora che ha cominciato a bombardare l'Isis in Siria (anche se fonti americane sostengono che i bersagli siano invece ribelli anti Isis), la Russia lancia un appello al presidente Bashar al Assad per chiedergli di accettare dei "compromessi" con l'opposizione.
A tutti gli osservatori però non appare un ultimatum. Putin non ha intenzione di scaricare l'unico vero alleato nell'area.

La Francia vuole cacciarlo: "crimini di guerra"
Fra gli occidentali, la Francia rimane la più strenua sostenitrice di un'uscita di scena del presidente siriano, arrivando ad aprire un'inchiesta penale contro il regime per "crimini di guerra".
L'inchiesta preliminare aperta dalla Procura di Parigi contro il regime di Assad, secondo l'agenzia Afp, si basa sulla testimonianza e le prove di un ex fotografo della polizia militare siriana, conosciuto con il nome in codice di "Caesar", fuggito dalla Siria nel 2013 portando con se' 55.000 fotografie di corpi torturati.

Le indagini preliminari, avviate il 15 settembre scorso, si riferiscono quindi a presunti "crimini di guerra" commessi dal 2011, cioè dall'inizio della repressione delle proteste pacifiche e poi del conflitto civile, fino appunto al 2013.

Usa: fuori Assad, ma con ordine
Più prudente la posizione degli Usa, secondo i quali Assad se ne deve andare, ma nel quadro di una "transizione ordinata" e "in tempi ragionevoli", per evitare un'"implosione".
Ad affermarlo è il segretario di Stato John Kerry, che in un'intervista alla Cnn ha così ribadito una posizione già espressa nei giorni scorsi.

Assad dice: "Mosca non mi abbandonerà"
L'ostacolo che rimane sulla strada verso un accordo che consenta una soluzione politica del conflitto siriano - e di conseguenza una lotta veramente efficace della comunità internazionale contro l'Isis - rimane quindi la sorte di Assad, che solo poche settimane fa, in un'intervista alla televisione Al Manar del movimento sciita libanese Hezbollah, suo alleato, si era detto convinto che Mosca non lo avrebbe mai abbandonato.

L'Italia: "transizione politica, senza creare vuoti di potere"
Da parte sua, il ministro degli Affari esteri Paolo Gentiloni ha detto di ritenere che si stia creando uno spiraglio per una "transizione politica" che "deve portare alla fine della dittatura di Assad" ma senza che si crei un vuoto che rischierebbe di portare ad un rafforzamento dell'Isis e del Fronte al Nusra, la branca siriana di Al Qaida.

La Russia difenderà Assad
Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, parlando al Consiglio di Sicurezza, ha detto che esiste "un obbligo verso i siriani, quello di assicurare una punizione per chi commette crimini gravi".
Ma è difficile pensare che la Russia possa appoggiare un'incriminazione internazionale di Assad, andando al di là di quelli che per ora sono generici inviti rivoltigli dal presidente Vladimir Putin ad aprire un colloquio con l'opposizione. Assad, ha affermato Putin, deve essere pronto a "compromessi nel nome del suo paese e del suo popolo" per favorire "le riforme politiche e il dialogo tra tutte le forze sane del paese".

Kerry: gli Usa non si oppongono ai raid russi se attaccano l'Isis
Gli Stati Uniti non si opporranno ai raid aerei russi in Siria se saranno "autenticamente" intesi a debellare lo Stato Islamico, ma sono comunque contrari a quelli che non avessero come bersagli lo stesso Isis o al-Qaeda, che susciterebbero in Washington "grave preoccupazione": lo ha puntualizzato davanti al Consiglio di Sicurezza dell'Onu il segretario di Stato americano, John Kerry, ribadendo che in ogni caso il presidente siriano Bashar al-Assad deve dimettersi.

"La nostra lotta all'Isis non va confusa, e non lo sarà, con il sostegno ad Assad", ha tagliato corto Kerry. Quanto a possibili obiettivi dei raid diversi dai jihadisti o dai qaedisti, "attacchi del genere metterebbero in discussione le reali intenzioni della Russia nel combattere lo Stato Islamico o nel proteggere il regime di Assad", ha ammonito.

Il capo della diplomazia Usa ha manifestato comunque disponibilità a mantenere aperti canali di comunicazione con Mosca, onde evitare eventuali incidenti sul campo, in quanto ciò "aumenterebbe la pressione militare" sulle milizie del califfato.

14:00 - La Russia ha cominciato i raid aerei in Siria. "Nel corso dell'operazione aerea in Siria, i velivoli delle forze aeree e spaziali russe colpiscono attrezzature militari, centri di comunicazione, mezzi di trasporto, magazzini di armi e munizioni e carburanti e lubrificanti appartenenti ai terroristi dell'Isis". Lo ha riferito il ministero della Difesa russo. Il Parlamento aveva dato questa mattina il suo via libera ai bombardamenti delle postazioni Isis in Siria rispondendo a una richiesta del presidente Vladimir Putin.

Intanto il Cremlino rende noto che è stato il presidente Assad a chiedere "l'aiuto militare" di Mosca, anche per quanto riguarda specificamente l'invio di aerei. Richiesta confermata da Damasco che sottolinea come gli aiuti militari forniti siano stati espressamente richiesti dal presidente Bashar al-Assad all'omologo Vladimir Putin tramite un'apposita lettera.

10:00 - Il Parlamento russo ha approvato l'uso delle truppe in Siria come richiesto dal presidente Putin. La richiesta si riferiva all'uso delle forze armate in Siria per combattere il terrorismo su richiesta del presidente siriano Assad.

LEGGI ANCHE: SIria, Putin e Obama, così vicini, così lontani

L'ultima volta che Putin ha chiesto al Senato russo il permesso di inviare truppe all'estero è stato nel marzo del 2014 poco prima dell'annessione della Crimea. Durante la seduta odierna del Senato - riporta l'agenzia Tass - la richiesta è stata presentata ai parlamentari dal capo dell'amministrazione presidenziale Serghiei Ivanov, dal vice ministro degli Esteri Mikhail Bogdanov e dal vice ministro della Difesa Nikolai Pankov.

I piloti militari siriani su aerei russi stanno già effettuando delle incursioni aeree contro degli obiettivi identificati dell'Isis. I raid sono stati coordinati con il centro informativo a Baghdad a cui partecipano Russia, Siria, Iraq e Iran. Lo fa sapere il generale russo Iuri Iakubov all'agenzia Interfax, precisando che "le informazioni sulle incursioni aeree sono state trasmesse anche ai rappresentanti americani a Baghdad".

29 settembre

È un duro attacco alla politica e alla diplomazia internazionale quello che Ban Ki Mon, il segretario generale delle Nazioni Unite, ha rivolto stamane dal palazzo di Vetro, quando ha toccato il tema della crisi siriana e delle prospettive di un accordo tra le grandi potenze dopo la decisione della Russia di non stare più alla finestra, ma di partecipare attivamente all'azione di sostegno militare e finanziario del presidente Assad.

L'affondo di Ban Ki Mon non lascia a dubbi, sulle responsabilità dell'inazione politica e diplomatica dell'Onu in Siria: "Quattro anni di paralisi diplomatica del Consiglio di Sicurezza - ha dichiarato il presidente sudcoreano - hanno fatto sì che la crisi siriana sia diventata fuori controllo. Il mio inviato speciale Staffan de Mistura sta facendo il possibile ma è tempo che Consiglio di sicurezza e attori regionali si facciano avanti, prima di tutto i Paesi chiave: Russia, Usa, Arabia Saudita, Iran e Turchia". Fino a quando le parti non faranno compromessi tra loro, "è inutile aspettarsi cambiamenti sul terreno", ha detto il segretario generale, invitando gli attori chiave a trovare una soluzione concertata per superare la crisi siriana. 



28 settembre 2015

9.00 Il premier italiano Matteo Renzi, in visita a  New York, ha sottolineato, a proposito della decisione francese di partecipare ai raid contro lo Stato islamico, che "bisogna evitare che si ripeta una Libia bis". L'Italia, ha ribadito il premier, non parteciperà a "blitz e strike" pur collaborando con la coalizione internazionale. A proposito della scelta di Parigi Renzi non si è dichiarato stupito: "I francesi avevano annunciato che avrebbero fatto questa iniziativa". Piuttosto, ed è il fatto positivo, bisogna coinvolgere tutti gli attori e gli Stati interessati a stabilizzare la Siria. "Come ha detto Ban Ki-moon la Siria è una macchia sulle nostre coscienze. La posizione italiana è che occorre tentare di coinvolgere tutti i soggetti interessati. In questo senso è positivo che ci sia un vertice Putin-Obama, è una piccola sottolineatura di quello che diciamo da un anno e mezzo, cioè che non si può non coinvolgere la Russia".


27 settembre 2015

8:42 L'Eliseo ha annunciato di aver condotto i primi attacchi aerei in Siria contro lo stato islamico, in coordinamento con la coalizione internazionale. Lo rende noto Le Monde. "La Francia - si legge nel comunicato della presidenza - ha colpito in Siria. Lo abbiamo fatto sulla base di informazioni raccolte nelle ultime operazioni aeree condotte da oltre due settimane, nel rispetto della nostra autonomia d'azione, in coordinamento con i nostri partner della coalizione". Parigi "conferma il risoluto impegno" a combattere contro "la minaccia terroristica rappresentata da Daesh" annunciando di voler "colpire ogni volta che la nostra sicurezza nazionale sarà in gioco".

8:00 Sono "almeno 30.000" i foreign fighters in Siria e Iraq che sono andati a combattere nelle file dell'Isis: lo rivelano fonti di intelligence Usa citate dal New York Times. In 12 mesi il loro numero "è raddoppiato" stimano i responsabili, affermando che i reclutamenti "sono in costante crescita, con quasi 1.000 nuovi combattenti al mese". Almeno 250 gli americani.

25 settembre 2015

La Russia non esclude la possibilità di entrare nella coalizione internazionale contro l'Isis, ma solo a certe condizioni, tra cui quella che della coalizione facciano parte "tutti gli attori interessati" e che ci sia l'autorizzazione del Consiglio di sicurezza dell'Onu. Lo ha detto il capo del dipartimento "Nuove sfide e minacce" del ministero degli Esteri russo, Ilià Rogaciov. Mosca insiste per creare una coalizione internazionale anti-Isis che coinvolga anche il presidente siriano Bashar al-Assad.

E intanto il presidente ceco Milos Zeman inviterà l'Onu alla lotta congiunta contro lo stato islamico. Lo ha comunicato oggi il portavoce del Castello di Praga Jiri Ovcacek. Zeman intende proporre all'Onu la creazione di un'unità antiterroristica congiunta, basata sulla collaborazione tra gli Usa, l'Ue, la Russia e la Cina, sotto l'egida del Consiglio di sicurezza dell'Onu. Zeman terrà il discorso nell'Onu martedì, durante la sua visita di quattro giorni a New York.

 24 settembre 2015

13.00. Il presidente palestinese Abu Mazen ha dichiarato che sostiene l'intervento russo in Siria. Di più: che è pronto a partecipare alla coalizione proposta da Putin in funzione anti-Isis. "La Palestina è pronta a sostenere l'iniziativa del presidente russo Putin di creare una coalizione congiunta contro l'Isis"  ha detto a Interfax Mahmoud Abbas, a Mosca per una visita ufficiale. I palestinesi dell'Anp sono da alleati con la Siria di Assad.

9.00. La faccia da ragazzino scossa da un pianto a dirotto: sono gli ultimi minuti di vita di Jafar al-Tayyar, un jihadista ventenne attirato in Siria dal lontano Uzbekistan, e mandato a morire e a uccidere dai ribelli qaedisti anti-Assad del Fronte al-Nusra. Le immagine sono catturate da un video diffuso dal Daily Mirror online e mostrano Jafar su un veicolo imbottito di esplosivo pronto a colpire un obiettivo nella località sciita di Fua controllata dai governativi siriani. Altri miliziani lo confortano: "Jafar, fratello, non aver paura - recita la traduzione del Mirror - se sei spaventato ricordati di Allah". "Ho solo paura di fallire", risponde lui, fra le lacrime. Poi l'inquadratura si sposta. L'esplosione - ripresa dall'alto, forse da un drone - sembra dimostrare che l'ennesimo attentato suicida non è fallito.


22 settembre 2015

Ormai è chiaro anche al Pentagono e al presidente Obama, che la guerra contro lo Stato Islamico in Iraq è in fase di stallo. Per questo, l'amministrazione sta preparando una campagna molto aggressiva in Siria, anche perché le forze curde, sostenute dagli americani, stanno ottenendo buoni successi nelle ultime settimane.

L'amministrazione Obama si prepara a lanciare una campagna militare più aggressiva contro l'Isis in Siria e considera l'ipotesi di fornire armi e munizioni a un vasto gruppo di ribelli. Lo riferisce il Washington Post che cita alti funzionari.

Secondo il giornale, la Casa Bianca potrebbe decidere di fornire armi alla coalizione dell'opposizione nel nord del Paese.

L'auspicio è che il gruppo combatta insieme alle forze curde per isolare Raqqa e impedire il transito di armi e uomini tra la Siria e Mosul.

La mossa segna un importante cambiamento nella strategia dell'amministrazione Obama che nell'ultimo anno ha concentrato la priorità nello sconfiggere l'Isis in Iraq, considerando la Siria un luogo con poche prospettive per un successo sul campo.

Funzionari della Casa Bianca, che hanno voluto mantenere l'anonimato, riferiscono di incontri tra alti funzionari della Sicurezza che si incontreranno anche nei prossimi giorni per discutere dei modi per capitalizzare sull'avanzamento delle forze di opposizione siriane. "Abbiamo un'opportunità di spingere su Raqqa e di togliere l'intero confine turco dalle mani dell'Isis", sostiene un dirigente Usa al Wp.

Sarebbe la prima volta che il Pentagono fornisce direttamente armi a gruppi armati in Siria, mentre finora aveva solo provveduto ad addestrare i combattenti al confine turco. I funzionari sottolineano che la Casa Bianca non ha ancora preso una decisione.

L'amministrazione sta anche considerando l'ipotesi di usare la decisione di Ankara di consentire i decolli dalla base aerea di Incirlik per contribuire a blindare il confine turco-siriano.

18 settembre

19:00 Equipaggiato con granate e cinture esplosive un commando di jihadisti ha attaccato questa mattina una base aerea di Tripoli che ospita una prigione, scatenando l'inferno. Il bilancio e' di otto morti, tra cui tre guardie. E mentre le Nazioni Unite proseguono in Marocco il tavolo negoziale, Italia, Francia, Germania, Spagna, Gran Bretagna e Stati Uniti hanno "esortato con forza tutte le parti del dialogo a continuare" affinché si arrivi alla nomina del governo di Concordia Nazionale prima del 20 settembre per potersi insediare non oltre il 21 ottobre.

La tensione a Tripoli è altissima. Un gruppo di "mujaheddin dei cavalieri martiri" si è spinto intorno alle 6 del mattino fino alle porte della sorvegliata base aerea di Mitiga per "liberare i musulmani detenuti e sottoposti a tortura". Dopo aver fatto esplodere alcune granate i jihadisti hanno sparato all'impazzata contro le 'Forze della dissuasione'. L'azione di guerriglia, durata all'incirca un'ora, si è poi conclusa con la morte di 4 estremisti, 3 guardie ed un detenuto. Il blitz è stato rivendicato sul web dallo Stato Islamico con tanto di fotografie. Un'azione dimostrativa indirizzata alla capitale e alle milizie che la controllano. Ma la sicurezza ha parlato di un'offensiva da parte di "uomini armati sconosciuti" e ha aperto un'inchiesta per stabilire le loro nazionalità.

13:00 La macchina della propaganda jihadista si è messa in moto anche sulla vicenda dei migranti. Dopo la pubblicazione su Dabiq della famosa foto del piccolo Aylan esanime su una spiaggia turca, accompagnata dalla scritta "Il pericolo di abbandonare la Casa dell'Islam", ecco ora un video fatto circolare nei canali legati all'Isis - e rintracciato sulla rete dal sito Wikilao - in cui si invitano i profughi a tornare nei loro Paesi. Il filmato - in cui comparirebbe anche la voce dello stesso Al Baghdadi, il leader dell'Isis - si rivolge "a tutti i profughi delle terre della coalizione cristiana" e descrive l'odissea di chi bussa alle porte d'Europa, mischiando le immagini dei migranti respinti e arrestati sul fronte balcanico a quelle dei salvataggi nel Mediterraneo. E in una parte del video, in cui si strumentalizza un servizio televisivo che racconta uno dei tanti salvataggi in mare, spunta anche un grande logo della Marina militare italiana.

Dopo il terzo minuto interviene, a quanto pare, lo stesso Abu Bakr Al Baghdadi in persona. Sarebbe la sua voce a rivolgersi ai migranti con toni accorati. "I nostri cuori - afferma - sono spezzati. Avete lasciato le vostre abitazioni e i vostri Paesi, ora siete profughi. Tornate a casa e potrete contare su Dio e sullo Stato Islamico. Qui troverete il calore umano e la sicurezza. Voi siete le nostre famiglie, e noi difenderemo voi e i vostri beni. Vogliamo la vostra dignità, la vostra sicurezza e la vostra salvezza dall'inferno". Più avanti Al Baghdadi insiste: "i musulmani da noi vivono con dignità, stanno bene economicamente e vivono la loro vita familiare e lavorativa sotto l'ombrello della Sharia, grazie a Dio. Dovete contare su Dio e sullo Stato Islamico". Analisti interpellati da Wikilao ritengono il video "parte di una sofisticata operazione-simpatia" avviata dall'autoproclamato Califfato, che "rischia effettivamente di fare presa fra chi, sentendo tradite le aspettative del suo viaggio verso l'Europa, potrebbe raccogliere l'invito alla radicalizzazione", anche rimanendo in quelle terre cristiane nelle quali è comunque determinato a entrare.

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17 settembre 2015

In un nuovo video intitolato "la dissuasione", il gruppo Ansar Beit al Maqdis, attivo nel Sinai e legato all'Isis annuncia che "i leoni del Califfato hanno risposto con attacchi alle operazioni dell'esercito apostata ritornato nel Sinai per condurre una nuova campagna contro i deboli per compiacere gli ebrei".
La nostra è una "guerra di religione tra chi crede e chi è apostata: i nostri nemici sono atei, comunisti, cristiani, ebrei e chi detesta le credenze dei mujaheddin", afferma un jihadista nel video.

I raid condotti dalla Raf contro lo Stato islamico hanno ucciso circa 330 miliziani nell'ultimo anno. Lo ha detto il ministro della Difesa britannico, Michael Fallon, sottolineando però che il numero è ''altamente approssimativo''.
Di recente il governo di Londra era stato criticato per aver autorizzato l'eliminazione in Siria di due cittadini britannici affiliati all'Isis.

Un generale di polizia egiziano è stato ucciso la scorsa notte dai ribelli dello Stato del Sinai che hanno aperto il fuoco verso un checkpoint di sicurezza vicino al commissariato di Arish.Lo ha comunicato il ministero dell'Interno tramite la propria pagina su Facebook. Da quanto si apprende dopo l'attacco i terroristi sono fuggiti a bordo di una macchina bianca. Tramite "Twitter" lo Stato del Sinai ha rivendicato l'uccisione dell'ufficiale.

L'attacco dei terroristi appare una risposta all'operazione "Diritto dei martiri" che le forze di sicurezza egiziane hanno avviato nel nord del Sinai due settimane fa in seguito all'uccisione di un ufficiale della polizia nella zona di Rafah e che nei giorni scorsi ha portato i militari egiziani a uccidere molti terroristi nel tentativo di rendere la zona più sicura. Nei giorni scorsi le operazioni dell'esercito egiziano in Sinai hanno causato - per errore -  la morte di molti turisti messicani.

16 settembre 2015

Una teenager danese si è trasformata in uno spietato killer dopo aver guardato i video delle decapitazioni compiute dall'Isis. Il britannico Daily Mail racconta la storia di Lisa Borch, che aveva 15 anni quando l'anno scorso ha commesso l'omicidio: ora e' stata condannata a nove anni di carcere e il suo fidanzato e complice, un estremista islamico iracheno di 29 anni, Bakhtiar Mohammed Abdulla, a 13.

La furia omicida della giovane siè' scatenata dopo che i due a Kvissel, paesino della Danimarca, avevano guardato a lungo nella casa di lei i video con le decapitazioni di ostaggi dello Stato islamico compiute dal boia britannico Jihadi John e pianificato l'assassinio della madre.

Lisa e Bakhtiar hanno preso un coltello e si sono avventati sulla donna, colpendola almeno 20 volte. La teenager ha poi chiamato la polizia, dicendo di aver visto fuggire dalla casa un uomo bianco e che c'era sangue ovunque. Ma gli agenti non hanno creduto a quella versione e dopo aver condotto le indagini hanno individuato nei due i responsabili dell'assassinio.

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Ora ci sarebbero le prove: alcuni vertici dello Us Central Command (Centcom), che coordina le operazioni militari americane contro l'Isis in Iraq e in Siria, avrebbero manipolato i rapporti preparati dagli uomini dei servizi, dando alla Casa Bianca, al Pentagono e al Congresso informazioni distorte sull'andamento della guerra. Notizie falsate sull'effetto dei raid aerei compiuti sulle roccaforti jiadiste o sulla reale preparazione delle truppe irachene. Obiettivo: quello di mostrare ai vertici dello Stato un quadro più roseo, più positivo della lotta ai militanti dello stato islamico.

A queste conclusioni - come riporta il New York Times, che un mese fa rivelò l'inchiesta aperta dal Pentagono - è giunto un gruppo di analisti dell'intelligence Usa che stanno esaminando tutti i rapporti inviati dagli 007 agli ufficiali del Centcom, facendo il confronto con le carte poi giunte sul tavolo anche del presidente Barack Obama. "L'indagine verificherà - ha spiegato un portavoce dell'ispettore generale del Pentagono - se ci sono state falsificazioni e insabbiamenti sul fronte delle informazioni o se ci sono stati ritardi nel fornirle alle autorità competenti. Esamineremo ogni singola responsabilità e ogni cattiva condotta o falla sarà perseguita". La vicenda - sottolinea il Nyt - potrebbero in parte spiegare alcune discrepanze tra la descrizione dell'andamento delle operazioni in Iraq fatta dalla Casa Bianca e dal Pentagono negli ultimi mesi e la realtà della situazione sul campo, dove l'Isis arretra meno del previsto.

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15 settembre 2015

Contro l'Isis, il battaglione delle donne yazide
Vogliamo vendicare "le migliaia di correligionarie rapite e ridotte a schiave sessuali".

Sono 400 miliziane yazide di un battaglione che in questi giorni, dopo mesi di addestramento, sono state schierate nel nord dell'Iraq al fianco dei combattenti curdi Peshmerga nella guerra contro lo Stato islamico.

La notizia della formazione di questa forza tutta femminile si era diffusa il mese scorso, mentre le reclute si addestravano nel campo di rifugiati di Sharya, vicino a Dohuk.

Allora, solo poche settimane fa, si parlava di 123 donne e ragazze arruolate, tra i 17 e i 30 di età.

"Ora siamo arrivate a oltre 400", sottolinea la loro comandante, Xate Shingali, una ex cantante folk di 30 anni.

E, soprattutto, le miliziane sono state schierate in campo al fianco dei combattenti uomini nei pressi della diga di Mosul, 30 chilometri a nord di questa città che dal giugno del 2014 è diventata la 'capitale' dello Stato islamico in Iraq.

Meno di due mesi dopo, ai primi di agosto, i jihadisti sferravano una nuova offensiva, impadronendosi della città di Sinjar e delle vicine montagne, culla della minoranza Yazidi, seguace di una religione che fonde elementi del Cristianesimo e dell'Islam.

I suoi membri sono considerati 'adoratori del diavolo' dai miliziani del Califfato, che per questo hanno dato loro la scelta tra due opzioni: convertirsi o essere uccisi.

Ma almeno 3.000 donne e ragazze, secondo la deputata yazida irachena Vian Dakhil, sono state sequestrate e vendute come schiave. Da allora molte sono state liberate, decine di loro in attesa di un figlio. "Dopo quella tragedia ho cominciato a pensare a come vendicare le vittime", ricorda Xate Shingali.

A dicembre ha presentato richiesta alle autorita' curde, che combattono nella regione contro l'Isis, di formare un battaglione solo femminile.
A gennaio l'autorizzazione è arrivata ed è cominciata la lunga procedura degli arruolamenti e dell'addestramento. "Le richieste di entrare a far parte del battaglione sono ben superiori a quelle finora accettate - sottolinea la comandante - ma a causa della mancanza di risorse abbiamo dovuto creare una lista d'attesa, da cui arruoleremo nuove reclute una volta che i finanziamenti necessari si renderanno disponibili".

Jamal Ayminiki, capo di stato maggiore dei Peshmerga, conferma il gran numero di richieste di donne che vorrebbero combattere contro gli uomini del Califfato, e non solo yazide. "Molte sarebbero pronte ad unirsi ai Peshmerga se aprissimo loro le porte - afferma il responsabile militare - ma non possiamo aumentare il numero rispetto a quello esistente a causa della carenza di istruttori, di alloggiamenti, di armi ed equipaggiamenti". (Ansa)

Così la Francia prepara i bombardamenti
I miliziani dell'Isis stanno facendo "progressi molti significativi" nella regione siriana di Aleppo.

È quanto ha denunciato il ministro della Difesa francese, Jean-Yves Le Drian, intervenendo in Parlamento, per difendere la decisione della Francia di inviare i Mirage in ricognizione sulla Siria, preludio di raid aerei contro obiettivi dello Stato islamico.

L'avanzata dell'Isis, secondo Le Drian, si sta concentrando sulla città di Marea, una ventina di chilometri a nord di Aleppo.

Il premier francese, Manuel Valls ha invece detto che violi di ricognizione dell'aeronautica francese nei cieli della Siria "dureranno certamente diverse settimane".
Il braccio destro di Francois Hollande ha quindi sottolineato che la Francia prevede di intervenire contro le postazioni dello Stato islamico "in nome della legittima difesa".

"Ogni intervento a terra sarebbe irrealistico", ha poi ribadito il capo del governo socialista. Prima di Valls, lo stesso presidente Francois Hollande aveva riferito che i raid francesi contro l'Isis saranno "necessari".

In parlamento, Valls ha anche detto che lo Stato islamico è una nuova forma di "totalitarismo" che non ha nulla a che vedere con l'Islam.

Allo stato attuale, ha precisato, sono ben 133 i francesi già morti in Siria per sostenere la jihad. Oggi, i parlamentari francesi dibattono sull'opportunità di estendere i raid francesi contro le postazioni dell'Isis dall'Iraq alla Siria. I bombardamenti sembrano ormai certi.
Resta solo da sapere quando verranno lanciati.

28 Maggio
L'Isis ha pubblicato sul web un nuovo set di foto che sarebbero state scattate nelle ultime ore a Palmira, in Siria, conquistata dai jihadisti il 16 maggio scorso. Le immagini, in cui si nota la bandiera nera del gruppo che campeggia sull'anfiteatro - teatro ieri di 20 esecuzioni pubbliche -, mostrano anche la "prigione della morte", il carcere di Palmira, per decenni trasformato in 'girone infernale' degli oppositori del regime Assad. Roma

27 maggio
Venti soldati siriani sono stati "giustiziati" a colpi d'arma da fuoco davanti a una piccola folla di spettatori seduti sugli spalti in un tragico spettacolo di sangue messo in scena oggi dall'Isis nell'anfiteatro romano fra le rovine dell'antica Palmira. Il sito archeologico, patrimonio dell'Umanità dell'Unesco, della città-oasi caduta una settimana fa nelle mani dello Stato islamico, è stato finora risparmiato dalla furia distruttrice dei miliziani del Califfato, sembra che abbiano scelto invece per ora di farne una macabra scenografia per le loro sanguinarie esibizioni di terrore.

Come le esecuzioni dei militari, identificati come sciiti e alawiti, delle quali ha dato notizia l'ong Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus). Secondo Ondus, salgono così ad almeno 237 le persone giustiziate dallo Stato islamico da quando, il 16 maggio, ha lanciato l'offensiva che lo ha portato a impadronirsi di Palmira. Ma altre esecuzioni potrebbero avvenire nei prossimi giorni, forse nello stesso anfiteatro, che rischia di essere trasformato in un'arena per nuove mattanze. Non si sa ancora nulla infatti di circa 600 soldati, miliziani filo-governativi e civili accusati di essere "agenti del regime" fatti prigionieri.

L'ong riferisce che tra coloro che sono stati messi a morte finora vi sono 67 civili, di cui 14 minorenni e 12 donne. In Iraq, intanto, almeno 55 militari sono stati uccisi da tre attentatori suicidi che hanno attaccato un convoglio nei pressi di Falluja, 50 chilometri a ovest di Baghdad nella provincia di Al Anbar.

26 maggio
L'Isis ha diffuso oggi su internet un filmato che mostrerebbe le rovine archeologiche di Palmira, città che gli estremisti controllano da una settimana.

Nel video, pubblicato dall'agenzia 'Amaaq', vicina ai militanti, e di cui non è stato possibile verificare l'autenticità, non sono evidenti segni di distruzioni nelle zone archeologiche della città, che sorge in Siria nella provincia di Homs.
Il filmato, che dura un minuto e 27 secondi e non ha sonoro, mostra prima immagini della città moderna e poi delle rovine, in cui non si vede alcun combattente.

Intanto, l'esercito dell'Iraq passa al contrattacco a Ramadi, la città cento chilometri a Ovest di Baghdad conquistata dall'Isis dieci giorni fa. Ma nonostante l'appoggio delle milizie sciite, l'operazione per riportare sotto il controllo governativo l'intera provincia di Al Anbar, che confina con la Siria, si presenta lunga e complessa.
Nel frattempo Damasco reagisce alla perdita, la settimana scorsa, di Palmira accusando i Paesi che "sostengono le organizzazioni terroristiche", tra i quali Arabia Saudita, Turchia, Qatar, Israele, ma anche "alcuni Paesi occidentali". È quanto si legge in una lettera inviata dal ministero degli Esteri siriano al Consiglio di Sicurezza e al segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon.

25 maggio

7.50 - Sono 67, tra i quali 12 donne e 14 minorenni compresi ragazzi e bambini, i civili uccisi a Palmira e nella regione circostante dall'Isis dall'inizio dell'offensiva jihadiSta, 12 giorni fa. Il bilancio è stato fornito durante la notte dall'ong Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus), dopo che ieri la Tv siriana aveva parlato di 400 civili uccisi, in maggioranza donne e bambini. L'ong aggiunge che sono stati giustiziati, in maggioranza decapitati, 150 soldati, miliziani filo-governativi o presunti informatori del regime. 

6.30 -  Il premier iracheno, lo sciita Hadeir al Abadi, respinge le accuse statunitensi secondo i quali le forze armate irachene non hanno voluto ostacolare la presa di Ramadi da parte dei jihadisti dell'Isis. Al Abadi promette, in un'intervista alla Bbc, che la citta sara' ripresa "subito" ma chiede piu' aiuto a Washington e agli alleati della coalizione internazionale. Si dice stupito delle parole del ministro della Difesa Usa, Ash Carter, che ieri ha accusato "le forze irachene" di non aver "mostrato alcuna volonta' di combattere". Secondo al Abadi forse Carte e' stato "male informato", sostenendo che le truppe irachene sono state sconvolte dalle tattiche usate da Isis: i miei soldati "volevano combattere ma si sono trovati ad affrontare un'ondata di uomini di Isis spuntati dal nulla con camion blindati imbottiti di esplosivi con l'effetto di una piccola bomba atomica e questo ha avuto un effetto pessimo sulle nostre truppe", ha sottolineato. (AGI) 

24 maggio

16.15 -  Quello dell'Isis "è un punto su cui la comunita' occidentale si gioca il futuro e la convivenza civile con l'Oriente" ha detto la ministra della Difesa Roberta Pinotti a margine delle celebrazioni per il centenario dell'entrata in guerra dell'Italia. Secondo la ministra l'Isis è una "minaccia per il mondo che vuole vivere senza oppressioni e terrorismo". "L'Italia non si è tirata indietro sin dall'inizio e, se ci sarà bisogno di dare ancora una mano, ancora piu' forte, siamo pronti a deciderlo assieme al Parlamento".  La ministra Pinotti ha spiegato che nell'ambito della coalizione anti Isis, operano "250 volontari dell'aviazione che collaborano nell'individuazione degli obiettivi". Inoltre, sono pronti "già 240 dei 280 soldati che invieremo in Iraq per dare una mano alla lotta che l'esercito iracheno e i soldati curdi" stanno conducendo contro l'Isis. La ministra ha sottolineato che l'Italia "da subito si è impegnata", e che "fra le nazioni è quella che ha fornito un contingente fra i più significativi, proprio perche' ha compreso la gravita' del rischio". 

13.00 - Almeno 400 civili, la maggior parte donne e bambini, sono stati uccisi dall'Isis a Palmira. Lo riferisce la tv statale siriana citata dal sito dell'agenzia Reuters. Le organizzazioni per i diritti umani avevano parlato finora di centinaia di cadaveri di soldati del regime per le strade della citta' conquistata dai jihadisti. 


22 maggio

Il punto - Sembra inarrestabile la marcia dell'Isis, che dopo essersi impadronita due giorni fa della strategica città di Palmira, in Siria, muove nuovi attacchi da Ramadi, in Iraq, avvicinandosi di un'altra decina di chilometri a Baghdad. Ma intanto anche i qaedisti del Fronte al Nusra, insieme ad altri gruppi armati fondamentalisti, hanno inferto un altro duro colpo alle forze siriane, occupando un ex ospedale trasformato in caserma nella città Nord-Occidentale di Jisr al Shughur, dove erano assediati da settimane 200 soldati, la cui sorte rimane per ora sconosciuta. Mentre l'Isis ha rivendicato anche un attentato suicida in una moschea sciita in Arabia Saudita che ha provocato almeno 19 morti.

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A fermare l'avanzata delle forze jihadiste non sono bastati 18 raid aerei compiuti dalla Coalizione internazionale a guida americana contro le postazioni jihadiste in Iraq e Siria nell'arco di 24 ore. E per fare il punto su una strategia che evidentemente necessita di una revisione, il 2 giugno si riuniranno a Parigi i ministri degli Esteri della ventina di Paesi che fanno parte della Coalizione stessa, oltre al premier iracheno Haidar al Abadi. Karim Hendili, responsabile dell'Unesco per il mondo arabo, ha detto che "non risultano esserci attività dell'Isis sul sito archeologico", anche se l'allarme resta alto. Secondo un attivista locale citato dall'agenzia Ap sono 280 i militari uccisi nelle ultime 48 ore, mentre sulla Rete circolano i video di decapitazioni di soldati. In Iraq, nel frattempo, mentre le forze governative e le milizie di volontari sciite e sunnite stanno preparando la controffensiva per cercare di riconquistare Ramadi, un nuovo attacco è stato compiuto dai jihadisti verso Est, quindi in direzione di Baghdad, che dista cento chilometri. L'Isis ha sfondato ieri le linee difensive irachene a Husaiba, circa dieci chilometri dalla città. Intanto si rifa' vivo dopo mesi di silenzio il giornalista britannico John Cantlie, ostaggio dei jihadisti usato come megafono per la loro propaganda, che dalle colonne della rivista dello Stato islamico, Dabiq, predice un futuro attacco di dimensioni catastrofiche negli Stati Uniti, con l'uso di un ordigno nucleare "importato" dal Pakistan o di "qualche tonnellata di esplosivo".




12.40 - "Ora vi preoccupate per le pietre. Ma da quattro anni non vi preoccupate dei corpi maciullati dei bambini", è il nuovo slogan diffuso sui social media dallo Stato islamico (Isis) legato alla presa di Palmira, la città nella Siria centrale nota per le maestose rovine romane. Lo slogan sta inondando la Rete e i social media. Il riferimento alle pietre è alle rovine di Palmira, conquistata dai jihadisti mercoledì scorso. Mentre l'accenno ai bambini uccisi riguarda l'altissimo numero di minori uccisi nelle violenze in Siria in corso dal 2011. Lo slogan è accompagnato da una composizione fotografica in cui si affiancano immagini delle rovine di Palmira a foto, la cui autenticità non è verificabile in maniera indipendente, di corpi di bambini senza vita e a terra in un lago di sangue.

12.22 - Il sacerdote Jacques Murad è stato rapito da due uomini che lo hanno prelevato dal Monastero di Mar Elian, in Siria, sotto la minaccia delle armi. Lo riferisce l'agenzia Fides. Il sequestro sarebbe avvenuto tra il 18 e il 21 maggio, secondo l'arcidiocesi siro cattolica di Homs. Padre Murad fa parte della stessa comunità di padre Paolo Dall'Oglio.

10.51 - Miliziani qaedisti del Fronte al Nusra e di altre formazioni islamiche hanno conquistato oggi un ospedale trasformato in caserma nel Nord-Ovest della Siria dove erano assediati da settimane circa 200 militari governativi. Lo riferisce l'ong Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus). L'ex ospedale si trova nella cittadina di Jisr al Shughur, nella provincia di Idlib, conquistata il mese scorso dalle formazioni islamiche. Una fotografia diffusa da Al Nusra mosta una fila di soldati che abbandona l'ospedale. Un video mostra soldati che fuggono nella campagna mentre vengono bombardati dai miliziani. Secondo l'Ondus, una parte dei soldati è stata uccisa, altri sono stati fatti prigionieri, mentre non si conosce la sorte di quelli che sono fuggiti.

21 maggio

Con la conquista di Palmira, roccaforte di Assad a metà strada tra l'Eufrate e Damasco ma nota soprattutto per le suggestive rovine, l'Isis arriva a controllare circa metà del territorio siriano. Una vittoria che spinge la Casa Bianca a dirsi "profondamente preoccupata" e a lanciare il monito: "Ci saranno sfide difficili fino a che le forze locali non saranno più forti", ha sottolineato il portavoce Josh Earnest. Secondo le stime dell'Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus), piattaforma legata alle opposizioni siriane basata a Londra, l'Isis controlla ora la maggior parte dei giacimenti di petrolio e gas naturale della Siria.

Nonostante il territorio in mano ai jihadisti sia la metà di quello totale siriano, la maggioranza della popolazione ancora rimasta nel Paese si trova in aree controllate invece dalle forze governative. Queste si sono definitivamente ritirate da Palmira all'alba di stamani, lasciando di fatto sguarnite le ultime postazioni che, fino a ieri, avevano resistito all'offensiva dell'Isis. Secondo informazioni non verificabili sul terreno in maniera indipendente, i jihadisti sono entrati anche nel perimetro archeologico, inserito dal 1980 nella lista del patrimonio Unesco dell'umanità. Proprio l'agenzia internazionale ha affermato di aver ricevuto notizie da Palmira di non meglio precisate "distruzioni": "Sappiamo già che ci sono state delle distruzioni, sono crollate delle colonne, c'è stato un bombardamento", ha avvertito a metà pomeriggio la direttrice dell'organismo Onu. "Non abbiamo tutte le informazioni, ma ciò che vediamo nei media e ciò che ci dicono gli esperti è molto preoccupante", ha tenuto a puntualizzare Irina Bokova.

 

Il sito di Palmira è stato danneggiato sin dal 2013 quando fu teatro di violenti scontri tra governativi e miliziani anti-regime. Le truppe di Damasco avevano in seguito trasformato alcune aree del perimetro archeologico in una caserma a cielo aperto, scavando trincee e parcheggiando i carri armati vicino ai colonnati romani. Il saccheggio, affermano gli esperti, è in atto da molto tempo. Fonti sul terreno a Palmira hanno affermato all'Ansa che da ieri notte i jihadisti hanno imposto un coprifuoco totale in tutta la città moderna, da 24 ore ormai rimasta senza elettricità. Per tutta la giornata sono proseguiti rastrellamenti casa per casa da parte di miliziani dell'Isis alla ricerca di militari governativi e di collaborazionisti.

Le fonti riferiscono dell'uccisione, per decapitazione, di almeno due civili accusati di aver "servito le bande di Assad", in riferimento al presidente siriano Bashar al Assad.

L'Ondus riferisce invece di ben 17 esecuzioni sommarie. Dai megafoni posti sui minareti delle moschee di Palmira, l'Isis ha diffuso un messaggio alla popolazione invitando la gente a non proteggere i miliziani lealisti. Le vie della città sono rimaste deserte da stamani. A metà giornata l'aviazione di Damasco ha condotto alcuni raid aerei sul centro cittadino, colpendo - secondo le fonti - una scuola e due moschee. Non si hanno notizie di vittime. Dal canto suo la propaganda dell'Isis ha subito amplificato sui social media la "liberazione di Palmira", mostrando corpi a terra, senza testa, immersi in un bagno di sangue. In alcuni filmati si vedono teste appoggiate a terra e vicino i documenti della vittima: "Apostati uccisi a Palmira", recita la scritta in arabo in sovrimpressione.

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