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Cronaca

Scattone rinuncia all'incarico di docente: "Non sono sereno"

L'ex assistente universitario, condannato per l'omicidio di Marta Russo, avrebbe dovuto insegnare psicologia in un istituto romano

"Se la coscienza mi dice di poter insegnare, la mancanza di serenità mi induce a rinunciare all'incarico": ha annunciato all'Ansa Giovanni Scattone, al quale nei giorni scorsi è stata assegnata una cattedra di psicologia all'Istituto professionale Einaudi di Roma.

 

"Con grande dolore ed amarezza - dice Scattone, assistito dall'avvocato Giancarlo Viglione - ho preso atto delle polemiche che hanno accompagnato la mia stabilizzazione nella scuola con conseguente insegnamento nell'oramai imminente anno scolastico. Il dolore e l'amarezza risiedono nel constatare che, di fatto, mi si vuole impedire di avere una vita da cittadino 'normale' ". "La mia innocenza, sempre gridata - aggiunge - è pari al rispetto nei confronti del dolore della famiglia Russo. Ho rispettato, pur non condividendola, la sentenza di condanna. Quella stessa sentenza mi consentiva, tuttavia, di insegnare. Ed allora sarebbe stato da Paese civile rispettare la sentenza nella sua interezza".

"Ho sempre ritenuto - spiega Scattone - che per essere un buon insegnante si debba anzitutto essere persona serena. Oggi, in ragione di queste polemiche, non ho piu' la serenita' che mi ha contraddistinto nei dieci anni di insegnamento quale supplente: anni caratterizzati da una mia grande soddisfazione anche e soprattutto legata al costruttivo rapporto instauratosi con alunni e genitori. Ed allora - annuncia - se la coscienza mi dice, come mi ha sempre detto, di poter insegnare, la mancanza di serenità mi induce a rinunciare all'incarico per rispetto degli alunni che mi sono stati affidati". "Così - prosegue il docente - questo Paese mi toglie anche il fondamentale diritto al lavoro. Dopo la tragedia che mi ha colpito, solo la speranza mi ha dato la forza di andare avanti. Anche oggi - conclude - vivrò con la speranza che un giorno la parte sana di questo Paese, che pure c'è ed è nei miei tanti ex alunni che in questi giorni mi sono stati vicini e nella gente comune che mi ha manifestato tanta solidarieta', possa divenire maggioranza".


La madre della vittima

"È una notizia che ci fa ripiombare nel dolore, lo acuisce ancora di più.  È assurdo che una persona come quella possa insegnare". Così aveva commentato la notizia dell'assegnazione dell'incarico a Scattone Aureliana, la mamma di Marta Russo, la studentessa uccisa da un colpo di pistola il 9 maggio del 1997 mentre passeggiava nei cortili dell'università La Sapienza. Per quell'omicidio venne condannato, oltre a Salvatore Ferraro, anche l'allora assistente di filosofia del diritto, Giovanni Scattone. Al quale quest'annpo era stata assegnata una cattedra di psicologia all'Istituto professionale Luigi Einaudi di Roma.


La carriera da insegnante

Scontata la pena (5 anni e 4 mesi) per l'omicidio di Marta Russo, infatti, Scattone ha intrapreso la carriera di insegnante, ruolo che più volte ha scatenato polemiche e critiche negli anni. Come quando, nel 2011, accettò la supplenza nel centralissimo liceo scientifico romano Cavour. Lo stesso, ironia della sorte, che fu frequentato proprio da Marta Russo. Il clamore mediatico e le polemiche costrinsero così il professor Scattone e dimettersi "per salvaguardare i suoi alunni". Un copione che rischia di ripetersi anche oggi, nonostante Scattone abbia scontato il suo debito con la giustizia.

La madre di Marta Russo

"Ogni volta che questo accade ci sconvolge - il commento di mamma Aureliana -. Mi chiedo come una persona del genere, che non ha neanche mai chiesto perdono, possa fare l'educatore, tra l'altro con un posto fisso". "Quello che più mi preoccupa è il futuro dei ragazzi, degli studenti - aggiunge -. Giovanni Scattone non dovrebbe insegnare. L'ho detto e lo ripeto ormai da anni. Qualcuno mi risponde che in qualche modo deve vivere anche lui. E allora io dico: facesse un altro lavoro, non l'educatore. Per quel ruolo lui non è abilitato".

A prendere posizione c'è anche la mamma di una delle studentesse che quattro anni fa, al liceo Cavour, ha avuto come insegnante Giovanni Scattone. "Mia figlia mi raccontava che in tanti anni di scuola nessuno era stato più bravo, preparato e chiaro di lui. La classe intera ne era entusiasta. Ora la Buona Scuola gli assegna una cattedra di filosofia e psicologia in un altro istituto e già immagino il suo calvario. Insomma, sono passati oltre 30 anni, smettetela". "Il solo pensiero di sapere che quell'uomo possa essere un modello educativo per le nuove generazioni ci addolora. Ancora una volta", il laconico commento di Aureliana. (ANSA).

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