Cronaca

Omicidio Loris, Veronica ha tolto la fede dal dito

Davide Stival manda una lettera in carcere alla moglie accusata di aver ucciso il figlio, ma non sa che la donna ha deciso di spezzare ogni legame

Veronica

La madre di Loris Stival, Veronica Panarello, sorretta da marito all'uscita dalla Questura di Ragusa in una foto del 2014 – Credits: ANSA/CIRO FUSCO

Veronica ha tolto la fede dal dito. Dopo l’ultimo malore, che l’ha costretta al ricovero in ospedale, al ritorno dentro il carcere di Agrigento, dove è rinchiusa con l’accusa di aver ammazzato il figlio Loris di 8 anni, la mamma ha deciso di spezzare ogni legame con il marito. Ma tutto questo Davide Stival non lo sa. E intanto le scrive una lettera in che diventa pubblica nella quale dice di aver voluto tutelare il figlio piccolo Diego. Convinto sia un bene che la mamma sparisca di colpo dalla vita del bambino. Dimenticando o ignorando che le accuse contro la donna sono ancora tutte da dimostrare.

 


Neppure il marito le ha riconosciuto il principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza, che in questa vicenda giudiziaria è stato calpestato e sospeso. Veronica quella mattina non avrebbe accompagnato il figlio a scuola, quindi mente, quindi è l’assassina. Peccato che non sia mai stata trovata una prova anche indiretta che la leghi a doppio filo alla morte del figlio. La procura di Ragusa le rinfaccia la verità che verrebbe fuori dalle telecamere sparse in giro per tutto il paese, che non confermano il suo racconto sui fatti di quella mattina. Ma che non dimostrano che poi lei abbia davvero ucciso il suo bambino.

Tocca a lei dimostrare di essere innocente, in barba alla costituzione e ai principi garantisti del nostro diritto. “Vorrei poterti credere” le scrive il marito nell’ultima lettera, “e spero di vedere nelle immagini che verranno fuori dall’incidente probatorio la tua auto transitare davanti alla scuola dove dici di aver accompagnato Loris”.

Sulla stampa e in televisione la vicenda di Veronica viene spesso accostata a quella di Anna Maria Franzoni, condannata per l’uccisione del figlio nella villetta di Cogne. Ma in quel caso c’era un marito che ha chiuso le porte al mondo e aperto le braccia alla moglie, senza aspettare che qualcuno o qualcosa gli semplificasse la vita con una verità comunque troppo difficile da accettare. Stefano Lorenzi non si è posto il problema, ha sostenuto la moglie, le è rimasto accanto, non l’ha abbandonata durante il processo e neppure negli anni bui del carcere. L’ha aspettata, riabbracciata e accolta.

Veronica Panarello non ha ancora subito un processo. Ma si è ritrovata in carcere senza neppure un paio di mutande di ricambio e non le è stato concesso di partecipare al funerale del figlio. Ha provato a mandare dei fiori, ma qualcuno li ha dimenticati fuori dalla chiesa, sui gradini. Poi il marito si è presentato in carcere, con la faccia strana. La moglie ha provato ad abbracciarlo, lui è rimasto di sasso, come avesse qualcosa da nascondere, fuori e dentro il suo corpo. Alla fine Veronica ha detto basta e si è tolta la fede.

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