È morta Marta Marzotto. Se n'è andata a 85 anni dopo aver vissuto una vita intensa. Se si potesse definire una persona con una parola soltanto, se si dovesse utilizzare un unico termine per raccontarla, di lei si potrebbe scrivere "libera". Nata libera, vissuta libera.  

Era malata e la sua bellezza si era consumata, ma il suo spirito era rimasto lo stesso, quello ironico e combattivo, da vera guerriera. Quale aveva vissuto. Nata nel 1931 a Reggio Emilia da una famiglia non abbiente, figlia di un casellante delle ferrovie e di una mondina, inizia a lavorare giovanissima insieme alla madre nei campi di riso. "Mi fasciavo le gambe con le pezze per proteggermi dalle foglie taglienti del riso e dalle punture di zanzare. Le bisce d'acqua e i topi mi sgusciavano tra i piedi nudi affondati nella melma, ero terrorizzata", aveva raccontato in un'intervista.

Quindi la fuga da una vita dura che l'aveva forgiata e portata a volere di più. Trasferitasi a Milano era diventata apprendista sarta, in seguito aveva fatto il salto come modella lavorando nella sartoria delle sorelle Aguzzi.

E proprio in questo ambiente, all'inizio degli anni '50, conosce Umberto Marzotto, un conte vicentino di Valdagno, proprietario dell'omonima industria tessile, e a cui resterà legata (anche dopo il divorzio mantenendone il cognome) per la nascita e l'amore dei suoi cinque figli. Dall'unione non serena e travagliata da tradimenti, ma durata 15 anni, nascono Paola, Annalisa, Vittorio, Emanuele, Maria Diamante e Matteo. 

Perché Marta, spirito indomabile, esuberante e incontenibile concepiva la fedeltà a modo suo. Due grandi personaggi segneranno infatti la sua esistenza: il grande artista Renato Guttuso che non resistette alla sua avvenenza vulcanica in un caldo pomeriggio romano, a casa del gallerista amico Toninelli. E l'intellettuale marxista Lucio Magri che con lei aveva avuto una storia molto criticata dalla sinistra di allora, che non celava l'avversione per la contessa e per la sua "dolce vita" dei salotti.  "Un rivoluzionario da salotto - lo definirà lei in una dichiarazione rilasciata aa un giornalista - gli interessava soltanto il bridge".

Icona del lusso, regina delle feste e presenza costante dei salotti del'Italia bene, donna chic in caftano e amante dei gioielli non si fa mancare niente e non riesce a evitare anche qualche bega giudiziaria che nel 2006 la porta a una condanna in primo grado (sentenza poi ribalta nel 2011 "perchè il fatto non costituisce reato") per aver riprodotto, senza averne titolo, alcune opere in suo possesso di Guttuso, i cui diritti legalmente sarebbero spettati al figlio dell'artista.

Oggi lascia i suoi amori passati e presenti, i suoi libri e i suoi nove nipoti a cui ha sempre detto: "Vi insegno la libertà".

A dare l'annuncio della morte della stilista ed ex modella, avvenuta a Milano, è stata infatti la nipote Beatrice Borromeo con un tweet: "Ciao nonita mia".


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