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Cronaca

L'arcivescovo Angelo Becciu: "Il Vaticano non è un covo di ladri"

In un'intervista a Panorama, in edicola il 14 gennaio, la Segreteria di Stato della Santa Sede reagisce per la prima volta in forma ufficiale allo scandalo Vatileaks 2

«Il Vaticano non è un covo di ladri. Rappresentarlo così costituisce una falsità assoluta». La Segreteria di Stato della Santa Sede reagisce per la prima volta in forma ufficiale allo scandalo Vatileaks 2. Lo fa con un’intervista dell’arcivescovo Angelo Becciu, sostituto per gli Affari generali, rilasciata a Stefano Lorenzetto e pubblicata dal settimanale Panorama nel numero in edicola giovedì 14 gennaio.

«Trovo sommamente ingiusto che i nostri dipendenti, orgogliosi di svolgere un servizio per il Papa e per la Chiesa, da qualche tempo siano arrivati al punto di doversi vergognare a dire in giro che lavorano qua dentro», lamenta il numero due della gerarchia vaticana, riferendosi ai libri “Via crucis” di Gianluigi Nuzzi e “Avarizia” di Emiliano Fittipaldi.

«Non è in discussione il diritto dei giornalisti a pubblicare le notizie di cui vengono in possesso. I dubbi riguardano il modo in cui si sono procurati queste notizie. Vi è un processo in corso che lo accerterà. Comunque mi chiedo: perché le fonti dei due libri che il signor Nuzzi ha scritto sull’argomento sono sempre finite in carcere? Non mi pare una benemerenza», osserva Becciu, riferendosi anche al precedente libro “Sua Santità”, che nel 2012 portò all’arresto di Paolo Gabriele, cameriere di Papa Ratzinger.

A proposito dell’Obolo di San Pietro, che secondo i due autori verrebbe destinato solo in minima parte ai poveri (2 euro su 10) e usato invece per ripianare i buchi della curia romana, Becciu cita un suo recente colloquio con Benedetto XVI: «Mi ricordava come, da bambino, il 29 giugno, festività dei santi Pietro e Paolo, versasse l’offerta per l’Obolo convinto che il Papa l’avrebbe usata come meglio riteneva. Tale è anche la certezza dei fedeli di tutto il mondo quando fanno la donazione al Santo Padre». Segue un’annotazione polemica: «Vogliamo portare la quota destinata alla carità da 2 a 6 euro? Su 4 mila dipendenti, ne dovremmo subito licenziare 400. Preferiamo non caricare il governo italiano di questo ulteriore peso e attenerci alla raccomandazione di Papa Francesco: “Riformate, ma che nessuno resti senza lavoro”».

Il sostituto della Segreteria di Stato contesta anche le cifre relative ai 41 mila titolari di tessere che farebbero acquisti nella Città del Vaticano senza pagare l’Iva e spiega perché i cardinali della curia che vivono in dimore principesche non potrebbero traslocare, come proposto da Nuzzi, a Casa Santa Marta: «L’idea mi pare populistica ai limiti del ridicolo. Trasferire i cardinali significa forzare la volontà di persone già anziane. E poi: dove sistemare i sacerdoti, minutanti della Segreteria di Stato, che oggi vivono a Santa Marta? Dovremmo costruire un altro palazzo in cui ospitarli. Sulla base di un pregiudizio ideologico, ci si chiede cioè di lasciare sfitti gli appartamenti e di sprecare ingenti risorse in nuova edilizia. E questo sarebbe amore per i poveri?». È infatti impossibile, secondo Becciu, dare in affitto ad altri le attuali residenze dei cardinali di curia: «Quegli appartamenti si trovano nelle sedi dei dicasteri, che in quanto tali godono del privilegio dell’extraterritorialità. Vi possono abitare solo cittadini o dipendenti vaticani».

A proposito di monsignor Lucio Ángel Vallejo Balda e Francesca Immacolata Chaouqui, il segretario e la componente della Cosea che sono sotto processo con Nuzzi e Fittipaldi in Vaticano, il sostituto afferma di non sapere chi abbia fatto i loro nomi al Papa, escludendo quindi implicitamente che a segnalarli sia stata la Segreteria di Stato: «Con il Pontefice eletto da poco, vi era una forte spinta a innovare anche le procedure di chiamata. Il tradimento dei due è stato uno schiaffo al Santo Padre. Avevano giurato sul Vangelo di non rivelare a nessuno quanto visto, sentito e letto nello svolgimento del loro compito». Lapidario il giudizio di Becciu sulle ultime dichiarazioni di Chaouqui: «Non commento le sciocchezze».

Circa l’inchiesta della Procura di Marsala, che ha inquisito il vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero, accusandolo d’aver spostato migliaia di euro della curia sul proprio conto corrente, il sostituto osserva: «Spero, per la sua onorabilità, che quanto il presule afferma in propria difesa sia vero».
E aggiunge: «Non mi è piaciuto che su Rai 3 abbia parlato, a proposito di “Via crucis” e “Avarizia”, di volontà moralizzatrice, di trasparenza, di legalità».

Infine, raccontando dell’incontro, propiziato dallo stesso Becciu, fra Papa Francesco e il telecronista Paolo Brosio, convertitosi a Medjugorje, il sostituto preannuncia che «si sta valutando l’opportunità che la Santa Sede dia indicazioni pastorali sul culto mariano in quella località».

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