Cronaca

Bossetti minacciò il suicidio per i tradimenti della moglie

Piangeva al cantiere, lamentava l'infedeltà di Marita, si racconta negli atti. Per gli inquirenti il rapporto con la moglie ha un peso nei motivi per cui avrebbe ucciso Yara

Massimo-Bossetti

Il presunto assassino di Yara Gambirasio, Massimo Giuseppe Bossetti mentre viene portato nella caserma del comando provinciale dei Carabinieri, a Bergamo il 16 giugno 2014 – Credits: CARABINIERI

Massimo Bossetti aveva minacciato il suicidio. In uno dei periodi di crisi con la moglie Marita Comi era scoppiato a piangere in cantiere e parlava di buttarsi giù dal ponte di Sedrina. Gli altri muratori all’inizio pensavano fosse una delle sue solite favole, ma dopo un po’, terrorizzati, avevano chiamato l’impresario che era arrivato di corsa per scongiurare il peggio.

C’è molto del rapporto tra marito e moglie negli atti ufficiali a chiusura dell’indagine sull’omicidio di Yara Gambirasio, per la stessa ragione per la quale non viene risparmiata la vita privata di mamma Ester e l’adolescenza incupita di Massimo. Per gli inquirenti, il rapporto tra Bossetti e Marita, caratterizzato da “periodi di particolare criticità”, rientra a pieno titolo nel “contesto predisponente” alla commissione del reato, cioè un tentativo di spiegazione del perché possa avere commesso un delitto a sfondo sessuale su una ragazza di tredici anni. 

 

 

 

 

 


Gli investigatori lo mettono nero su bianco e specificano che nel periodo in cui Bossetti avrebbe ucciso Yara, la coppia viveva un momento di estrema criticità. Lo testimonia il silenzio insolito tra i telefoni di marito e moglie, con una totale assenza di conversazione tra i due nel periodo tra il 21 e 28 novembre 2010, proprio a cavallo della scomparsa di Yara, quando normalmente i contatti avevano cadenza quotidiana.

Un buco che non può non essere notato. Come non può non essere evidenziato l’atteggiamento di Bossetti nei periodi di crisi con Marita. In uno di questi racconta al lavoro che tutte le sere deve andare via un’ora prima per passare dai Carabinieri di Ponte San Pietro a firmare perché ha picchiato la moglie. Certo, lo chiamano il Favola perché racconta fesserie con facilità estrema. Ma in quei giorni del 2008 lo trovano in lacrime dentro un container, racconta i sospetti sull’infedeltà di Marita e dice di averla beccata. Diversi testimoni, che rientrano nella sua sfera privata e non lavorativa, confermano la crisi tra marito e moglie, tanto che lui per un periodo era tornato a vivere nella casa dei genitori.

Scrivono gli inquirenti che l’attività di “reperire tracce di situazioni legate al rapporto di coppia” è importante perché può “spiegare il movente latamente sessuale del delitto”. Ecco perché non vengono risparmiati i tradimenti di Marita Comi, che sono parte integrante degli atti, con nomi e cognomi degli amanti, luoghi degli incontri, date precise, ricevute dei motel, e perfino la descrizione del tipo di attività sessuale.

 

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