Cronaca

11 settembre, cosa abbiamo imparato nella lotta al terrorismo

In questi 14 anni sono state adottate delle nuove misure che hanno rivoluzionato il modo di agire della nostra intelligence

“La velocità della minaccia non è mai uguale alla velocità della risposta dei singoli Paesi alla minaccia stessa. È impossibile riuscire a contrastarla in modo adeguato e con la stessa rapidità, nel momento nel quale si presenta”. Gianluca Ansalone, esperto di strategie internazionali ed intelligence, è convinto che a distanza di 14 anni dal più importante e devastante attacco terroristico, si debba ancora lavorare molto per cercare di “rispondere” in modo adeguato agli attacchi terroristici e all’evoluzione che il fenomeno continua ad avere a livello globale.

“Dopo l’11 settembre - spiega a Panorama.it – non solo gli Stati Uniti ma tutto il mondo ha vissuto un lungo periodo di adattamento sbagliando la politica di contrasto al terrorismo come, ad esempio, la volontà di esportare la democrazia in alcuni Paesi arabi. Una mossa, questa che si è rivelata indubbiamente sbagliata”.

E adesso, dopo ben 14 anni, siamo pronti a contrastare gli attacchi terroristici? Esiste una adeguata politica di prevenzione?
Sempre tenendo conto che la risposta ad una minaccia è sempre più lenta della velocità con la quale viene effettuata, i singoli Governi per poter contrastare il terrorismo devono puntare su due aspetti fondamentali: la prevenzione e la collaborazione tra forze di polizia e intelligence. La prevenzione con un’analisi strutturata del territorio è senza alcun dubbio l’unico vero modo per evitare e scongiurare un attacco terroristico. Poi, c’è la collaborazione tra intelligence dei vari Paesi: solo attraverso un fattivo e sostanziale scambio di dati e informazioni è possibile intervenire e sgominare movimenti terroristici e potenziali lupi solitari.

E questo basta?
È importante anche un terzo fattore: il rapporto libertà-sicurezza. Molti Paesi hanno ridotto le libertà dei cittadini in nome della sicurezza nazionale. Così hanno fatto gli Usa e in parte anche la Gran Bretagna. In Italia si sta ancora dibattendo se si deve o meno ridurre la libertà dei cittadini, ovvero andare ad intaccare alcuni aspetti della privacy in nome di una sicurezza nazionale. Solo i controlli, post 11 settembre 2001, negli scali aeroportuali di tutto il Mondo che creano file interminabili e durante i quali i passeggeri sono costretti a spogliarsi e ad aprire i propri bagagli, riuscite ad immaginare che costi abbiano? Oltre 200 miliardi di dollari ogni anno. E questo in nome della sicurezza. Credo che questa cifra, effettivamente enorme se considerata in termini assoluti, possa essere “sacrificabile” in nome della sicurezza dei cittadini.

Nel 2015 sono stati espulsi dall'Italia 45 estremisti islamici, mentre gli arrestati per la minaccia jihadista sono stati 64. 81 foreign fighter, invece, quelli andati in Siria e che hanno avuto in qualche modo a che fare con il nostro Paese. Degli 81 combattenti quelli con nazionalità italiana sono 5 (tra di essi anche il genovese Giuliano Del Nevo, morto nel 2013) e cinque con la doppia nazionalità. Ma secondo lei l’Italia, dal 2001 ad aggi ha attuato una corretta politica di prevenzione?
Negli ultimi tempi in nostro Paese ha fatto dei notevoli passi in avanti nella lotta al terrorismo. Sono stati approvati decreti importanti che permettono un maggiore controllo da parte delle forze di polizia e dell’intelligence e che rendono più severe le pene nei confronti dei foreing fighters. Non solo. Fondamentale è la nuova normativa sulle intercettazioni e la possibilità per la nostra intelligence di fare colloqui in carcere.

Intanto, questa mattina, il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha commemorato su Twitter l'anniversario dell'attentato alle Torri gemelle di New York City. "Ti vogliamo bene, NYC, città e casa di chi non si arrende mai. #11settembre". Il messaggio, ripetuto anche in inglese con l'hashtag #NeverForget911, è accompagnato dalla foto dell'arcobaleno comparso ieri sera sopra il World Trade Center di Manhattan.

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