Nella notte è arrivato un via libera che il settore attendeva, ma non così presto. Con un’autorizzazione della Commissione Europea giunta in anticipo rispetto alle tempistiche previste, semaglutide 25 mg in formulazione orale della casa farmaceutica danese Novo Nordisk diventa il primo agonista del recettore GLP-1 in pillola approvato in Europa per la gestione del peso. Un passaggio destinato a segnare uno spartiacque nella terapia dell’obesità e del sovrappeso, perché per la prima volta una delle classi di farmaci che ha rivoluzionato il trattamento di questa malattia cronica esce dall’ambito delle iniezioni e arriva sotto forma di compressa da assumere una volta al giorno. L’autorizzazione riguarda gli adulti con obesità (indice di massa corporea pari o superiore a 30 kg/m²) e quelli con sovrappeso (BMI di almeno 27 kg/m²) in presenza di almeno una patologia correlata al peso. Il via libera segue il parere favorevole espresso nelle scorse settimane dal Comitato per i medicinali per uso umano (CHMP) dell’Agenzia europea del farmaco (EMA) e conferma quanto emerso dal programma clinico OASIS, che aveva già attirato l’attenzione della comunità scientifica internazionale. La decisione europea arriva inoltre mentre il dibattito sull’obesità continua a crescere in tutta Europa, dove questa patologia viene ormai riconosciuta sempre più come una malattia cronica che richiede percorsi terapeutici strutturati e di lungo periodo, come raccomandano anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità e le principali società scientifiche internazionali. Dopo il via libera della Commissione Europea si apre ora il percorso nazionale che porterà alla definizione del prezzo e delle modalità di accesso da parte di AIFA, passaggio indispensabile prima della commercializzazione in Italia: tutto però lascia presumere che la pillola possa essere disponibile già in autunno.
Semaglutide orale: la prima pillola GLP-1 dimostra un’efficacia vicina alle terapie iniettabili
L’aspetto che rende questa autorizzazione particolarmente significativa non è soltanto il formato in compressa, ma anche i risultati ottenuti negli studi clinici. Nel trial OASIS 4, infatti, i pazienti trattati con semaglutide orale insieme a dieta ipocalorica e attività fisica hanno ottenuto una perdita media di peso del 17%, contro il 2,7% osservato nel gruppo placebo. Ancora più rilevante il dato relativo ai cosiddetti “early responder”: circa un paziente su tre ha risposto precocemente al trattamento arrivando, al termine delle 64 settimane di studio, a una perdita media del 22% del peso corporeo. Si tratta, sulla base delle evidenze cliniche oggi disponibili, della formulazione orale con la maggiore efficacia dimostrata nella perdita di peso. Un risultato che avvicina, almeno indirettamente, le performance della compressa a quelle delle formulazioni iniettabili di semaglutide che negli ultimi anni hanno cambiato il paradigma terapeutico dell’obesità. L’autorizzazione europea comprende inoltre i dati dello studio SELECT, che aveva già modificato la percezione clinica di questi farmaci mostrando come semaglutide sia in grado di ridurre del 20% il rischio di eventi cardiovascolari maggiori nei pazienti con sovrappeso o obesità e malattia cardiovascolare.
«Questo trattamento risponde a un bisogno concreto: molte persone sono fortemente motivate ad affrontare la gestione del loro peso, ma finora erano rimaste in attesa di una terapia adatta alle proprie esigenze e al proprio stile di vita», osserva Paolo Sbraccia, professore di Medicina Interna all’Università di Roma Tor Vergata e direttore del Centro per l’Obesità del Policlinico Tor Vergata. Secondo il clinico, la disponibilità della formulazione orale consentirà di trattare l’obesità con un’efficacia paragonabile a quella osservata con le formulazioni iniettabili, contribuendo anche a ridurre il rischio delle complicanze associate all’eccesso di peso. Sbraccia sottolinea inoltre che, secondo le analisi comparative indirette presentate all’ultimo Congresso europeo sull’obesità di Istanbul, semaglutide orale mostra risultati superiori rispetto agli altri trattamenti orali in sviluppo, sia in termini di efficacia sia per la minore probabilità di interrompere la terapia a causa degli effetti indesiderati.
Anche Annamaria Colao, ordinaria di Endocrinologia all’Università Federico II di Napoli, evidenzia come la nuova formulazione possa integrarsi più facilmente nella quotidianità dei pazienti. «Ha dimostrato un profilo di utilizzo gestibile anche in presenza di farmaci molto diffusi, come statine e contraccettivi orali, e ha mostrato benefici anche nella riduzione del cosiddetto food noise, quel continuo pensiero rivolto al cibo che incide profondamente sulla qualità della vita di molte persone.»
Perché la pillola potrebbe cambiare davvero la cura dell’obesità
L’arrivo della prima pillola GLP-1 potrebbe modificare profondamente anche l’organizzazione delle cure. Se negli ultimi anni le formulazioni iniettabili hanno dimostrato di poter cambiare la storia naturale della malattia, la disponibilità di una compressa potrebbe convincere molte persone a iniziare o proseguire un percorso terapeutico.
È questa la convinzione di Luca Busetto, professore associato di Medicina Interna dell’Università di Padova e tra i maggiori esperti europei di obesità. «L’introduzione delle terapie orali rappresenta un’evoluzione naturale della cura dell’obesità. Renderà più semplice l’accesso ai trattamenti, e confidiamo venga accompagnata da un rafforzamento dei percorsi assistenziali del Servizio sanitario nazionale, affinché l’obesità venga gestita stabilmente come tutte le altre malattie croniche. Restano aperti i temi della rimborsabilità e dei costi, ma è verosimile che le formulazioni orali possano contribuire, nel tempo, a rendere più sostenibile l’accesso alle cure.»
Secondo Busetto, la nuova formulazione potrà inoltre rappresentare un’opzione per molti pazienti già trattati con le iniezioni. «È ragionevole aspettarsi che una parte delle persone oggi in terapia desideri passare alla formulazione orale, semplicemente perché preferisce evitare le punture. Non disponiamo ancora di studi clinici randomizzati dedicati allo switching tra terapia iniettiva e orale, ma la molecola è la stessa. Naturalmente la compressa dovrà essere assunta seguendo scrupolosamente le modalità previste: al mattino, a digiuno e con un intervallo prima della colazione, condizioni necessarie per garantire un corretto assorbimento della molecola.» L’approvazione europea arriva in un momento in cui l’obesità rappresenta una delle principali sfide di salute pubblica. Secondo l’OMS, il numero di adulti con obesità continua ad aumentare in tutto il continente europeo, mentre in Italia quasi un adulto su due presenta un eccesso ponderale. La disponibilità di una terapia orale non sostituisce dieta, attività fisica e presa in carico multidisciplinare, ma amplia gli strumenti a disposizione dei medici.
«Siamo felici dei risultati ottenuti da questa innovazione», conclude Jens Pii Olesen, general manager di Novo Nordisk Italia. «Questa approvazione rappresenta un passo importante per rispondere ai bisogni ancora insoddisfatti delle persone con sovrappeso e obesità e costituisce una risposta concreta a una delle principali sfide di salute pubblica del nostro tempo.» L’approvazione arrivata nella notte, con un’accelerazione inattesa rispetto alle previsioni, non rappresenta quindi soltanto un nuovo via libera regolatorio. Segna l’ingresso della prima terapia orale GLP-1 per la perdita di peso nella pratica clinica europea e apre una fase nuova nella gestione dell’obesità. Se gli agonisti del GLP-1 hanno cambiato la storia della terapia con le iniezioni, la disponibilità di una compressa potrebbe ora contribuire a cambiare anche il modo in cui milioni di persone si avvicinano alle cure, abbattendo una delle barriere più comuni: la paura o il rifiuto dell’ago.
L’obesità è una delle grandi emergenze sanitarie del nostro tempo
L’arrivo della prima semaglutide in pillola si inserisce in un contesto epidemiologico sempre più preoccupante. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), in Europa quasi sei adulti su dieci convivono con sovrappeso o obesità, una condizione che contribuisce allo sviluppo di oltre duecento patologie, dal diabete di tipo 2 alle malattie cardiovascolari, fino ad alcuni tumori. Anche in Italia il fenomeno continua a crescere: i dati del sistema di sorveglianza dell’Istituto Superiore di Sanità mostrano che circa il 43% degli adulti è in eccesso ponderale, di cui circa il 33% è in sovrappeso e il 10% presenta obesità. Numeri che aumentano con l’età e risultano più elevati nelle fasce socialmente ed economicamente più svantaggiate. Un peso che non grava soltanto sulla salute delle persone, ma anche sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, rendendo sempre più urgente ampliare le opzioni terapeutiche disponibili e costruire percorsi di cura strutturati e continuativi.
