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Smartphone & Tablet

iPhone, iPad, Watch e Mac useranno solo materiali riciclati

Apple s'impegna a produrre in futuro dispositivi che non estraggano nuove risorse naturali, ma riutilizzino quelle già impiegate

Il tempismo, conoscendo l’eccesso di prudenza di Apple, l’estrema segretezza per qualsiasi mossa coniugata al futuro, è senz’altro inusuale: «Stiamo facendo qualcosa che raramente facciamo. Annunciamo un obiettivo prima ancora di avere completamente individuato come centrarlo» conferma infatti Lisa Jackson, vicepresidente dell’azienda di Cupertino e responsabile delle politiche ambientali.

L’obiettivo, molto ambizioso, è smettere di prelevare risorse dal pianeta. Detto in altri termini, di utilizzare soltanto ingredienti, componenti frutto di riciclo, per realizzare i propri prodotti. L’esito è che iPhone, iPad, i computer da scrivania e portatili, così come qualsiasi altro oggetto uscito dalle fabbriche della mela morsicata, dalle cuffie agli smartwatch, ricorrerà a materiali riciclati. Al 100 per cento.

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Lisa Jackson (al centro), vicepresidente di Apple

Non c’è ancora una data, anche perché occorre prima individuare il metodo, ma il traguardo è stato fissato. Dilatarlo troppo a lungo, dimenticarlo, lasciarlo per strada, sarebbe un danno d’immagine, di credibilità, che nemmeno un colosso come Apple può permettersi. Soprattutto in un terreno così delicato per l’opinione pubblica. «Siamo un po’ nervosi» conferma Jackson in un’intervista rilasciata all’edizione americana di Vice «ma pensiamo anche sia molto importante perché riteniamo sia la direzione verso la quale la tecnologia debba andare».

Con questo annuncio, il gigante californiano si pone in una posizione di vantaggio rispetto alla concorrenza e incassa l’applauso di Greenpeace, che riprende la notizia sul suo sito ufficiale e riconosce come la mela sia «molto più avanti rispetto ad altri nel settore». «Una leadership» entra nello specifico l’organizzazione ambientalista «che i principali brand dell’It come Samsung, Huawei e Microsoft dovrebbero velocemente pareggiare se non vogliono correre il rischio di essere lanciati ancora più indietro».

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– Credits: Apple

«Stiamo facendo qualcosa che raramente facciamo. Annunciamo un obiettivo prima ancora di avere completamente individuato come centrarlo»

A esultare è quella stessa Greenpeace che non è clemente con i potenti dell’elettronica, anzi. A fine febbraio, durante il Mobile World Congress di Barcellona, aveva interrotto di fronte ai nostri occhi la conferenza stampa di Samsung sollecitando proprio un impegno sul fronte del riciclo della multinazionale di Seul.

In attesa di raggiungere l’en plein green nei gadget da tasca, polso, zaino e salotto, Apple viaggia su percentuali molto alte nel processo produttivo: «Nel 2016» si legge nell’ultimo rapporto di sostenibilità ambientale pubblicato da Cupertino «il 96 percento dell’elettricità utilizzata per le nostre sedi a livello mondiale derivava da fonti di energia rinnovabile, riducendo le nostre emissioni di CO2e di quasi 585.000 tonnellate. Siamo già al 100 percento rinnovabili in 24 nazioni, così come lo sono i data center di Apple».

Una partnership con il WWF protegge e ripopola una foresta di quasi 130 ettari in Cina, una linea di robot recupera materiale dai vecchi prodotti per utilizzarli nei nuovi. Da ogni 100 mila dispositivi iPhone 6, per esempio, si ricavano 1.900 chili di alluminio, 800 di rame, più argento, stagno, oro, cobalto. Il robot virtuoso ha anche un nome, si chiama Liam. Come l’ex frontman degli Oasis. Di sicuro non canta «Don’t go away», ma come motto potrebbe verosimilmente adottare «Don’t waste». Non sprecare.

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