La musica francese, nell’immaginario collettivo, è ancora associata ad artisti leggendari come il novantatreenne Charles Aznavour, che stasera canterà a Roma, e all’indimenticabile voce di Edith Piaf, di cui lo scorso dicembre ricorrevano i cento anni dalla nascita.

In realtà la Francia è stata la nazione che ha dato il maggior contributo, negli ultimi vent’anni, alla rinascita e allo sdoganamento della musica elettronica anche al di fuori delle piste da ballo, flirtando spesso con il pop. Nella seconda metà degli anni Novanta si è affermato il cosiddetto “french touch”, un nuovo movimento musicale che ha per protagonisti Daft Punk, Air, Cassius, Saint Germain e i Phoenix.

Quest'ultimi hanno suonato ieri sera per la prima volta a Roma, città a cui sono legati da uno dei loro maggiori successi, Rome, nell'ambito del Postepay Sound Rock in Roma.

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La band di Versailles è la prova vivente che il termine pop non è una parolaccia, qualora venga esplorato con gusto, sensibilità e qualità, senza cercare a tutti i costi la hit che sbaragli le classifiche, anche se spesso ci sono riusciti, come nella strepitosa If I ever feel better, uno dei migliori brani pop-funky degli ultimi 25 anni, il biglietto da visita con il quale si sono presentati al music biz nel 2.000.

Negli eccellenti It’s never been like that del 2006 e Wolfgang Amadeus Phoenix del 2009, il gruppo francese ha messo a fuoco uno stile personale e riconoscibile fin dal primo ascolto.

Un pop in bilico tra mainstream e indie, sorretto da solide chitarre, da un basso persistente e da un moderato uso dell’elettronica, che ha nella voce rilassata ed espressiva del frontman Thomas Mars, marito della regista Sofia Coppola da cui ha due figli, la sua cifra più caratteristica.

Così come i modelli delle auto tedesche di lusso cambiano in modo quasi impercettibile per rimanere al passo con i tempi, anche gli album del gruppo di Versailles non spiazzano mai l’ascoltatore, ma lo conducono dolcemente in nuovi territori, con una ricerca ossessiva sul suono, senza quasi che lui se ne accorga.

Non fa eccezione l'ultimo album Ti amo, un caloroso e soprendente omaggio all'Italia, da cui provengono i genitori trentini dei fratelli Laurent e Christian Mazzalai e che è stata teatro del matrimonio hollywoodiano in Basilicata tra Thomas Mars e Sofia Coppola, anche lei di chiare origini italiane.

In un curioso mix tra italiano e inglese, i Phoenix citano Franco Battiato, Lucio Battisti, il Festival di Sanremo, la Dolce Vita, Via Veneto, la luce e le fontane di Roma, omaggiando nelle sonorità e nei ritmi in quattro quarti l'italo disco che spopolava alla fine degli anni Settanta in brani come Ti amo, Tutti frutti, Fior di latte,Via Veneto e Telefono, i cui titoli sono tutto un programma.

Per questo il concerto di Roma, unica tappa italiana del Ti Amo Tour, aveva un sapore speciale e l'attesa non è stata affatto delusa con un live breve, appena un'ora e un quarto, ma straordinariamente intenso. D'altra parte i Phoenix, nel loro sei album, raramente hanno superato i 40 minuti di durata, una scelta che privilegia l'impatto emotivo e la velocità a scapito dei ghirigori strumentali e dei brani-riempitivo, i cosiddetti filler, che infarcisono inutilmente tanti dischi di oggi.

La scaletta privilegia il nuovo album Ti amo, con la title track scelta per dar via alle danze poco prima delle 22, e soprattutto Wolfgang Amadeus Phoenix del 2009, il loro album di maggior successo commerciale, da cui eseguono ben sei brani, oltre a una porzione strumentale di Love like a sunset.

Il palco è essenziale, ma le luci sono perfettamente funzionali alla loro musica, sottolineando bene le accelerazioni nei cori, con il fumo a dare una maggiore atmosfera nei brani più suggestivi. Le chitarre di Laurent e Christian Mazzalai creano un muro del suono nel quale si inseriscono il basso e le tastiere di Deck D'Arcy, ben supportato dalle tastiere di Robin Coudert e dalle percussioni quasi tribali di Thomas Hedlund.

Lasso, Entertainment e Lisztomania, cantate a pieni polmoni dal pubblico dell'Ippodromo delle Capanelle, sono pura adrenalina, mentre sono più suadenti le atmosfere di J-Boy, primo singolo estratto da Ti amo, l'accoppiata Trying to Be Cool / Drakkar Noir da Bankrupt! e Role Model, di nuovo da Ti amo, con le sue tastiere ieratiche e il suo chorus denso ed emozionante.

Di grande impatto sonoro il brano strumentale Sunskrupt!, che coniuga le sonorità acide di Bankrupt! al funky d'atmosfera di Love like a sunset.

“Vedo molte persone che cantano….sentitevi liberi di cantare i ritornelli quanto volete” , dichiara il frontman Thomas Mars. Le inconfondibili note di organo elettrico introducono la monumentale If I ever feel better, oggettivamente un capolavoro che farebbe la fortuna di decine di band coeve per il suo sottile equilibrio tra il groove irresitibile di basso e chitarra e il testo crepuscolare, che si trasforma nella seconda parte nel psichedelia funk di Funky squaredance, sempre tratta dall'album di debutto United del 2.000.

Eccellenti le esecuzioni di Armistice, durante la quale Thomas Mars scende dal palco per cantare in mezzo agli spettatori, e soprattutto di Rome, eseguita dai Phoenix per la prima volta nella capitale, dove il coro del pubblico si fa assordante e centinaia di telefonini catturano la scena.

Dopo tanta energia, un momento di piacevole rilassatezza caratterizza Countdown, eseguita solo voce e chitarra, una brano di grande pathos che esalta l'eccellente intonazione e la capacità di giocare con i chiaroscuri del frontman.

L'irresistibile Fior di latte (provate ad ascoltarla a un volume adeguato senza che vi spunti un sorriso sulle labbra), accompagnata dall'onda umana del pubblico di Capannelle, e la hit 1901, fusione perfetta tra rock ed elettronica, chiudono nel migliore dei modi il concerto, ma c'è ancora il tempo di una sorta di bis, in cui Ti amo diventa la strumentale Ti amo di più, dove gli occhi sono tutti rivolti a Mars che, a mo' di cantante punk, si butta in mezzo al pubblico in un lungo stage diving, con centinaia di mani che lo trascinano da una parte all'altra della platea in un momento di grande esaltazione collettiva.

Il concerto finisce dopo circa un'ora e un quarto: poco, dal punto di vista temporale, ma più che sufficiente, considerando le emozioni contrapposte che ci hanno fatto vivere i Phoenix, una delle migliori live band viste quest'anno, che si confermano maestri assoluti nella sottile arte di esprimere la gioia di essere tristi.

La scaletta del concerto dei Phoenix a Rock in Roma, 22 luglio 2017

Ti Amo

Lasso

Entertainment

Lisztomania

J-Boy

Trying to Be Cool / Drakkar Noir

Role Model

Girlfriend

Sunskrupt!

If I Ever Feel Better / Funky Squaredance

Armistice

Rome

Countdown
(Thomas & Christian only)

Fior di Latte

1901

Ti Amo Di Piu

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