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Michael Jackson: rigettate le accuse di molestie di Wade Robson

Il giudice californiano Mitchell Beckloff ha respinto le tardive accuse del coreografo, che già lo aveva difeso nel processo del 2005

Continua a non esserci pace per Michael Jackson, a quasi sei anni dalla sua tragica scomparsa, il 25 giugno del 2009, ucciso da un’overdose di farmaci somministrati dal medico personale Conrad Murray, poi riconosciuto colpevole di omicidio colposo.

Il giudice della Corte Superiore di Los Angeles Mitchell Beckloff ha respinto le accuse di presunte molestie subite da bambino da parte del coreografo Wade Robson, evidentemente in cerca di soldi e di pubblicità.

Robson, che ha lavorato con Britney Spears  ed è apparso nelle serie So You Think You Can Dance su Fox, ha spiegato la sua tardiva accusa, per fatti apparentemente avvenuti molti anni prima, affermando che non si è reso conto dei danni provocati da Jackson fino a che non ha avuto due esaurimenti nervosi.

Oltre all'insussistenza del fatto, il motivo alla base del rigetto delle accuse da parte del giudice è che Robson abbia atteso troppi anni per sporgere denuncia contro Jackson, addirittura il maggio del 2013, quasi 4 anni dopo la morte del Re del Pop, quando l’uomo si è rivolto direttamente alla Michael Jackson’s Estate che cura oggi i suoi affari.

A rendere poco credibili le tardive accuse è il fatto che Robson sia stato chiamato a testimoniare nel 2005 nel famigerato processo Arvizo, negando allora con decisione che Jackson lo avesse mai infastidito.

Per la cronaca, Gavin Arvizo, che allora era un ragazzo di tredici anni che Jackson aveva aiutato a guarire dal cancro, accusò l’artista di abusi sessuali in seguito all’eco mediatico creato dallo speciale Living with Michael Jackson del giornalista britannico Martin Bashir, andato in onda il 3 febbraio del 2003 su Granada Television.

Un perfetto esempio di cattivo giornalismo, nel quale, con un sapiente taglia e cuci di immagini e di spezzoni di interviste,  fu messo in cattiva luce l’ex bambino prodigio dei Jackson Five.

Il processo iniziò il 31 gennaio 2005 e terminò il 13 giugno dello stesso anno, quando la giuria emise un verdetto unanime di "non colpevolezza" per tutti i quattordici capi d'accusa.

Il cantante, pur sollevato da quelle terribili accuse, ne uscì distrutto dal punto di vista psicologico, fisico e artistico, aggravando la sua dipendenza da antidolorifici e anestetici come il Propofol, la sostanza che, incautamente somministrata dal suo medico curante Conrad Murray, l’ha ucciso nel 2009.

Tutti sanno che appartiene a Jackson l’album più venduto della storia, il capolavoro Thriller, con oltre cento milioni di copie, un numero che continua a crescere di anno in anno.

Un record meno conosciuto, ma ancora più importante, è quello certificato dal Guinnes dei primati di maggior filantropo nella storia dello show business, con quasi quattrocento milioni di dollari donati in opere di beneficenza e di filantropia, in particolare ospedali e orfanotrofi.

Questi sono fatti concreti, che confermano la grandezza umana di Jackson, oltre che quella artistica, universalmente riconosciuta.

Il resto sono solo chiacchiere e cattiverie, che il tempo porta via.

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