E’ morto oggi a 70 anni, per circostanze ancora ignote, Allan Holdsworth, uno dei più importanti chitarristi jazz-rock inglesi.La notizia è confermata dalla figlia Louise, che ha scritto su Facebook: "E' con grande dolore che vi informiamo della morte del nostro amato padre. Vorremmo avere tempo e privacy per piangere la perdita del nostro padre, nonno, amico e genio musicale. Vi informeremo sulle modalità di un memoriale pubblico, dove sarete tutti i benvenuti. Siamo ancora sotto shock per questa morte improvvisa e non riusciamo neanche a esprimere la schiacciante tristezza che stiamo provando.Ci manca terribilmente. Louise, Sam, Emily & Rory".

La chitarra del musicista inglese, grazie all’uso di tecniche innovative, era caratterizzata da un suono così pieno e ricco di colori da non far rimpiangere quello di un’orchestra. Secondo Frank Zappa, Eddie Van Halen e Steve Vai, non proprio gli ultimi arrivati, Holdsworth era il miglior chitarrista in circolazione.

Allan Holdsworth è considerato universalmente uno dei padri putativi della fusion, quello stile musicale che coniuga gli stilemi del jazz con la strumentazione elettrica tipica del rock.Il musicista è stato un pioniere nell’uso della chitarra sintetizzata, che nel corso degli anni ha continuato ad allargare i suoi confini musicali e a sperimentare nuove soluzioni tecniche, copiate poi da molti chitarristi.

Nato nel 1946 a Bradford, una piccola cittadina tessile inglese, Holdsworth ha iniziato a suonare fin da piccolo il violino, per poi passare alla chitarra a diciassette anni, un po’ tardi se paragonati agli esordi di alcuni tra i suoi più illustri colleghi. Il musicista recupera in fretta il tempo perduto e negli anni Settanta collabora con alcuni tra i gruppi più rappresentativi del rock progressive inglese, come i Gong e i Soft Machine, e con strumentisti del calibro di Tony Williams e Jean Luc Ponty.

Collaborazioni illustri, che tuttavia non permettono ad Holdsworth di esprimere pienamente se stesso e così, nel 1976, si dedica alla carriera solista, inaugurata con l’album Velvet Darkness.

Tra i suoi dischi più ispirati ricordiamo Metal Fatigue del 1985, Not too soon del 1996, The sixteen men of train del 1999 e Against the clock del 2005.

La natura virtuosistica dei progetti solisti di Holdsworth non ha impedito al chitarrista di suonare in formazioni all-star nei più importanti festival jazz o per un pubblico rock in spazi più grandi. La rivista Musician ha inserito Holdsworth al vertice dei «100 più grandi chitarristi di tutti i tempi». Entrato a far parte della Hall of Fame della rivista Guitar Player, Holdsworth ha vinto cinque volte la classifica stilata dai loro lettori.

Fino agli ultimi giorni della sua vita Holdsworth, non pago dei lusinghieri risultati raggiunti,  ha continuato nella sua testarda ricerca del suono perfetto.

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