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Lavoro

Disoccupazione in Europa: i paesi migliori e i peggiori

Nella Ue sono 25,184 milioni i senza lavoro. I paesi che hanno registrato miglioramenti sono quelli usciti dai programmi di sostegno della Troika. Ultimi in classifica: Italia, Grecia e Spagna

Una protesta a Marsiglia in Francia dei lavoratori del settore culturale (artisti, tecnici, part-time) contro i tagli del governo ai sussidi di disoccupazione – Credits: BORIS HORVAT/AFP/Getty Images

Nella sola eurozona ci sono 18,552 milioni di disoccupati. Se si conta invece l’Unione europea, la cifra sale a quota 25,184 milioni. Questa è la fotografia della situazione occupazionale in Europa che oggi ha scattato Eurostat, che ha registrato un tasso di disoccupazione dell’11,6% per l’area euro. Nel complesso, si tratta di un miglioramento rispetto al maggio di un anno fa, quando il tasso era a quota 12 per cento. Merito del miglioramento in quasi tutti i Paesi della zona euro, a esclusione di Belgio, Finlandia, Olanda e Italia. Roma si conferma infatti la nazione con la peggiore perfomance negli ultimi dodici mesi. Peggio dell’Italia, solo Grecia e Spagna.

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Ad aver registrato un miglioramento rispetto a un anno fa sono i Paesi usciti dai programmi di sostegno della troika composta da Fondo Monetario Internazionale (FMI), Banca Centrale Europea (BCE) e Commissione Ue. In Irlanda, per esempio, si è passati da un tasso del 13,9% fatto segnare nel maggio 2013 all’attuale 12 per cento mentre in Spagna, dove il calo annuale è stato di 1,1 punti percentuali, il numero dei disoccupati è ormai stabilmente sotto quota 6 milioni.

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Stessa dinamica per il Portogallo, che ha registrato un calo assai marcato, passando dal 16,9% del maggio 2013 al 14,3% di quello dell’anno in corso. Significativa è la posizione della Grecia, in cui il tasso è sotto quota 27%, quella toccata nel maggio 2013. Resta precaria la situazione, specie per i giovani (57,7% l’ultimo tasso rilevato). La disoccupazione è data però in costante calo anche nei prossimi anni.

Nel cuore dell’eurozona i tassi di disoccupazione restano bassi. Austria e Germania guidano la classifica dei migliori, con un tasso del 4,7% e del 5,1% rispettivamente. Le prospettive degli analisti delle banche d’investimento vedono un ulteriore abbassamento nei prossimi 18 mesi, ma anche in questo caso il consensus vede l’esigenza di nuovi stimoli, per foraggiare la creazione di posti di lavoro. Non bisogna però abbassare la guardia, come ha detto il presidente della BCE Mario Draghi durante l’ultima conferenza stampa a margine del Consiglio direttivo dell’Eurotower. Anche i Paesi più solidi e con una maggiore domanda interna devono aumentare la nascita di posti di lavoro, ha detto Draghi.

Nella classifica dei peggiori al primo posto troviamo l’Italia. E non è una novità. Lo aveva detto il FMI a più riprese. Secondo le previsioni economiche pubblicate un anno fa dall’istituzione guidata da Christine Lagarde, il tasso di disoccupazione sarebbe cresciuto ancora, sia nel 2014 sia nel 2015. Così è stato. Del resto, anche nelle ultime raccomandazioni della Commissioni Ue si sottolineava che l’Italia avrebbe vissuto un prolungato periodo di difficoltà sul mercato occupazionale. In leggero aumento anche la disoccupazione in Finlandia e Olanda, dove il tasso è cresciuto di quattro decimali nell’arco di un anno, e in Belgio, che ha registrato un aumento dello 0,1 per cento. Una crescita contenuta, ha rimarcato Eurostat, che non deve essere sottovalutata in prospettiva futura.

Nonostante i numeri mostrino un netto miglioramento rispetto al 2013, la situazione resta fragile. Secondo un’analisi di Morgan Stanley, il tasso di disoccupazione per l’eurozona non scenderà sotto quota 10% prima del 2016. Senza una riscossa del mercato occupazionale, ricorda la banca statunitense, non potrà esserci una risalita dei consumi interni. E senza domanda interna, per l’area euro sarà ancora più complicato riportare il Pil quantomeno vicino ai livelli pre crisi. In assenza di misure di stimolo e di riforme strutturali nel singoli mercati del lavoro, la debole, fragile e disomogenea ripresa che si è affacciata sulla zona euro, conclude Morgan Stanley, resterà tale per i prossimi tre anni.

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