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Starbucks: l’incredibile storia dell’uomo che l'ha portata al successo

Dall’infanzia poverissima alla nascita di un fenomeno globale, Howard Schultz non ha dimenticato il suo passato

Howard Schultz

Howard Schultz, chairman e ceo Starbucks – Credits: Stephen Brashear/Getty Images

Dici Starbucks e pensi ad Howard Schultz. E’ stato un figlio della classe operaia americana, infatti, a portare al successo planetario una sconosciuta torrefazione di Seattle e a trasformare radicalmente il rapporto delle persone con il caffè. Lo ricorda Business Insider che ripercorre le tappe della sua storia.

Cresciuto nelle case popolari di Brooklyn, Schultz ha vissuto sulla propria pelle l’esperienza della povertà nell’infanzia. Un infortunio, infatti, ha immobilizzato il padre, autista di camion senza assicurazione sanitaria, privando la famiglia del reddito per qualche tempo. Entrato alla Northern Michigan University grazie a una borsa di studio conquistata per meriti sportivi, Schultz decide in un secondo momento di non giocare a football per mantenersi all’università, ma di sottoscrivere un prestito d'onore e, per vivere, fa diversi lavori fra cui quello di barista, ma non sono mancate le occasioni in cui ha venduto il proprio sangue per far quadrare i conti.

Dopo la laurea, a 22 anni, trascorre un anno in un hotel sulle montagne del Michigan in attesa dell’ispirazione su cosa fare del suo futuro e alla fine un posto di lavoro in Xerox, dove diventerà un esperto di vendite, lo riporta a New York. Tre anni più tardi, accetta di lavorare per Hammarplast, una società di prodotti per la casa di proprietà di un’azienda svedese di cui diventerà vice presidente e general manager alla guida del team di venditori. E’ stato lavorando per Hammarplast che Schultz è entrato in contatto con Starbucks: la piccola torrefazione di Seattle, infatti, ha catturato la sua attenzione con un ordine di grosse dimensioni per caffettiere all’americana. Colpito dalla  determinazione dei fondatori a investire in un prodotto di nicchia, Schultz parte per incontrarli. Un anno più tardi, diventa il loro direttore marketing e retail.

Il momento della verità

La svolta, in realtà, arriva dopo un viaggio di lavoro a Milano, dove Schultz ha potuto notare il rapporto personale fra i baristi della città e i propri clienti. Folgorato dall’idea di replicare qualcosa di simile, Schultz prova a convincere i fondatori di Starbucks a trasformare la torrefazione in un caffetteria di ispirazione italiana, ma i proprietari declinano. E’ così che decide di perseguire l’idea in proprio con l’insegna “Il Giornale”, ma ha bisogno di 1,6 milioni di dollari per far decollare la formula. L’anno successivo, dunque, l'aspirante imprenditore è impegnato a raccogliere fondi: “Ho parlato con 242 persone e 217 mi hanno detto di no. E’ veramente sconfortante sentirsi dire così tante volte che la propria idea è qualcosa in cui non vale la pena di investire”. Nell’agosto del 1987, dopo due anni di attività, Il Giornale acquisisce le caffetterie Starbucks per 3,8 milioni di dollari e Schultz ne diventa ceo. Cinque anni più tardi, con una catena di 165 caffetterie, Starbucks sbarca a Wall Street e chiude l’anno con un giro d’affari da 93 milioni di dollari. In pochi anni, anche il resto del mondo viene catturato dalla medesima passione: entro il 2000, Starbucks conta oltre 3.500 locali e un giro d’affari da 2,2 miliardi di dollari. Attualmente, le caffetterie sono oltre 22mila distribuite in 65 Paesi e il fatturato si attesta su 16 miliardi di dollari.

Schultz, che oggi è uno fra gli uomini più ricchi degli Stati Uniti, non ha dimenticato le sue radici. Per questa ragione, ha annunciato che entro il 2018 assumerà diecimila veterani e i loro partner. Lo scorso anno, inoltre, ha varato un programma per pagare il college ai  dipendenti e, memore dell’incidente di cui è stato vittima il padre, offre a tutti i lavoratori, compresi quelli part time, una copertura sanitaria completa e stock option.

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