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Il decreto per le Banche Venete, spiegato bene

Così Veneto Banca e Popolare di Vicenza verranno salvate dal governo e vendute a Intesa Sanpaolo

Il decreto per il salvataggio delle banche venete ha ottenuto la fiducia chiesta dal Governo alla Camera con 318 si, 178 no e un astenuto. Dunque il testo, molto elaborato, che serve a salvare la Popolare di Vicenza e Veneto Banca, due istituti in crisi che presto finiranno nell’orbita del gruppo Intesa Sanpaolo, tornerà al Senato per il voto definitivo. Ecco, di seguito, la spiegazione dei principali passaggi e delle conseguenze che porano con sè.


La liquidazione coatta amministrativa

Il primo passo per avviare il salvataggio consiste nel mettere entrambe le banche venete in liquidazione coatta amministrativa. Si tratta di una procedura regolata dalla legge che  prevede la revoca della licenza bancaria e l’invio di una serie di commissari liquidatori che in sostanza hanno il compito di portare a termine un fallimento pilotato. Veneto Banca e la Popolare di Vicenza verranno spezzettate e vendute in vari tronconi.


La Bad Bank

Innanzitutto verrà creata una Bad Bank, una società veicolo che erediterà i crediti deteriorati di entrambe le Banche Venete. Finiranno dunque in questa nuova entità circa 10 miliardi di prestiti sofferenti e altri 8-10 miliardi di crediti non ancora deteriorati ma ad alto rischio. Nella Bad Bank dovrebbero confluire anche altre attività delle Banche Venete come la partecipazione del 40% detenuta nella società di gestione Arca o le quote di controllo di altre realtà come Bim (Banca Intermobiliare).


L’acquisizione di Intesa Sanpaolo

Le attività sane delle Banche Venete  finiranno invece a Intesa Sanpaolo che le comprerà al prezzo simbolico di 1 euro. Il gruppo guidato da Carlo Messina rileverà anche 4 miliardi di euro di crediti in bonis, cioè non ancora sofferenti. Tuttavia, Intesa Sanpaolo avrà la possibilità di liberarsene e retrocederli alla Bad Bank  nel caso in cui rilevasse entro il 2020 che si tratta di sofferenze.


Gli esuberi del personale

La ristrutturazione delle banche venete non sarà indolore neppure dal punto di vista operativo. È prevista infatti la chiusura di 600 filiali e il taglio di 3.900 posti di lavoro con esodi incentivati (cioè senza licenziamenti, almeno si spera).


Risarcimenti ai risparmiatori

Non ci saranno perdite per i risparmiatori che hanno aperto il conto corrente nelle Banche Venete né per quelli che detengono le obbligazioni ordinarie. Per coloro che hanno le obbligazioni subordinate ci sarà subito un rimborso pari all’80% del capitale ma Intesa Sanpaolo si è impegnata a coprire anche il restante 20%.

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I costi per lo Stato  

Nel complesso l’operazione di salvataggio delle Banche Venete costerà subito allo Stato ben 5,2 miliardi di euro. I soldi serviranno per sostenere nell'operazione Intesa Sanpaolo che si è resa disponibile a gestire il salvataggio purché gran parte dell’onere non ricada sui suoi bilanci. Oltre all’esborso iniziale, il governo metterà garanzie su una cifra fino a 17 miliardi di euro di crediti deteriorati dei due istituti (ma si tratta esclusivamente di garanzie ed è probabile che non sia necessario stanziare questa cifra). Le risorse verranno attinte a un apposito fondo da 20 miliardi di euro già creato ad hoc dal governo per salvare le banche in difficoltà tra cui il Monte dei Paschi di Siena.

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